“Salute, trappola per rubarci l’anima”/ Il filosofo Agamben “uomo ridotto a macchina”

- Niccolò Magnani

Il filosofo Giorgio Agamben lancia l’allarme sul Covid-19: “l’emergenza sanitaria e la salute sono una trappola per rubarci l’anima e lo spirito. Così l’uomo è ridotto ad una macchina”

Mascherine
Mascherine tricolore (LaPresse)

Nel suo ultimo libro “Quando la casa brucia”, il filosofo Giorgio Agamben torna a parlare dell’emergenza Covid-19, gettando un allarme a suo modo “simile” a quanto già qualche giorno fa lo psichiatra Claudio Risè dettava come rischio di questi tempi: «la salute è una trappola per rubarci l’anima», sostiene Agamben nelle pagine oggi riportate in ampi stralci da “La Verità”, mentre Risé metteva in guarda sull’utopia di una vita senza rischi che però fende folli, «così il Covid ci abbatterà». La disamina è simile nel punto di partenza, ovvero di un periodo che rischia di avere strascichi sulle persone molto più forti e duraturi del già tremendo impatto sanitario di più di 50mila morti: «Una cultura che si sente alla fine, senza più vita, cerca di governare come può la sua rovina attraverso uno stato di eccezione». Secondo Agamben, nello stato di emergenza sanitaria in cui viviamo da quasi un anno «non siamo più uomini, o comunque non lo siamo del tutto. Siamo ridotti a macchine, ci viene detto che dobbiamo preservare l’esistenza biologica, cosi quel che costi», eppure proprio per questo Agamben denuncia «È come se il potere cercasse di afferrare a ogni costo la nuda vita che ha prodotto e, tuttavia, per quanto si sforzi di appropriarsene e controllarla con ogni possibile dispositivo, non più soltanto poliziesco, ma anche medico e tecnologico, essa non potrà che sfuggirgli, perché è per definizione inafferrabile».

LA MACCHINA E DIO: LA DENUNCIA DI AGAMBEN

In questo modo, è proprio il voler “governare” la nuova vita dei cittadini ridotti alla loro pura esistenza biologica che rende sempre meno “umano” questo tempo: per il filosofo assai critico con i provvedimenti sanitari di questi mesi, pur riconoscendo ovviamente il dramma della pandemia, si raggiunge «l’’evaporazione dell’umanità». Per Agamben l’uomo si ritrova così umanamente solo e anche chi potrebbe e dovrebbe essere guida in questo momento, la Chiesa, viene vista come troppo “debole” di fronte al potere schiacciante dell’emergenza sanitaria: «La Chiesa era in realtà solidale non della salvezza, ma della storia della salvezza e poiché cercava la salvezza attraverso la storia, non poteva che finire nella salute. E quando il momento è venuto, non ha esitato a sacrificare alla salute la salvezza». Ma attenzione, per Agamben il Covid-19 non è elemento a se stante, ma solo un punto finale di una lunga parabola iniziata anni fa: «L’ossessione per la sicurezza, per la conservazione del corpo, la fede cieca nella tecnica che ci porta a credere di poter misurare anche ciò che non è misurabile… Tutto questo ci sta appunto conducendo al più spaventoso dei naufragi, alla più inaudita delle perdite». Per il filosofo, citando lo scrittore giapponese Mishima, «Avete tanto cara la vita da sacrificarle l’esistenza dello spirito?»: è proprio lo spirito che viene tenuto in disparte secondo Agamben, «Che l’anima e il corpo siano indissolubilmente congiunti – questo è spirituale. Lo spirito non è un terzo fra l’anima e il corpo: è soltanto la loro inerme, meravigliosa coincidenza. La vita biologica è un’astrazione ed è questa astrazione che si pretende di governare e curare».

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