Sandro Tromboni, Giorno in Pretura/ Sparò e uccise fratello maggiore Luca: ergastolo

- Emanuela Longo

Il processo a carico di Sandro Tromboni, condannato per il delitto del fratello Luca, al centro della puntata di oggi di Un giorno in Pretura

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Luca e Sandro Tromboni, Un Giorno in Pretura

L’omicidio di Luca Tromboni ed il processo a carico del fratello Sandro al centro della nuova puntata di Un Giorno in Pretura, in onda nella terza serata di Rai3. Il nuovo appuntamento prende il titolo emblematico di “Le colpe di Abele” e ripercorre le tappe salienti del processo che ha portato il 17 settembre scorso alla sula ultima tappa, ovvero quella della sentenza definitiva a carico di Sandro Tromboni che per quell’omicidio choc avvenuto nell’azienda di famiglia a Rozzano, in provincia di Milano, è stato condannato all’ergastolo in Cassazione. Quello di Luca Tromboni fu secondo l’accusa un delitto premeditato. Il 20 marzo 2015 si sarebbe dovuto mettere per iscritto la decisione portata avanti dal responsabile della ditta di famiglia, Luca Tromboni, secondo la quale i dirigenti della medesima ditta, la Tromboni Srl, avrebbero dovuto decurtarsi lo stipendio da manager e passare gli oltre 3000 euro a 1500. Una decisione che tuttavia non era affatto condivisa dal fratello minore Sandro e che, stando a quanto emerso dalle indagini – come spiega MilanoToday – rappresentò anche il principale movente che lo hanno portato a programmare l’omicidio di Luca, scaturito il giorno precedente, ovvero il 19 marzo. L’uomo, 50 anni, fu ucciso quella sera drammatica a colpi di pistola ma il cadavere fu ritrovato in una pozza di sangue solo il giorno successivo all’interno del capannone della ditta, dalla madre Angelina, all’epoca 76enne. La donna fu anche l’ultima ad averlo visto in vita.

OMICIDIO LUCA TROMBONI: SOSPETTI SUL FRATELLO SANDRO

Il corpo senza vita di Luca Tromboni presentava due grosse ferite da arma da fuoco, una sulla testa ed una all’addome. Le indagini sin da subito stabilirono che la sola pista da approfondire non poteva non essere quella della relazione tra i due fratelli. Trascorsero dieci mesi prima dell’arresto dell’uomo, Sandro, 47 anni. A suo carico la gravissima accusa di omicidio premeditato. A suo carico le manette scattarono nel gennaio 2016 dopo vari indizi raccolti nel corso degli interrogatori. Dalle indagini emersero i numerosi alterchi tra i due fratelli legati alla gestione della ditta di famiglia ed ai cambiamenti introdotti con l’arrivo di Luca a capo della società. Proprio la decisione di decurtare lo stipendio era stata mal digerita da Sandro, letteralmente accecato dalla “gelosia” e questo lo avrebbe portato a maturare la decisione di mettere a punto l’uccisione del fratello, come confermato anche dalle tracce rinvenute dai carabinieri nel suo computer e che appuravano l’acquisto di un kit per la pulizia di una pistola calibro 7.65, la medesima arma usata per l’omicidio e mai rinvenuta. I Ris, inoltre, ritrovarono nelle maniche del suo giubbotto anche tracce di polvere da sparo, ulteriore prova a suo carico.

LA CONDANNA ALL’ERGASTOLO

La svolta nel caso di Luca Tromboni avvenne con la testimonianza dell’amante albanese dell’imprenditore, che fece mettere a verbale che il 22 marzo, ovvero due giorni dopo il delitto del cognato, Sandro le aveva fatto una confessione rivelandole che il fratello era stato ucciso con tre colpi di pistola, sebbene nessuno potesse saperlo con certezza dal momento che i risultati dell’autopsia non erano ancora stati resi noti. Prima di farle questa confidenza, l’uomo si era mostrato particolarmente nervoso e aveva tolto le batterie a tutti i cellulari, forse per nascondere ulteriormente la sua colpevolezza o perchè sospettava l’interesse degli inquirenti sul suo conto. Nel condannarlo all’ergastolo, i giudici della Cassazione hanno intravisto come movente dell’omicidio “Forti e insanabili contrasti insorti tra i due fratelli per la conduzione dell’azienda di famiglia, la Tromboni srl, i cui soci di maggioranza erano i genitori e di minoranza proprio i due fratelli”. In un primo momento era stata avanzata anche l’ipotesi della rapina finita male ma, come rammenta Il Giorno, la Cassazione non l’avrebbe mai tenuta in conto per via dell’assenza di segni di effrazione sul cancello d’ingresso e di colluttazione nel capannone.

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