Saman, fidanzato parte civile al processo/ Genitori della 18enne assenti alla sbarra

- Giovanna Tedde

Il processo per l'omicidio di Saman Abbas si aprirà il 10 febbraio e vedrà il fidanzato parte civile. Cinque imputati, ma solo tre alla sbarra: il Pakistan protegge i genitori della vittima?

Saman Abbas (Foto: Ore 14) Saman Abbas (Foto: Ore 14)

Mancano pochi giorni all’avvio del processo per l’omicidio della 18enne Saman Abbas, uccisa a Novellara (Reggio Emilia) nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio 2021. Il fidanzato della ragazza, Saqib Ayub, si costituirà parte civile ma non sarà presente in aula, come annunciato dal suo legale, Claudio Falleti, e riportato dall’Ansa: “Andrò solo io – ha precisato l’avvocato –, lui non vuole trovarsi davanti quei mostri“. La prima udienza a carico degli imputati per il delitto di Saman Abbas vedrà alla sbarra soltanto tre dei parenti finiti sotto accusa. Si tratta dello zio della 18enne, Danish Hasnain, e di due cugini, Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq. Alla sbarra mancheranno i genitori della vittima, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, sulla cui posizione incombe l’ombra di una protezione del Pakistan che potrebbe permettergli di scampare alla giustizia italiana.

Il padre di Saman, Shabbar, è ancora in carcere, in patria, ma il continuo rinvio dell’udienza sulla richiesta di estradizione avanzata dall’Italia alimenta il sospetto che non arrivi mai a processo (potrebbe essere addirittura scarcerato su istanza del suo difensore). Ad attenderlo invano, a Reggio Emilia, il banco degli imputati in cui si registrerà anche l’assenza della moglie, Nazia, madre della 18enne che risulta tuttora latitante. La situazione di quest’ultima sarebbe ancora più opaca: nessuno si starebbe occupando di cercarla, nonostante in Italia sia ritenuta coinvolta nell’atroce fine della figlia. Secondo la Procura, Saman sarebbe stata assassinata nel contesto di un piano premeditato in famiglia, una condanna a morte decisa a tavolino da genitori, zio e cugini per “punirla” della sua resistenza a un matrimonio combinato. Saman amava Saqib e non si sarebbe mai piegata all’orizzonte di una unione forzata con un marito scelto dai parenti. Per questo “affronto” alla volontà familiare sarebbe stata ammazzata e infine seppellita sotto le macerie di un casolare diroccato a poche centinaia di metri dal teatro della sua scomparsa.

Il fidanzato di Saman parte civile nel processo per l’omicidio

Il processo per l’omicidio di Saman si aprirà il 10 febbraio, e soltanto tre dei cinque imputati, come detto, saranno alla sbarra per rispondere delle gravissime accuse formulate dalla Procura di Reggio Emilia a carico dei parenti della vittima. Grandi assenti proprio i genitori di Saman, Shabbar e Nazia, sul cui percorso giudiziario insistono incognite sempre più grandi. Saqib, fidanzato della 18enne pakistana uccisa a Novellara nel 2021, si apprende dall’Ansa, si costituirà parte civile e il suo avvocato ha commentato la scelta a pochi giorni dalla prima udienza.

Se mai otterremo dei soldi – ha precisato il legale del giovane a Il Resto del Carlinoli utilizzeremo per aprire una ‘Fondazione Saman’ che possa tutelare le vittime dei matrimoni forzati”. Il fidanzato di Saman Abbas non sarà però in aula perché, ha aggiunto l’avvocato Falleti, “non vuole trovarsi davanti quei mostri“. La reiterata diluizione dei tempi che separano Shabbar Abbas dalla decisione del giudice di Islamabad sulla sua eventuale estradizione è una “beffa oltre al danno, situazione davanti alla quale occorrono maggiori sforzi diplomatici da parte dell’Italia, aveva sottolineato l’avvocato Nicodemo Gentile a Giallo, e sulla stessa linea si innesta il commento del legale del fidanzato di Saman: “I dieci rinvii d’udienza per la decisione sull’estradizione sono scandalosi. Ho letto parole inaccettabili da parte della difesa di Shabbar che mette in discussione la nostra magistratura“. Nelle sue parole anche un appello all’attuale ministro degli Esteri, Antonio Tajani:Nel 2021 disse che la vicenda non può lasciare indifferenti. Ora che è al Governo, agisca e convochi l’ambasciatore pakistano“.





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