RISONANZA MAGNETICA/ La sicurezza resta importante, ma non limitiamo le applicazioni

- Carlo Camnasio

La risonanza magnetica rappresenta oggi la metodica di indagine diagnostica più importante. CARLO CAMNASIO ci spiega i nuovi orizzonti di applicazione e le direttive sulla sicurezza

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Una sala per la risonanza magnetica (Foto Imagoeconomica)

La Risonanza Magnetica (RM) ha dimostrato nell’ultimo decennio tutte le sue potenzialità nel campo della diagnostica clinica e in quello della ricerca. La sua applicazione ha trovato sempre più ampi orizzonti d’applicazione e oggi rappresenta la metodica di indagine diagnostica più interessante sia per impieghi combinati con altre tecnologie (ad esempio la PET), sia per la possibilità di esplorare i risultati ottenibili con campi a più alta intensità come il 3 Tesla o addirittura il 7 Tesla.

 

Le principali aziende del settore stanno facendo sforzi enormi in questo senso e sono già tangibili i risultati scaturiti dall’impiego dalle più evolute tecnologie di risonanza magnetica in centri clinici e di ricerca in tutto il mondo. In questo scenario, gli organi competenti che vigilano sulla sicurezza riguardo all’impiego di tali tecnologie hanno come obiettivo primario la sicurezza dei pazienti e quella degli operatori; in tal senso il Comitato di coordinamento europeo dei produttori di apparecchiature elettromedicali (COCIR) fa riferimento a quanto espresso nel merito dalla Commissione Europea e dalla Alliance for MRI (MRI sta per MagneticResonanceImaging).

Nello specifico, a commento di quanto attualmente previsto dalla Direttiva 2004/40/CE, la CE ha adottato un apposito documento (Consultation of Social Partners), recepito a sua volta dalla Alliance. La Direttiva di cui sopra definisce i nuovi limiti di esposizione ai campi elettromagnetici per operatori, con entrata in vigore prevista per l’anno 2012. Dal documento “Consultation of Social Partners” risulta evidente come le indicazioni della Direttiva rappresentino un elemento di possibile limitazione all’utilizzo dei sistemi a Risonanza Magnetica, sia nell’uso clinico che in quello nel campo della ricerca.

La CE suggerisce pertanto una necessaria modifica a tale Direttiva, aggiungendo peraltro una proposta in senso migliorativo riguardo alla sicurezza degli operatori che lavorano negli ambienti di RM. Parallelamente alla revisione della Direttiva infatti, il documento si sofferma sulla necessità di un approccio più attento riguardo alle norme che regolamentano l’attività degli operatori, proprio a significare l’attenzione che gli stessi produttori di tecnologia di Risonanza Magnetica rivolgono agli aspetti di sicurezza per gli operatori .

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Come evidenziato nel documento, i nuovi limiti di esposizione alle variazione temporali dei campi elettromagnetici indicati della Direttiva, peraltro apparentemente definiti senza l’ausilio di dati sperimentali consistenti, andrebbero applicati al range da 0 a 300 GHz. Tale range risulta estremamente conservativo, in quanto gli eventuali effetti nocivi ad esso correlati non sono ad oggi comprovati da nessuna conferma scientifica.

 

Come conseguenza, questa nuova Direttiva così come oggi definita, non consentirebbe l’esecuzione di molte nuove tecniche e sequenze in RM che sono sempre più utilizzate, alcune nel campo della Ricerca, ma molte altre anche di comune impiego in quelle applicazioni ove è richiesta la presenza dell’operatore in prossimità del paziente, come nel caso delle attività RM di tipo interventistico o nel corso di esami su pazienti non collaboranti o pediatrici.

 

In entrambi i casi si tratta di modalità di impiego della RM in forte ascesa e per le quali si stanno sviluppando sempre di più soluzioni che porteranno all’impiego di sale ibride o comunque a modalità di esecuzione dell’esame RM che prevedono la presenza dell’operatore in sala esame.

 

Tutto ciò nel perseguimento di soluzioni in grado di assicurare una più accurata diagnosi, anche a supporto dell’attività interventistica o terapeutica, consentendo da un lato una più elevata efficacia clinica e dall’altro evitando o almeno riducendo l’esposizione del paziente a dosi RX, causa l’impiego di altre modalità diagnostiche alternative alla RM.

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