SCENARIO/ La variante Omicron lascia Draghi a palazzo Chigi (per guidare poi l’Ue)

- int. Francesco Forte

La variante Omicron e la quarta ondata di Covid rendono necessario che il Governo attuale resti in carica anche dopo l’elezione del presidente della Repubblica

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Il palazzo del Quirinale (LaPresse)

La variante Omicron non ha portato incertezza e scompiglio solamente dal punto di vista epidemiologico, ma anche politico. Considerando, infatti, la situazione europea, dove una nuova ondata di Covid ha fatto prendere decisioni importanti, dal lockdown in Austria al super green pass in Italia, il protrarsi dell’emergenza influisce inevitabilmente sulla corsa al Quirinale.

«Mi sembra evidente che gli annunci e le preoccupazioni relative a questa variante rendano necessario che questo Governo rimanga in carica anche dopo l’elezione del capo dello Stato», ci spiega l’economista ed ex ministro delle Finanze Francesco Forte.

Salta dunque l’ipotesi che Draghi possa succedere a Mattarella.

Questo scenario salta perché anche se, come sembra, questa variante può essere dominata, tutti gli esperti sembrano concordi nel sostenere che per capire meglio come contrastarla ci vorrà del tempo, almeno un mese. Con l’eccesso di pessimismo che c’è, frutto anche della strategia di Speranza e di una certa sinistra che punta alla perpetua emergenza per restare al potere, gli italiani sono spaventati e dunque occorre evitare che ci siano cambiamenti a palazzo Chigi. Ovvio che se invece Draghi riuscisse ad accelerare i tempi potrebbe rimettersi in corsa. Dipende, però, anche da quello che lui vuole fare.

In che senso?

Se lui riuscisse a vincere questa battaglia potrebbe veramente ambire al ruolo di Presidente della Commissione europea, oltre che di Direttore generale del Fondo monetario internazionale. Diventerebbe un leader che ha vinto non solo la battaglia della politica monetaria, ma anche quella della pandemia. Avendo quest’ultima una natura organizzativa, potrei dire “microeconomica”, il profilo di Draghi, che ha una reputazione monetaria che è invece “macroeconomica”, diventerebbe ancora più adatto a ricoprire un ruolo a Bruxelles che sarebbe fondamentale per gestire la fase di maggior integrazione europea che da più parti si auspica. In questo certamente lo aiuta la recente firma del Trattato del Quirinale.

Perché sarebbe un Presidente della Commissione che godrebbe dell’appoggio francese?

Esatto. Intendiamoci, l’accordo siglato la settimana scorsa è di fatto un’alleanza tra un cieco e uno zoppo, tra due Paesi squattrinati con cui la Francia cerca di succhiare qualcosa all’Italia e quest’ultima cerca una sponda per arrivare a nuove regole europee sul debito pubblico meno penalizzanti. Il problema vero è che si può anche pensare di non essere penalizzati per il proprio indebitamento, ma chi ci mette poi i soldi per le grandi operazioni che servono, come, per esempio, una moderna rete di telecomunicazioni o la conversione tecnologica dell’ex Ilva di Taranto?

La variante Omicron, unita alla quarta ondata in corso in Europa, sarà comunque utile a frenare i falchi sia in Germania che alla Bce?

Sicuramente la situazione rende più debole la Germania che, considerando anche l’inedita coalizione di governo, non appare più come leader in Europa, ma non lo sono nemmeno Francia e Italia. Credo che ci sarà meno rigidità sul Patto di stabilità, come pure una politica della Bce accomodante, ma ciò non risolve il problema di un euro diventato oggettivamente debole.

Come va affrontato questo problema?

L’euro è a rischio se non accetta che i fondi internazionali legati ad altre valute vengano in Europa a “brucare”, ad avvantaggiarsi della situazione per trovare gli investimenti redditizi di cui hanno bisogno in questa fase di rendimenti zero. L’Italia è tra i Paesi dove si possono fare investimenti di questo tipo e l’interesse di Kkr per Tim ne è la riprova. Bisogna dunque accettare questi flussi di denaro, purché ovviamente non siano meri movimenti speculativi di breve termine che non portano anche dei vantaggi per i sistemi-Paese cui sono diretti.

Torniamo alla politica italiana. Se Draghi resterà a palazzo Chigi, come del resto hanno cominciato a chiedere alcuni leader di partito, significa che anche Mattarella resterà al suo posto al Quirinale?

Credo che dipenderà dalle scelte che faranno i partiti. Sicuramente M5s ha interesse a che non si torni a votare e probabilmente mantenere lo status quo, anche al Quirinale, sarebbe la soluzione migliore. Nel centrosinistra c’è troppa frammentazione per poter pensare di trovare un nome con cui imporsi nelle votazioni, mentre sul fronte opposto se si trovasse un candidato alternativo a Berlusconi su cui convergere, magari una donna, si potrebbe trovare anche il modo di coinvolgere parte del centro, compreso Renzi. Forse, quindi, è più nell’interesse del centrosinistra fare in modo che Mattarella resti al Quirinale. E dovrà convincerlo nel caso.

(Lorenzo Torrisi)

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