SCENARIO COVID/ In Israele spunta una variante “cinese” che elude i test

- Marco Pugliese

In Israele c’è una variante non riconosciuta dal tampone più “sicuro”. Un problema serio. Colpa di Pechino, che omette la genesi dell’epidemia

bertoletti
Tampone Covid (Web, 2020)

In Israele da vari giorni si segnalano parecchie notizie su studi riguardanti le varianti del Sars-Cov-2. In un articolo del 29 agosto viene anticipata una notizia che in Italia non è ancora giunta: si sta monitorando una variante particolare, non riconosciuta dal tampone più “sicuro”, ovvero il molecolare Pcr.

Un problema non di poco conto che vede ancora protagonista la Cina. Pechino infatti ha di fatto omesso (forse per sempre) le informazioni inerenti la genesi del Sars-Cov-2, un virus che muta velocemente e mai come ora rischia di farlo “bucando” lo scudo vaccinale.

Nostre fonti in Cina ci hanno descritto uno scenario di attesa con continui blocchi e screening di massa. Pechino vuole evitare focolai domestici e soprattutto teme una variante contagiosa (la Delta è stata contenuta), che manderebbe in lockdown non poche zone del paese, alla luce degli scarsi risultati dati dai vaccini cinesi.

In Cina, inoltre, ci sono non pochi casi di persone che presentano sintomi Covid, ma il cui test Pcr sui campioni oro-rinofaringei ha dato esito negativo. Solo una successiva analisi degli anticorpi dal sangue con un test sierologico ha svelato la positività. Questo caso specifico fu segnalato in Francia a marzo.

In Israele sono convinti che nel breve termine il virus continuerà a perfezionarsi, aumentando il valore R, diminuendo il tempo di incubazione e dando maggiore resistenza ai farmaci e ai vaccini, oltre al non secondario problema del tampone Pcr, inefficiente su questa nuova variante.

Tutto è riconducibile alla genesi di un virus che la Cina continua a proteggere. Pechino ha fatto di tutto tramite la propria organizzatissima propaganda online affinché si parlasse di Covid e non di Sars, poi ha caricato i dati scientifici inerenti il virus nel database con due mesi di ritardo, omettendo ulteriori informazioni, tra tutte quelle inerenti le mutazioni in corso (già rilevate in Cina). Il Dragone ha invece ostacolato la non diffusione del Sars-Cov-2, di fatto minimizzando e accusando i paesi che tra gennaio e marzo 2020 chiudevano tratte turistiche e rotte commerciali. Non ha mai fatto luce sui propri dati, troppo al ribasso, aggiustati “politicamente” e mai in linea con il resto del mondo.

La Cina non ha mai smesso di utilizzare le rotte commerciali via Africa, di fatto facendo saltare completamente il monitoraggio del virus e dando il via a grandi paesi incubatori di varianti. Oltre a ciò, ha distribuito un vaccino del tutto inefficace in paesi che poi hanno visto peggiorare lo scenario: il Cile ne è un esempio in negativo.

Abbiamo raggiunto un ricercatore in ingegneria biomedica che vuol rimanere anonimo: con l’articolo del Jerusalem Post in mano, ha fatto intendere che una campagna vaccinale non simmetrica a livello mondiale (ed europeo) può favorire la diffusione del virus mutato, perché si creano grandi “sacche non vaccinate” di individui incubatori.

Il Sars-Cov-2, dall’origine incerta, sviluppa una malattia sistemica e aggredisce il corpo con vere e proprie accelerazioni e brusche frenate. La Delta, ad esempio, parte con sintomi blandi per poi aggravarsi, aumentando le ospedalizzazioni causate da polmonite bilaterale, che esplode spesso all’improvviso.

Non ci sono invece ancora conferme per i test molecolari Pcr. Attualmente il tracciamento del contagio qui è sicuro – questa almeno la buona notizia -, ma bisognerà monitorare con estrema cura il decorso della pandemia nei mesi di settembre e ottobre.

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