Caffè e tè bollente aumentano rischio tumore all’esofago/ Ecco perché

- Matteo Fantozzi

Caffè e tè bollente aumentano rischio tumore all’esofago, questo arriva da uno studio che è solo una nuova conferma a qualcosa di già analizzato diverso tempo fa.

caffe 2019 pixabay
Caffè e tè bollente aumentano rischio tumore all'esofago

Caffè e tè bollente aumentano rischio tumore all’esofago, questo arriva da uno studio che è solo una nuova conferma a qualcosa di già analizzato diverso tempo fa. Questo è l’ottavo tipo di cancro più comune in tutto il mondo e uno dei più mortali. Il paese più colpito è il Giappone dove non è una coincidenza si fa largo uso del saké che viene appunto consumato bollente. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista specializzata International Journal of Cancer secondo quanto racconto dalla Teheran University of Medical Science. L’università iraniana ha portato avanti per quasi un decennio la ricerca, mettendo sotto analisi le abitudini alimentari di oltre 50mila adulti fra i 40 e i 75 anni. Va specificato che in Iran la tradizione parla di consumare spesso tè oltre i 60° che quindi pare contribuire a questo tipo di problema obbligando gli specialisti a uno studio approfondito.

Caffè e tè bollente aumentano rischio tumore all’esofago: ecco perché

Il caffè e il tè bollente farebbero aumentare il rischio di tumore all’esofago. Lo studio iraniano è stato condotto dal Dottor Farhad Islaimi che ha identificato circa 317 nuovi casi con un periodo pericoloso di follow-up dal 2004 al 2017. Questi ha scoperto, insieme alla sua equipe di ricerca, che il rischio di tumore aumenta di 2.4 volte negli individui soliti a consumare bevande oltre i 75° come tè, caffè ma anche cioccolata. Il dottor Islaimi ha specificato, come riportato dal Corriere della Sera nella sua versione online, che: “I nostri risultati rafforzano quanto scoperto sul legame tra bevande calde e cancro all’esofago. Per quanto ne sappiamo questo è l’unico studio prospettico su larga scala nel mondo in cui la temperatura del tè viene misurata dagli stessi specialisti. Questo significa che sarebbe opportuno estrapolare i risultati e adattarli a ogni tipo di bevande, consigliandone il consumo solo dopo che queste si sono raffreddate sotto i 60°”.



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