CLIMA/ Giuliacci: ecco perché non ha senso parlare solo di CO2

- int. Mario Giuliacci

Sabato 19 dicembre si è concluso il vertice mondiale sul riscaldamento globale di Copenaghen. Un risultato che ha lasciato perplessi molti degli addetti ai lavori. A tal proposito abbiamo intervistato il colonnello MARIO GIULIACCI: ecco le sue risposte (personali e che non necessariamente rispecchiano il pensiero del Centro Epson Meteo).

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Alle ore 15.28 di sabato 19 dicembre si è concluso ufficialmente, con molte ore di ritardo, il vertice sul clima mondiale a Copenhagen. L’accordo è un documento di appena tre pagine che pone come obbiettivo non vincolante un limite di 2 °C nell’ innalzamento della temperatura a livello mondiale. Inoltre saranno previsti aiuti in denaro ai paesi in via di sviluppo al fine di attuare le misure necessarie ai cambiamenti climatici. Un risultato che ha lasciato perplessi molti degli addetti ai lavori. A tal proposito abbiamo intervistato il colonnello Mario Giuliacci a cui abbiamo chiesto le sue impressioni sul vertice e le possibili prospettive future. (Le risposte del colonnello sono personali e  non necessariamente rispecchiano il pensiero del Centro Epson Meteo).

Colonnello Giuliacci, un commento a caldo sul risultato del vertice di Copenhagen: Obama ha parlato di un risultato storico, è d’accordo?

Pur non conoscendo in maniera dettagliata i punti dell’accordo posso dire che, se Cina ed India non contribuiranno in maniera sostanziale alla riduzione degli agenti inquinanti, è un accordo che poco servirà. Non a caso in futuro questi due paesi saranno quelli che produrranno a livello mondiale circa il 50% di CO2.

Da cosa dipenderà la reale efficacia delle misure sottoscritte a Copenhagen? Quali fattori potrebbero vanificarle?

Innanzitutto l’efficacia dipenderà dalla volontà dei governi a rispettare gli accordi presi. Queste misure però potrebbero essere vanificate da una “strisciante” idea che prende sempre più piede. Quell’idea che vede nella CO2 l’unica causa dei mali. Ma è veramente utile concentrare soldi ed energie al fine di limitare la sola produzione di CO2? Ci sono problemi ben più urgenti che danneggiano l’ambiente e creano tantissime morti ma di cui nessuno parla. Penso ad esempio all’inquinamento urbano, un problema a mio parere prioritario rispetto a quello della produzione di CO2. In Italia ogni anno muoiono 50.000 persone a causa di questo problema ma nessuno ne parla.

Quindi sarebbe meglio indirizzare gli sforzi al miglioramento della qualità dell’aria?

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Mi ha colpito favorevolmente il commento di Folco Quilici a riguardo di questa situazione. Egli fa notare come ci si preoccupi di un problema legato a previsioni lontane cento anni e si trascuri quello che di grave sta accadendo ora in campo ambientale. Si accusa la CO2 di essere la causa di tutti i mali ma a tal proposito porto un dato interessante. Negli ultimi 150 anni la temperatura è salita certamente anche a causa della CO2. Tra il 1915 e il 1945 la temperatura media è salita di 4 decimi di grado, ma l’uomo non poteva esserne il responsabile. Dal 1980 ad oggi la temperatura media è salita di 5 decimi di grado.

 

Siamo certi che quest’ultimo aumento sia dovuto solo alla CO2 visto che i 4 decimi del periodo precedente non lo potevano essere?

 

Nessuno fa notare questo dato. Fin quando non sapremo con certezza in che misura la CO2, che è una delle cause del riscaldamento globale, contribuisca a questo fenomeno rischiamo di prendere contromisure che costeranno enormemente all’economia mondiale. A maggior ragione all’Italia che non possiede centrali nucleari e quindi si vede costretta ad utilizzare petrolio. Bisognerebbe dunque stabilire con ragionevole certezza in che misura la CO2 è responsabile. Dare tutta la colpa alla CO2 cosi come non darne nessuna a mio parere è una visione un po’ integralista.

 

Associazioni ambientaliste e capi di stato come il francese Sarkozy parlano apertamente di fallimento del vertice. Alcuni stati africani addirittura parlano di condanna. È d’accordo?

 

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Si, mi trovo pienamente d’accordo. Questi paesi vengono relegati ad un ruolo marginale nelle trattative. Eppure sono paesi emergenti e quindi paesi che emetteranno sempre più CO2. Se l’obiettivo è ridurre la CO2 non prendendo in considerazione questi stati che producono la metà del gas a livello mondiale, l’obbiettivo non potrà che rimanere irraggiungibile. Non si riuscirà mai a ridurre l’emissione in questo modo.

 

Che impatto avranno sulla comunità scientifica i lavori del vertice di questa settimana danese? Ci sarà un rallentamento della ricerca pensando che il problema sia risolto o gli scarsi risultati del vertice porteranno ad un’accelerazione delle ricerche?

 

Sia in caso di successo sia di insuccesso del vertice credo che i lavori di questa settimana siano uno stimolo nell’accelerare la ricerca. In caso di successo vi è quella categoria di scienziati che crede fermamente che la colpa dell’innalzamento nella produzione di CO2 non sia solo dell’uomo e che quindi sarà stimolata a dimostrare questa tesi. In caso di insuccesso l’altra categoria di scienziati, ovvero quelli che sostengono la colpevolezza dell’uomo, dovrà darsi da fare maggiormente per dimostrare che le valutazioni fatte erano corrette. Saranno dunque gli “sconfitti” dal punto di vista scientifico quelli che dovranno maggiormente impegnarsi per dimostare la loro tesi. Quindi sia in un caso che nell’altro il vertice stimola a migliorare le conoscenze in materia di clima e riscaldamento globale.

 

Quali temi richiedono ancora un incremento di studi per comprendere meglio il clima e i fattori che lo modificano?

 

Senza dubbio è da approfondire la relazione che c’è nello scambio di calore tra gli oceani e l’atmosfera terrestre. Inoltre rimane da valutare ancora l’influenza delle nubi sugli scambi radioattivi tra il suolo e l’atmosfera e il ruolo del sole. Questi sono aspetti ancora mal parametrizzati nei modelli fisico-matematici e quindi fonti di gravi errori nelle previsioni sul clima ad esempio tra cento anni. Se si parte con dei modelli che hanno gravi pecche, che credibilità dare alle previsioni?

 

(a cura di Daniele Banfi)







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