SCHLEIN, PD & CGIL/ Elly imita Giorgia (che fu) e prepara la scissione dei moderati

- Paolo Torricella

Elly Schlein al congresso della Cgil, ovvero la prossima scissione in casa Pd. Con i moderati che se ne vanno. Schlein imita la Meloni e non è un'ingenua

schlein bonaccini 3 lapresse1280 640x300 Elly Schlein con Stefano Bonaccini (LaPresse)

È la sinistra, bellezza! Non quella rosa pallido che ha cercato di portare Blair in Italia. Neppure la versione cattolico-sociale del compromesso al rialzo tra capitale e lavoro. E neanche la versione sopraffina delle strategie leniniste del prendere il potere per poter agire. Elly ha detto in modo chiaro di essere la vestale del culto di un tempo che è stato, sperando che sia ancora in futuro, la vestale della sinistra che torna a dove si era fermata dopo la caduta del Muro.

Sul palco della Cgil un segretario del Pd mancava da decenni, ed è sembrata un’eternità a chi cercava quello, e solo quello, da un segretario. Un elenco vivido di ciò che vogliono, senza mediazioni, con la critica feroce a ciò che c’è.

Nessuno può dire che sia una sorpresa. La virata è figlia della polarizzazione in corso nella società e nell’elettorato. Nessun mediatore è ben accetto. Anzi, chi non lotta e denuncia è colluso e inaffidabile. Come Calenda, che appare come un plutocrate pericoloso nemico dei lavoratori con cui, con evidenza, nulla si può costruire. O come Conte. Passato dal ruolo di pasdaran del reddito di cittadinanza a quello di cauto osservatore delle mosse del nuovo Pd.

Questa nuova visione “da sinistra” della società e del Paese ha qualcosa di antico. Nel lessico e nel rito, quasi una ricerca di toni e contenuti che riportano alle piazze piene e alle feste dell’Unità con gli operai con prole al seguito. È la ricerca di una società metafisica che dia anima alla sinistra nel ripresentarsi con temi antichi pensando che chi prima ha cambiato rotta lo abbia fatto in modo irresponsabile e, a detta di Elly, quasi abusivo.

La strategia, si badi, non è ingenua. Radicalizzare serve a schiantare i cespugli rossoverdi ed a ridurre Conte ad un fenomeno elettorale regionalistico, finché la battaglia sul reddito di cittadinanza durerà. E poi fare incetta di voti alle europee al grido “eccoci, siamo tornati”.

Tutto porta a scegliere questa strada. Del resto chi poteva mai pensare che l’organizzatrice di una strana fiera di elfi sarebbe poi diventata capo del Governo con temi radicalmente di destra. E quindi, la strategia dell’imitazione porta ad utilizzare questa radicalizzazione eccessiva, persino volutamente aggressiva, per rimettere al centro un sistema di valori che siano radicalmente, utopisticamente, all’opposto di quelli del governo.

In questa visione parlare sul palco della Cgil aiuta. Ma può essere la trappola mortale. La sinistra storicamente si fa male da sola e, non appena arriverà qualche momento di tensione (tipo il voto sull’Ucraina per le armi), già i più puri saranno pronti ad urlare al tradimento. E così ci sarà lotta a sinistra, accuse e contro accuse.

L’effetto per ora è qualche punto in più preso a sinistra. Ma il campo di centrodestra sembra addirittura rafforzato. Se, come sembra, l’incompatibilità con il centro renziano porterà la residua parte di moderati a scegliere strade alternative, la forza dei moderati sarà accresciuta. A furia di scacciarli, additarli ed accusarli si finirà per perderli. In fondo la scelta è questa, non più un campo largo. Ma un campetto. Pieno di papaveri rossi.

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