SCENARI/ Patto coi talebani in Afghanistan, l’ultimo imbroglio degli Usa

- Giuseppe Gagliano

A Doha Usa e Talebani sarebbero vicini a siglare un accordo di pace. Tutte le contraddizioni di una non-strategia basata su cinismo e malafede

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Forze speciali afghane (LaPresse)

Partiamo dai fatti di cronaca recente. A Doha, capitale del Qatar che sponsorizza il terrorismo internazionale, Usa e Talebani sarebbero vicini a siglare un accordo di pace. Questo accordo prevederebbe un progressivo ritiro delle forze armate americane – 5mila uomini su 14mila presenti in Afghanistan – ma soprattutto prevede che i Talebani, irriducibili nemici sul piano militare e politico religioso dell’Occidente e degli Stati Uniti in particolare, limitino e contengano le azioni terroristiche di al Qaeda e dello stato islamico. Infatti, come aveva dichiarato Mike Pompeo durante la visita a giugno a Kabul, l’obiettivo americano era quello di riuscire a trovare un accordo entro l’1 settembre 2019 cioè prima delle elezioni presidenziali afghane del 28 settembre, ma soprattutto prima di quelle statunitensi del novembre 2020, con le quali Trump cercherà di ottenere un secondo mandato.

Ebbene, proprio il fatto che questo accordo prevede un ritiro così rilevante dimostra come questo accordo sia realtà uno strumento per consolidare il consenso politico trumpiano e sia finalizzato a gettare le basi per il suo secondo mandato.

In realtà gli analisti più neutrali hanno più volte osservato come l’Afghanistan sia allo stato attuale sostanzialmente sotto il controllo di tre gruppi e cioè dei Talebani, di al Qaeda – presente da oltre vent’anni – e dello stato islamico, che ha fra l’altro rafforzato la sua presenza in alcune zone orientali dell’Afghanistan. Proprio per questo l’accordo di pace, basandosi su una situazione geopolitica altamente instabile, risulta molto fragile e precario.

A tale proposito è necessario ricordare come una delle ultime azioni terroristiche che si è verificata durante una festa di matrimonio a Kabul sia stata proprio rivendicata dallo stato islamico.

In secondo luogo, affidare proprio ai Talebani gran parte della gestione politica ed economica dell’Afganistan significa ignorare in mala fede l’ideologia fondamentalista dei Talebani e il loro conseguente rifiuto sia di rispettare le norme giuridiche più elementari – possono proprio i Talebani assicurare il rispetto dei diritti per esempio delle donne? – sia di rispettare la repubblica islamica attualmente vigente, sostituendola con un indefinito fino a questo momento regime politico. Non dobbiamo infatti dimenticare che uno dei paesi che ha maggiormente contribuito a supportare e sostenere i Talebani è stato l’Iran attraverso l’Unità speciale Forza Quds che appartiene alle Guardie della rivoluzione islamica iraniana.

Ma soprattutto significa non ricordare – naturalmente in mala fede – il fatto che l’operazione Enduring Freedom aveva come suo obiettivo proprio quello di smantellare il regime talebano.

In terzo luogo la guerra afghana, durata diciotto anni, ha raggiunto a livello di costi la ragguardevole cifra di 2mila miliardi di dollari secondo il report del Watston Institute della Brown University.

In quarto luogo, questo accordo – o forse sarebbe meglio chiamarla disfatta camuffata da accordo di pace – significa dimenticare il ruolo determinante che durante questa guerra ha svolto non solo l’Iran, ma anche il Pakistan e in particolare il suo servizio segreto, che ha addestrato e alimentato sul piano militare proprio il terrorismo islamico in Afghanistan. Non dimentichiamoci infatti che due dei più efficienti network terroristici islamici operanti in Afghanistan e cioè Lashkar-i-Toiba e Haqqani sono stati protetti e finanziati proprio dai servizi segreti pakistani.

A tale proposito è necessario sottolineare che il Pakistan ha obiettivi politici differenti rispetto a quelli americani e che il terrorismo alimentato come già detto dai servizi segreti pakistani ha costituito fino a questo momento uno strumento politico molto efficace per impantanare gli americani in Afghanistan (americani che avevano compiuto un’operazione analoga quando, dopo l’entrata dell’Armata rossa a Kabul il 27 dicembre 1979 che mise al potere Babtak Karmal, finanziarono i mujaheddin costringendo i sovietici ad abbandonare l’Afganistan nel febbraio del 1989).

In quinto luogo, la strategia che ha posto in essere Trump in Afghanistan è stata analoga a quella di Bush, soprattutto per i suoi risultati inefficaci a livello militare. A tale proposito sia la guerra preventiva nel suo complesso che la guerra contro-insurrezionale nello specifico posta in essere dagli Stati Uniti e in particolare modo dalla Cia ha fino a questo momento dimostrato la sua inefficacia operativa.

D’altronde i talebani ironicamente affermano che “gli americani hanno l’orologio ma noi abbiamo il tempo” alludendo da un punto di vista militare al fatto che le azioni terroristiche insieme all’uso della guerriglia – quando hanno un’ampio supporto sociale – sono in grado di logorare nel tempo qualsiasi avversario, come accadde con la guerra di Algeria.

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