SCENARI/ Se lo “Steve Jobs cinese” è una pedina nelle mani del comunista Xi Jinping

- Giuseppe Gagliano

Lo sviluppo tecnologico e digitale delle grandi aziende cinesi come Xiaomi ha un solo obbiettivo: sotto l’ala del Pcc fare della Cina la nazione economicamente più potente del mondo

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Xi Jinping (Lapresse)

In un recentissimo studio della Scuola di guerra economica di Parigi gli studiosi francesi analizzano in dettaglio sia gli aspetti tecnologici innovativi della celebre azienda cinese Xiaomi sia i suoi stretti legami con il Pcc e l’egemonia globale posta in essere dal Dragone attraverso le nuove Vie della Seta. A tal proposito è necessario sottolineare un aspetto per certi versi fondamentale: non bisogna mai dimenticare che il perseguimento dell’egemonia globale posta in essere dalla Cina diventa possibile anche grazie al controllo continuo e costante esercitato dal Partito comunista cinese nei confronti delle aziende private, controllo finalizzato a consolidare la propria proiezione di potenza a livello globale. Nel contempo il controllo delle aziende digitali consente al Pcc di esercitare un controllo totalitario anche nei confronti della stessa società civile

Le riforme avviate nel 1976 dal timoniere Deng Xiaoping hanno dato vita alla Cina moderna. Un paese ad obbedienza comunista che usa strategicamente il capitalismo per svilupparsi, dando vita a un’economia di mercato socialista. Una relativa liberalizzazione dell’economia che ha portato esperti europei e americani a credere in una futura democratizzazione della Cina. Questo scenario è stato ingegnosamente alimentato da un discorso sulla correttezza politica cinese sotto le presidenze di Jiang Zemin dal 1993 al 2002 e di Hu Jintao dal 2002 al 2012. L’arrivo di Xi Jinping nel 2012 come capo del Pcc ha segnato l’inizio della politica di affermazione cinese. L’illusione, mantenuta, di una futura democratizzazione dell’Impero di Mezzo si è conclusa con il cambiamento della Costituzione orchestrato da Xi Jinping nel 2018. “L’imperatore” Xi non nasconde più la volontà di potere della Repubblica popolare cinese di diventare la superpotenza del XXI secolo. Per raggiungere questo obiettivo, Xi Jinping, come i suoi predecessori, utilizza tutti gli strumenti a sua disposizione, soprattutto quelli che gli consentono di controllare i suoi campioni nazionali.

È in questo ordine di pensiero che dobbiamo contestualizzare il caso Xiaomi. Un rapporto del 2018 della Commissione di revisione economica e sulla sicurezza Usa-Cina intitolato “China’s Overseas United Front Work” è interessante per comprendere le dinamiche del controllo del Pcc sul settore privato cinese. Mette in evidenza il lavoro del fronte unito (Ufwd) e i vari organi di influenza del Pcc, come la Federazione cinese dell’industria e del commercio (Acfic) o la Conferenza consultiva politica del popolo cinese (Cppcc).

Union Front Work occupa una posizione importante nella struttura organizzativa del Pcc. Xi Jinping nel 2015 ha definito infatti l’Ufwd “un’arma magica” per il “grande ringiovanimento del popolo cinese”. Il dipartimento è guidato da Sun Chunlan, che è uno dei 25 membri dell’ufficio politico del Pcc e quindi è una delle 33 persone più importanti del partito. Union Front Work deriva il suo funzionamento dal principio leninista dell’unione con nemici minori per sconfiggere il principale avversario. Constava di quattro uffici subordinati e nove uffici specializzati, fino a quando Xi Jinping non prese la decisione di aggiungerne due nuovi: un ufficio per gestire la nuova classe media cinese e un altro per incoraggiare la lealtà e sopprimere il separatismo nella regione autonoma uigura dello Xinjiang.

La missione dell’Ufwd è mantenere forti legami tra la comunità imprenditoriale cinese e il Pcc. Il principio stesso della fondazione della Repubblica popolare cinese era quello di costruire una società che abolisse la proprietà privata, l’imprenditorialità e il profitto. Certo, il partito ha ampiamente compromesso questo principio, ma è facile comprendere la logica di controllo del settore privato che ne deriva. La missione dell’Ufwd è di supervisionare le varie organizzazioni che dovrebbero rappresentare gli “elementi borghesi” della società. Permette la creazione di organizzazioni corporative, ma in cambio di questa licenza le società devono sostenere le politiche del partito e accettare di essere supervisionate dall’Ufwd. Se il comportamento dell’amministratore della società è ritenuto corretto, ciò gli consente di avere più facile accesso ai rappresentanti del governo, o di ottenere incarichi di responsabilità all’interno delle 106 diverse strutture.

Il 24 ottobre 2018, il Ceo di Xiaomi, Lei Jun, è stato indicato da Ufwd e Afcic come uno dei “100 imprenditori privati più eccezionali degli ultimi 40 anni di riforma e apertura”. È vicepresidente esecutivo dell’Afcic dal 27 novembre 2017, un’organizzazione che riconosce ufficialmente di essere sotto il Pcc. Nel 2012 è stato anche membro della XII Conferenza consultiva politica del popolo cinese (Cppcc) del distretto di Haidian. Il Cppcc è un comitato consultivo che obbedisce agli ordini del Pcc. E infine, nel gennaio 2018, è stato eletto rappresentante-delegato-deputato del popolo per il XIII Congresso nazionale del popolo, tra i 55 rappresentanti della capitale cinese. Un posto che gli ha permesso nel maggio 2020 di dare suggerimenti all’Assemblea popolare per promuovere lo sviluppo di internet via satellite.

Per concludere, appare chiaro che il destino dell’azienda Xiaomi deve essere confrontato con la volontà politica del Partito comunista cinese. Lei Jun sembra soddisfare perfettamente i criteri del Pcc ed è uno degli uomini più ricchi del mondo, descritto a lungo come lo “Steve Jobs cinese”, a capo di una delle più grandi aziende digitali del mondo. Attraverso Lei Jun, Xiaomi si sta dimostrando un formidabile strumento di costruzione del potere per il Partito comunista cinese.

Per arricchire l’ecosistema Xiaomi, Lei Jun ha creato nel luglio 2010 Beijing Xiaomi Payment Technology Company limited, una rinomata sussidiaria, e nel 2019 Xiaomi Digital Technology. È gestito da due dei fondatori di Xiaomi, Hong Feng e Lin Bin. Un servizio che per il momento non sembra minacciato dalle autorità di regolamentazione locali, a differenza dei gruppi Alibaba e Tencent che hanno entrambi ricevuto una multa di 500mila yuan (70mila euro) . Multe ridicole, ma il loro scopo è stabilire il controllo del Pcc su tutti i campioni cinesi.

(1 – continua)

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