SCENARI/ Gas serra e satelliti spia: le “relazioni pericolose” tra Francia e Cina

- Roberto Favazzo

Sorveglianza (spionaggio) delle emissioni, quelle altrui. E un ventaglio di relazioni, quelle tra Francia e Cina, che si allarga a tutto campo

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Macron e Xi Jinping a Shangai (LaPresse)

La sorveglianza delle emissioni, come sappiamo, è diventata oramai un affare di Stato anche per i servizi di intelligence, in particolare per aiutarli a preparare negoziati internazionali come i Cop sulla base di una conoscenza del livello reale di emissioni di gas a effetto serra generate da altri paesi. Ad aprile Richard Moore, capo del Secret Intelligence Service britannico (alias MI6), ha parlato pubblicamente dell’importanza della sorveglianza del suo servizio sui principali paesi inquinanti al fine di garantire che rispettassero i loro impegni di riduzione delle emissioni di gas serra.

Un mese dopo, l’agenzia britannica per l’innovazione spaziale Satellite Applications Catapult ha fatto proposte per il rilevamento satellitare di gas serra e perdite di petrolio nelle industrie estrattive. Il 9 novembre, l’Agenzia spaziale del Regno Unito ha annunciato che stava investendo 7 milioni di sterline (8,3 milioni di euro) in una serie di progetti di sorveglianza satellitare sui cambiamenti climatici come parte del suo programma nazionale per l’innovazione spaziale.

Il contratto da 325 milioni di sterline (390 milioni di euro) per un progetto per la rilevazione dei gas serra è andato a Geospatial Insight. L’amministratore delegato di Geospatial Insight Dave Fox e il direttore operativo e direttore tecnico Paul Fearn hanno entrambi lavorato per la società Geoint Infoterra (che è diventata Astrium prima di entrare a far parte di Airbus Defence and Space), mentre il direttore operativo Fiona Cocks ha lavorato per The Geoinformation Group e Sterling Geo.

Fra le società più quotate vi è anche la società francese Kayrros, che ha ricevuto un premio di eccellenza del World Petroleum Council nella categoria delle piccole e medie imprese il mese scorso, ha vinto diversi importanti contratti nel 2021. Il 9 ottobre l’azienda, specializzata nella sorveglianza satellitare delle emissioni di gas serra, ha vinto un contratto da 187.500 dollari dal Dipartimento dell’energia americano (DoE) per la fornitura di dati sulle emissioni di metano. Il 19 giugno è stato incaricato del progetto di metodologia di misurazione del metano dell’International Energy Forum con sede a Riyadh. E, il 31 marzo, ha vinto un contratto da 2,4 milioni di euro dall’Agenzia spaziale europea per elaborare i dati del satellite Sentinel-5 Precursor di quest’ultima, che monitora i livelli di diversi gas nell’atmosfera, incluso il metano.

Fondata nel marzo 2016, i clienti di Kayrros includono agenzie statali che monitorano l’inquinamento, istituzioni internazionali come la Commissione europea e Ong. Kayrros non ha propri sensori, ma raccoglie ed elabora dati raccolti da satelliti, stazioni terrestri e aerei per fornire informazioni su rilasci sostanziali di metano.

La società è controllata principalmente da investitori dell’industria petrolifera. Includono: Primwest, il family office svizzero di Martine Primat, moglie del defunto Didier Primat, che era lui stesso nipote di Marcel Schlumberger; l’ex amministratore delegato e uomo d’affari della BP John Brown; la società belga di investimento energetico AtlasInvest e il suo fondatore, l’ex dirigente Petroplus Marcel van Poecke. Un altro azionista è la società di investimento franco-cinese di Cai Mingpo Cathay Innovation. Mingpo è stato per lungo tempo una figura chiave nella creazione di relazioni economiche più strette tra Francia e Cina. Nel 2019, Kayrros ha generato ricavi per un totale di 5,8 milioni di euro. A tale proposito vorremmo rivolgere la nostra attenzione su questo imprenditore cinese che ha svolto un ruolo determinante nelle relazioni sino-francesi nel campo finanziario e imprenditoriale.

A capo di Cathay Capitale, l’impresa di investimento sino-francese che ha fondato nel 2006, l’uomo d’affari cinese Cai Mingpo è diventato un uomo chiave nei rapporti sino-francesi. Il suo fondo di investimento è di tale rilevanza da essere sostenuto dalla banca pubblica cinese China Development Bank. Ma il caso del fondo di investimento cinese dimostra anche il ruolo assolutamente peculiare di Lione, che costituisce uno dei centri nevralgici dei legami economici tra la Francia e la Cina.

Cai ha già avuto un ruolo discreto come intermediario nel commercio sino-francese per diversi anni, ma è uscito dall’ombra in Francia solo 2006 collaborando con Edouard Moinet, uno dei principali uomini d’affari di Lione. In virtù del suo sostegno il fondo ha ottenuto il sostegno economico dal 2009 dal Fonds Stratégique d’Investissement (Fsi) francese.

Da allora, Cai ha reclutato molti alti funzionari francesi e fra questi Edouard Moinet. Noto imprenditore finanziere francese di Lione, ha creato un fondo di investimento Siparex a Lione nel quale vi sono per esempio pesi massimi come Michelin. Ma con Cai collabora anche il fratello di Edouard Moinet e cioè Paul-Henri Moinet. Giornalista e professore a Sciences Po di Parigi e fondatore del Paul-Henri Moinet Cathay Capitale Fondation France Chine Entreprendre. Nel 2014, con il finanziamento sia del Cathay Capitale che della Camera della regione del commercio e dell’industria di Parigi ha pubblicato Francia e Cina: Sotto lo stesso cielo, un libro che ha scritto con Wei Aoyu. Dottorato in filosofia, consulente del Comitato Olimpico Internazionale (Cio) durante i Giochi Olimpici di Pechino 2008, Aoyu ha vissuto in Francia dal 1995, gestisce una piccola società di consulenza e aiuta in particolare i dirigenti di società come Areva, Edf, Renault e Safran nelle loro operazioni in Cina. Un’altra figura importante del fondo di investimento cinese è Bruno Bézard; manager partner di Cathay Capitale, ex direttore generale del Tesoro francese. Ha avuto modo di conoscere Cai tra il 2010 e il 2012 quando ha servito come consigliere per gli affari economici presso l’ambasciata francese a Pechino.

L’arrivo di Bézard a Cathay fu oggetto di particolare attenzione perché era stato una delle figure chiave della Cassa depositi e prestiti gestita da Jean- Pierre Jouyet, che ha avuti stretti rapporti sia con Cathay che con la China Development Bank (Cdb).

Bézard ha lavorato con Jouyet da quasi 20 anni, ma soprattutto, i due uomini hanno lavorato insieme al pubblico Fonds Stratégique d’Investissement (Fsi). Jouyet, che è vicino al presidente francese Emmanuel Macron, è ora ambasciatore francese a Londra.

All’interno del fondo di investimento del Cathay, Bézard ha guidato l’Agence des Participations de l’Etat (Ape) 2007-2010 e ha svolto un delicato incarico e cioè quello di porre in essere sinergie con alcune importanti multinazionali francesi.

Presso il Cathay, con Bézard lavora anche l’ingegnere francese Denis Barrier, che nel 2015 insieme all’imprenditore cinese Cai ha cofondato il fondo di investimento Cathay Innovazione, una sussidiaria di Cathay Capitale. Quanto importante sia il ruolo rivestito anche per la Cina da Cai Mingpo e da Lione lo dimostra il viaggio nel 2014 fatto da Xi Jinping in cui Lione fu il primo scalo del suo viaggio.

L’altro uomo chiave del network del fondo di investimento cinese è il direttore di Safran in Cina, Philippe Bardol, che fu tra i primi funzionari francesi a collaborare con Cai Mingpo per creare alleanze sino-francesi. Nel 2004, quando era il capo dell’ufficio cinese della Agence Française de l’Investissement Internazionale (Affi, aggiunta al ministro delle Finanze), Bardol ha istituito una partnership tra la sua organizzazione e la società di Cai. Lo stesso anno, Bardol e Cai hanno viaggiato insieme alla fiera investimenti internazionali a Xiamen con l’obiettivo di incoraggiare le imprese industriali cinesi ad aprire filiali nella regione settentrionale francese della Sologne.

Un altro importante collaboratore del fondo di investimento cinese è Thierry Delaunoy de La Tour d’Artaise – noto come “TTA” – che fu tra i primi uomini d’affari di Lione a fare affidamento su Cai Mingpo per sviluppare il business in Cina.

Molto impegnato in affari sino-francese, TTA è stato anche attivo nella creazione dell’Institut Franco-Chinois. Diretto da TTA, questa organizzazione basata a Lione viene finanziata da 19 aziende, tra cui Seb, Huawei e Adamas, il primo studio legale sino-francese. Adamas è stata fondata nel 1969 da Robert Guillalumond, Yvan Razafindratandra, Denis Santy e Xiao-Lin Fu-Bourgne.

Nel contesto dei rapporti sino-francesi un altro uomo chiave è Xavier Fontanet, Ceo di Essilor, produttore di lenti correttive francesi. Essilor è stato un pioniere nel mercato cinese fin dal 1996 grazie all’uomo d’affari cinese Yi Lui. Yi era responsabile degli affari consolari all’ambasciata cinese quando è venuto a Parigi nel 1986. Decorato con l’ordine nazionale del merito e laureato alla Business School Hec, Yi è stato il segretario generale della Fondazione del Cathay Francia Chine Entrepreneurs. Con l’obiettivo di tutelare gli interessi francesi in Cina, ha stretto legami con la China Europe International Business School (Cebliss) e le scuole commerciali EM Lyon e Essec.

Quali valutazioni possiamo trarre da una massa così rilevante di informazioni? La sorveglianza satellitare delle emissioni serra è uno strumento oramai in mano ai servizi di sicurezza e costituisce una variante della guerra ibrida tra gli Stati; in secondo luogo gli investimenti privati nel settore dei satelliti di sorveglianza sono in mano ai soliti nomi ampiamente noti nel mondo della finanza e dell’imprenditoria internazionale, una ristretta oligarchia che domina in modo più o meno incontrastato anche altri settori (come per esempio quello petrolifero).

Ci sono tuttavia altre considerazioni da fare in relazione ai rapporti tra la Francia e la Cina, indipendentemente dalla realizzazione di satelliti per la sorveglianza ambientale: c’è in prima battuta da augurarsi che i servizi di sicurezza francesi abbiano sorvegliato queste relazioni evitando possibili azioni di spionaggio come quelle che avvengono regolarmente da parte della Cina a livello globale, per esempio in Australia o negli Stati Uniti. In secondo luogo questi rapporti tra la Cina e la Francia devono farci riflettere su una questione molto importante, e cioè su come i nostri paesi democratici non possano disdegnare di avere relazioni economiche – reciprocamente molto fruttuose – con sistemi politici considerati assai lontani dai valori della democrazia. Diciamo pure autoritari e/o totalitari. È bene tenerlo presente, prima di attribuire credibilità ai discorsi fatti dai primi ministri e dai grandi intellettuali sui sacri valori della democrazia. Pecunia non olet.

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