Sara Pedri, mail al primario: “Le sono riconoscente”/ Giallo: accuse di mobbing, ma…

- Alessandro Nidi

Sara Pedri, giallo sul presunto mobbing subìto in ospedale a Trento dalla ginecologa scomparsa: spunta una mail di riconoscenza nei confronti del primario

sara pedri chi lha visto 640x300
Sara Pedri, Chi l'ha visto

Di Sara Pedri, ginecologa forlivese di 31 anni, non si hanno notizie dal 4 marzo scorso, malgrado le ricerche siano state condotte per mesi dopo il ritrovamento della sua auto, abbandonata sul ponte di Mostizzolo, in provincia di Trento, con la portiera aperta e lo smartphone sul sedile. Dopo le accuse di mobbing e di maltrattamenti indirizzate al primario Saverio Tateo, responsabile del reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale Santa Chiara, spunta ora una mail che la professionista aveva inviato al medico per annunciargli la sua decisione di ritornare, dopo quattro mesi di prova a Trento, al nosocomio di Cles.

Questo il contenuto del messaggio, pubblicato dal quotidiano “La Verità”: “Gentile direttore, comunico che dal giorno 1 marzo 2021 rientrerò in servizio presso l’U.O. Di Cles, presi accordi con il dottor Luzietti. Le sarò sempre profondamente riconoscente per le attenzioni e la cura con cui ha seguito i miei primi passi in campo lavorativo. Proseguirò con il massimo dell’impegno”. Per dovere di cronaca, sottolineiamo come questa missiva telematica dalla quale traspare gratitudine risale al 26 febbraio, dunque a pochi giorni prima della scomparsa della dottoressa.

SARA PEDRI, GIALLO: HA DAVVERO SUBÌTO MOBBING? I MESSAGGI ALLA SORELLA EMANUELA

Insomma, se si prendessero in esame esclusivamente queste parole, il presunto mobbing da parte del primario e della sua vice, Liliana Mereu, non esisterebbe. Eppure, a fare da contraltare a questa mail, ci sono i tanti messaggi WhatsApp inviati da Sara Pedri alla sorella Emanuela. Alcuni esempi? “Qui è un inferno”, “Mi trattano come se fossi una lavapavimenti”, “In sala operatoria sono stata schiaffeggiata sulle mani come alle elementari”.

Nel frattempo, Tateo e Mereu sono finiti nel mirino di una Commissione disciplinare interna e di quella costituita dagli ispettori mandati dal ministro Roberto Speranza e guidati da Maria Grazia Laganà (Pd). L’esito? Reparto eccellente, però Tateo “non sa relazionarsi con i colleghi”. Ne consegue il trasferimento ad altro incarico di primario e vice, i quali chiedono il reintegro immediato. Furibondo l’avvocato Salvatore Scuto, difensore del primario, che ha dichiarato a “La Verità”: “La Commissione disciplinare ha utilizzato il risultato della Commissione d’inchiesta interna dell’ospedale in maniera parziale, prendendo alcune dichiarazioni e rifiutando di portare a conoscenza di Tateo l’intero risultato. Di fatto, conosciamo 14 dichiarazioni su 104. Questa è una violazione del diritto di difesa che si sta perpetuando in tutto il procedimento disciplinare, viziandolo”. Intanto, la famiglia di Sara Pedri continua a vivere nel tormento e nell’angoscia, in attesa di una realtà che neppure le acque del torrente Noce hanno saputo finora restituire.



© RIPRODUZIONE RISERVATA