SCENARIO/ “Draghi si affida all’Ue, Conte all’inceneritore, Meloni alle élites”

- int. Fabrizio d'Esposito

Il tocco magico di Draghi non c’è più, ma il governo, sotto l’ala di Mattarella, andrà avanti. Intanto ecco cosa succede nei partiti

Letta e Meloni
I leader di Pd e FdI, Enrico Letta e Giorgia Meloni (LaPresse)

“Non ho mai dato troppo credito al travaglio politico sulle concessioni demaniali balneari” ci dice Fabrizio d’Esposito, notista politico del Fatto Quotidiano. “Ci sono interessi di cui la destra s’è fatta difensore solido, però da qui a immaginare un Papeete 2, come l’ha chiamato Di Maio, ce ne correva, e così è stato”.

Cosa sta succedendo nel governo?

È iniziata una lunga campagna elettorale dove ognuno è interessato a mettere le proprie bandierine.

Solo bandierine? Qualcuno ha chiesto, non si sa se anche ottenuto, che Draghi difendesse le ragioni della pace.

Per Conte è ancora più vitale, perché deve risollevare il M5s. Non sarà facile, i sondaggi non sono entusiasmanti, il Movimento è dato intorno al 13%. Certo, va detto ciò che vale per tutti.

E sarebbe?

Una cosa sono i voti reali, un’altra gli indici di gradimento nel Paese. Anche Fini e Montezemolo avevano un gradimento altissimo.

Balneari e catasto erano, sono le trincee di Salvini. Quelle di Conte?

Il decreto aiuti, con dentro il termovalorizzatore di Roma. Lì M5s farà la sua resistenza più importante, più che sulle armi all’Ucraina. Che poi tutto questo sia il preludio a qualcosa di più traumatico che potrebbe accadere, ne dubito. Secondo me prima del 2023 non si vota.

Però è evidente che Draghi si è logorato.

La sua forza propulsiva si è esaurita da tempo, questo è chiaro. Però al Quirinale abbiamo un signore che si chiama Sergio Mattarella, il quale si è “napoletanizzato”.

Alludi all’interventismo politico dell’ex presidente?

Per fare Scelta Civica Monti ruppe con Napolitano, che non era affatto contento della sua decisione e voleva che Monti continuasse. Mattarella ha messo Draghi a Chigi perché votare con il Covid non si poteva e c’era il Pnrr da fare. Adesso, in più, c’è la guerra.

Avanti con Draghi dunque.

Il tocco magico non c’è più, Enrico Letta è probabilmente l’ultimo giapponese rimasto a difenderlo. Ma se Draghi pensasse a un piano B, lo farebbe contro la volontà del Colle.

Impossibile?

Sì, perché la sintonia tra i due è massima.

Cosa pensi del blitz in Cdm con l’ultimatum ai partiti? 

È un modo per sbloccare l’impasse costringendo ad accrocchi improvvisati. Avverrà lo stesso anche sull’inceneritore, per non indispettire ulteriormente i 5 Stelle.

Eppure, tutti i partiti sono in fermento. Nel senso che ci sono problemi ovunque.

Certo. Più che in mezzo a un guado, siamo in un pantano, dove i due maggiori oppositori interni del governo, Salvini e Conte, hanno bisogno di rivitalizzare i loro partiti.

Cosa succede dalle parti di Salvini?

La Lega è stabile ma è ovvio che Salvini intenda aumentare i consensi. FI è un morto vivente, secondo me Salvini ha un accordo con Berlusconi per portare in parlamento nelle file della Lega un gruppetto di parlamentari forzisti.

Carfagna, Gelmini, Brunetta?

Draghiani in cerca di una casa.

Si va a votare con la legge elettorale attuale, il Rosatellum?

Penso di sì, non vedo i margini per cambiarlo. È Salvini a non volere il proporzionale. Sono anche scettico sulla reale volontà di Letta, che dice di volerlo, ma forse ha in mente altro.

E cioè?

Accordi di desistenza che penalizzino i 5 Stelle, per prenderne i voti e assorbirli definitivamente. A proposito di proporzionale, va anche detto che i primi a presentare una proposta di legge per tornare al proporzionale sono stati proprio i 5 Stelle.

Con il Rosatellum le coalizioni si rompono dopo il voto, com’è successo nel 2018.

Vero. Non si può nemmeno escludere un nuovo governo Draghi.

E un riavvicinamento Conte-Salvini? Dopo il voto, s’intende?

L’unico interesse di Conte è andare da solo al voto. Dopo il voto può succedere di tutto.

Panebianco sul Corriere ha sostenuto che Pd e FdI dovrebbero governare insieme. In molti sono insorti. 

È fantapolitica. Ma è evidente che la Meloni si sta allenando per qualcosa di importante. Può rivendicare di essere la prima leader della coalizione, è schierata nel campo atlantista, ha una frequentazione assidua delle élites.

Il Sussidiario scriveva del tandem Meloni-Letta il 15 aprile scorso, dicendo che hanno scelto l’iper-atlantismo per darsi una legittimazione nuova. 

Infatti è una cosa diversa. L’amicizia con Letta è sdoganante, e la Meloni ha capito benissimo a chi bisogna piacere.

Qualche nome?

Presenta il libro di Feltri al Circolo Aniene, dove Malagò è padrone di casa, viene accolta alla Luiss da Paola Severino per parlare – con Letta – dell’ultimo libro di Orsina… Sia chiaro: il potere lo conosce, è stata vicepresidente della Camera a 29 anni grazie alla corrente di La Russa e Gasparri “Destra protagonista”, è stata ministra.

Sulle armi escludi un incidente?

C’è dibattito su quello che potrebbe contenere il quarto decreto, ma nel frattempo in aula non si vota. Va detto che non c’è soltanto la convergenza atlantista Meloni-Letta. C’è anche un ampio terreno da arare, come ha detto Santoro, ed è quello dei pacifisti.

Aspettano un leader?

No, non dico questo. Dico però che sulle armi all’Ucraina gli italiani sono sempre più scettici. E oggi la politica non guida i processi dell’opinione pubblica, li segue. E Conte ha piazzato una bandierina. Ripeto, non mi aspetto niente di clamoroso.

La prossima scadenza importante?

Occorre vedere se in vista del prossimo Consiglio europeo (23-24 giugno, ndr) quando Draghi dovrà andare in parlamento, ci sarà un voto e Conte avrà la forza di ottenerlo. In questo momento la sua posizione è isolata. La sua è comunque un’operazione molto difficile.

Intendi il salvataggio dei 5 Stelle?

Sì. Deve mantenere M5s unito, e per farlo deve rimanere al governo, perché ci sono 5 Stelle che ne fanno parte, nello stesso tempo deve tornare alle origini: pacifismo, green, eccetera. In più ci sono le amministrative, dove M5s non è mai andato bene, e la mina del terzo mandato da disinnescare.

Come?

Ancora non si sa. Credo che vedremo delle deroghe ad personam.

Nella politica italiana si affaccia un’altra variabile importante: comincia l’era Zuppi.

È la fine definitiva del ruinismo e dei clericali di destra. Zuppi è definito un progressista, ma è un’etichetta sbrigativa. Conosce molto bene la politica, potremmo assistere a prese di posizione esplicite, ad esempio sui migranti, ma il suo metodo è inclusivo, non scomunica nessuno. Ha usato un’intera intervista (La Stampa, 22 aprile 2022, ndr) per tenere insieme la legittima difesa ucraina e il diritto alla pace. Come tutto questo possa declinarsi politicamente, però, non possiamo saperlo.

(Federico Ferraù) 

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