SAN TOMMASO D’AQUINO/ Da Paolo VI a Francesco, un maestro sempre vivo

- Angelo Campodonico

L'attualità di Tommaso d'Aquino nelle parole di Papa Francesco, pronunciate al recente Congresso tomistico internazionale

papa francesco udienza 1 lapresse1280 640x300 Papa Francesco (LaPresse)

Nei giorni 19-23 settembre scorsi si è svolto a Roma presso la bella e centrale sede dell’Angelicum l’undicesimo Congresso tomistico internazionale promosso dalla Pontificia accademia di San Tommaso, dall’Istituto Tomistico Angelicum, dalla Fondazione McDonald Agape, dall’Università di Notre Dame e dal Centro Jacques Maritain. Il titolo del Congresso, che era stato più volte rimandato a causa della pandemia, è stato: “Vetera novis augere. Le risorse della tradizione tomista nel contesto attuale”. Ad esso hanno partecipato centinaia di studiosi da tutto il mondo. Rilevante, soprattutto, rispetto al passato la consistente presenza del mondo anglosassone e statunitense in particolare. Il Congresso ha toccato tutti i temi significativi del pensiero del Dottore Angelico, dalle fonti al suo pensiero teologico, metafisico e morale. Le registrazioni delle relazioni principali in varie lingue si possono ritrovare facilmente nel sito web del Thomistic Institute.

Momento culminante del Congresso è stata l’udienza dei partecipanti con il Santo Padre. Nel suo discorso in presenza papa Francesco ha sottolineato con forza, insieme alla centralità del pensiero di Tommaso nella vita della Chiesa, che “prima di parlare di San Tommaso, prima di parlare del tomismo, prima di insegnare, bisogna contemplare: contemplare il maestro, capire oltre il pensiero intellettuale cosa ha vissuto il maestro e cosa ha voluto dirci il maestro”. Quando io riduco un maestro “alla figura di un pensatore, rovino il pensiero; gli tolgo la forza, gli tolgo la vita. E San Tommaso è stato una luce per il pensiero della Chiesa, e noi lo dobbiamo difendere da tutti i ‘riduzionismi intellettualistici’ che imprigionano la grandezza del suo pensiero magisteriale”. E nel testo scritto egli precisa:

“Come sappiamo, il modo in cui San Tommaso ha saputo coordinare le due luci delle fede e della ragione rimane esemplare. San Paolo VI scriveva: ‘Il punto centrale e quasi il nocciolo della soluzione che San Tommaso diede al problema del nuovo confronto tra la ragione e la fede con la genialità del suo intuito profetico, è stato quello della conciliazione tra la secolarità del mondo e la radicalità del Vangelo, sfuggendo così alla innaturale tendenza negatrice del mondo e dei suoi valori, senza peraltro venir meno alle supreme e inflessibili esigenze dell’ordine soprannaturale’ […] Il cristiano, dunque, non teme di avviare un dialogo razionale sincero con la cultura del proprio tempo, convinto, secondo la formula dell’Ambrosiaster cara a Tommaso, che ‘ogni verità, da chiunque sia detta, viene dallo Spirito Santo’. Occorre promuovere, secondo l’espressione di Jacques Maritain, un ‘tomismo vivente’, capace di rinnovarsi per rispondere alle domande odierne. Così, il tomismo va avanti seguendo un doppio movimento vitale di ‘sistole e diastole’. Sistole, perché bisogna prima concentrarsi sullo studio dell’opera di San Tommaso nel suo contesto storico-culturale, per individuarne i principi strutturanti e coglierne l’originalità. Dopo, però, viene la diastole: rivolgersi nel dialogo al mondo odierno, per assimilare criticamente ciò che di vero e giusto c’è nella cultura del tempo”.

Si tratta di un compito difficile, affatto scontato, ma entusiasmante, fedele al tema del Congresso che risale all’espressione di papa Leone XIII che possiamo tradurre come “e migliorare le cose vecchie con le nuove”, ovvero non avere paura di perfezionare i contenuti sempre fecondi della tradizione, vagliando con attenzione le novità dell’oggi.

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