SCENARIO/ Forte: la scommessa di Salvini contro M5s e Quirinale

- int. Francesco Forte

Si torna a parlare di crisi di Governo. La Lega chiede il ritorno alle urne, ma sembra difficile che Mattarella lo conceda

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Giovanni Tria (Lapresse)

È crisi di Governo dopo il voto sulla Tav che ha sancito una spaccatura netta tra Lega e Movimento 5 Stelle. Conte ieri ha incontrato Mattarella, ma solo per un “colloquio informativo”. In una nota, invece, il Carroccio ha fatto sapere che “l’unica alternativa a questo governo è ridare la parola agli italiani con nuove elezioni”. “Ma c’è un grosso problema” ci dice Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitari.

Quale?

La manovra d’autunno. Anche ammettendo, come ritengo opportuno, che il deficit di bilancio non debba essere quello che ha in mente Tria (perché abbiamo un rallentamento dell’economia e questo genera un cosiddetto output gap, quindi si può tranquillamente aumentare il deficit), resta impossibile contemporaneamente disinnescare le clausole di salvaguardia sull’Iva, mantenere il reddito di cittadinanza e fare un’operazione, come la vorrebbe Salvini, di sostanzioso taglio delle tasse. Essendoci una cattiva congiuntura, la manovra d’autunno rischia di non essere popolare dal punto di vista del leader della Lega, che ha promesso molto più di quel che si può realizzare.

Quindi cosa può succedere?

Salvini ha due scelte: può continuare con questa specie di Governo di transizione, a cui può dare qualche colpa per quello che non si riuscirà a fare; oppure può decidere di metterci la faccia e risolvere il rebus della manovra. Non credo possa riuscirci eliminando il reddito di cittadinanza, perché i 5 Stelle non lo consentirebbero. Immagino quindi che in autunno si cercheranno dei compromessi sulla manovra e che Salvini non ci metterà interamente la faccia.

La nota diffusa dalla Lega non sembra però lasciare dubbi: il partito di Salvini vuole il voto.

Salvini può anche chiedere le elezioni, ma c’è sempre la probabilità che Mattarella le conceda solo all’inizio dell’anno prossimo, perché va fatta la manovra. Il Presidente della Repubblica, come ha dimostrato l’anno scorso, non vuole elezioni a ridosso della Legge di bilancio: piuttosto preferirebbe un Governo tecnico, ma a questo Salvini ha detto no. Mi sembra difficile che si possa tornare alle urne dopo l’estate, con una manovra oltretutto di un’entità importante da fare e con una nuova Commissione europea che comincerà a entrare in carica. Il ministro dell’Interno potrebbe comunque usare questa situazione a suo vantaggio.

In che senso?

Potrebbe andargli bene che sia qualcun altro a fare una manovra che difficilmente potrebbe aumentare i suoi consensi. Poi aspetterebbe il 2020 e il passaggio alle urne che lo stesso Mattarella vedrebbe bene. Anche perché io credo che ci sarà il rimbalzo dell’economia tedesca. La stessa Germania è consapevole della sua frenata, ma prevede una ripartenza immaginando che gli altri facciano più deficit e lei possa continuare ad avere il suo surplus.

Come la mettiamo nel frattempo con le nomine, a cominciare da quella del Commissario europeo?

Per il Commissario penso che alla fine si sceglierà un candidato gradito al Colle. Anche perché a livello europeo c’era già la percezione che l’esecutivo fosse una sorta di anatra zoppa. Il referente, l’autorità per Bruxelles resta quindi il Quirinale. Per quanto riguarda le altre nomine, Salvini potrà anche cercare di fare l’en plein, ma dovrà trovare dei nomi di prestigio. I 5 Stelle non lo ostacoleranno, per loro quella delle poltrone non è una questione di principio, salvo che per alcune.

(Lorenzo Torrisi)

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