SCIENZAinDIRETTA/ Gesso e lavagna vs mouse e cloud

- Marco Bramanti

L’università dopo un semestre di DaD ha avviato la didattica mista. Un docente del Politecnico di Milano riflette sull’esperienza passata per uno sguardo criticamente costruttivo sul futuro.

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Riflessioni sull’esperienza di didattica a distanza in università. Notevoli gli svantaggi, soprattutto relativi all’interazione docente-studente e tra studenti. Ma anche innegabili vantaggi dal punto di vista delle condizioni oggettive di fruizione delle lezioni e per la ricchezza di materiale messo a disposizione degli studenti per lo studio personale. Qualche suggerimento per la didattica mista di quest’anno e gli scenari per il futuro a medio termine.

La didattica a distanza ha interessato le università italiane in modo generalizzato nel secondo semestre dell’Anno Accademico 2019/20 e sta interessando questo primo semestre 2020/21 in modo non più esclusivo (ci sono anche lezioni in presenza) ma comunque ancora pervasivo. Vorrei dare un contributo sia di riflessione che di informazione su quanto è stato fatto a questo riguardo nel nostro ateneo, il Politecnico di Milano. Inizierò col raccontare e commentare la mia esperienza del semestre passato, in cui ho tenuto un corso di analisi matematica del terz’anno per una classe di circa 80 studenti effettivi. Accennerò quindi alla situazione attuale di «didattica mista» e a ciò che si può immaginare sui cambiamenti a medio termine della nostra didattica.

I corsi al tempo del lockdown

Lo scorso semestre nel nostro ateneo le lezioni si sono svolte a distanza, seguite in diretta, utilizzando il software Microsoft Teams. Il docente non vede le facce degli studenti, mentre a loro è possibile intervenire parlando o scrivendo nella chat. Durante la lezione perlopiù parlo mentre scrivo con la tavoletta grafica, come sulla lavagna. Lo studente quindi visualizza la mia «lavagna» e vede in piccolo l’immagine della webcam che mi riprende mentre parlo. Nelle parti più discorsive, meno frequenti, lo studente vede a tutto schermo l’inquadratura della webcam di me che parlo. Ogni tanto mostro grafici o animazioni realizzati con GeoGebra o Mathematica (qualche grafico a ogni lezione, o quasi). Talvolta somministro dei brevi quiz di comprensione fatti in diretta con Socrative (dopo ogni domanda mostro agli studenti le percentuali di risposte della classe e commento le risposte giuste e sbagliate).

Il flusso video dell’intera lezione è registrato mentre la lezione si svolge e poi messo in rete (a disposizione di chi segue il corso) sulla piattaforma Microsoft Streams. Inoltre dopo ogni lezione metto in rete il file con le mie «lavagnate» scritte mediante la tavoletta grafica. Quindi resta a disposizione dello studente sia il flusso video intero della lezione sia le lavagne statiche con quanto è stato scritto. Oltre a questo, che è specifico della modalità a distanza, come tutti gli altri anni ho messo a disposizione, ogni settimana, un file con i riferimenti bibliografici dettagliati per i contenuti svolti nella settimana precedente, un elenco di esercizi proposti e eventuali letture di approfondimento suggerite.

Com’è andata?

Inizialmente ho avuto un certo disagio: occorre prendere confidenza con lo strumento, di cui bisogna imparare a fidarsi (mi staranno sentendo? Mi staranno vedendo?). In effetti, a posteriori, la modalità ha funzionato tecnicamente bene, nel complesso. Ma, anche dopo aver preso confidenza con lo strumento, rimane per me il disagio della mancanza di feedback immediato, visivo. Lo sguardo delle prime file, quello mi manca sempre: gli occhi degli studenti, come indicatore del loro capire o non capire, essere interessati o sofferenti, sono insostituibili. In effetti le domande in diretta, durante la lezione, non sono state molto frequenti, e perlopiù fatte sempre dalle stesse voci (senza volto), i pochi che osano.

 

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Marco Bramanti

(Dipartimento di Matematica – Politecnico di Milano)

 

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