GEMELLI SIAMESI/ I casi risolti con successo, le implicazioni psicologiche. Il parere dell’esperto

- La Redazione

Giamelli siamesi: i casi più noti, le operazioni eseguite con successo, le conseguenze psicologiche della sperazione. Il parere del Professor GIAN BATTISTA PARIGI, esperto di pediatria

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I gemelli Bunker, da cui il nome di gemelli siamesi

Il primo caso diventato noto al mondo fu quello dei gemelli Chang e Eng Bunker, vissuti nella prima metà dell’Ottocento. Perché è così difficile intervenire e che cosa comporta dal punto di vista psicologico?

Già nel 942 dopo Cristo un caso di gemelli (che ancora non venivano chiamati siamesi) uniti tra di loro si impose al mondo di allora facendo scalpore. Si trattava di due gemelli di origine armena uniti non si sa per quale parte del corpo che furono portati alla corte imperiale di Costantinopoli per studiarne il caso. Il caso più famoso e che proprio per il Paese di origine diede il nome di “gemelli siamesi” resta comunque quello dei gemelli Chang e Eng Bunker, nati nel Siam, la moderna Thailandia. Erano uniti all’altezza dello stomaco con una sottile cartilagine, caso che oggi sarebbe facilmente operabile, ma che allora non lo era. I due, nati nel 1811, vissero fino all’età di 63 anni diventando così famosi che vennero anche esibiti come curiosità nel circo dei fratelli Barnum in mezzo mondo. Da allora, la scienza medica ha fatto enormi progressi e oggi casi come i loro si risolverebbero senza preoccupazione. Molti casi di gemelli siamesi però rimangono di difficilissima soluzione, come ha recentemente dimostrato il caso delle due gemelline siamesi di Bologna che avevano un cuore e un fegato in comune e che sono morte purtroppo ancor prima che si potesse tentare di dividerle. In altri casi invece la separazione dei due gemelli comporta automaticamente la morte di uno dei due, in quanto hanno a disposizione un solo organo vitale, come il cuore. Ma ci sono fortunatamente anche molti casi di successo, come accaduto pochi giorni fa in Inghilterra, dove due gemelline unite dalla parte superiore della testa sono state divise e sono sopravvissute felicemente entrambe.

Il primo caso di tentata operazione della storia moderna è quello relativo alle gemelle Radica e Doodica nate in India nel 1888. Erano unite a livello dell’addome in modo simile ai gemelli Bunker. Condotte a Parigi, furono affidate al dottor Doyen che tentò di separarle. Ci riuscì, ma una delle due, Doodica, morì subito dopo l’operazione mentre l’altra riuscì a sopravvivere ma morì di tubercolosi anni dopo, nel 1903. Il primo caso invece di successo, in cui entrambi i gemelli riuscirono a sopravvivere, è quello di Sherrie e Sharise Jones, nate il 15 giugno 1967 e sperate il 13 novembre 1968, a New York. Erano unite fra di loro tramite l’addome. Il caso successivo fu quello di Matt e Mark Hildebrandt, nati nel 1973 in Inghilterra e uniti tramite il cranio, sperati con successo all’età di 2 anni.

Con il passare degli anni e il miglioramento delle tecniche di chirurgia, i casi di separazione con successo sono diventati sempre più numerosi, nell’ordine delle decine. A volte si sono presentate situazioni particolari con la morte di uno dei gemelli alcuni anni dopo l’operazione, in quanto spesso i gemelli seperati si trovano a combattere con debilitazione e problemi fisici di varia natura. E’ quanto successo a Marcelo, fratellino di José Fuentes, due bimbi cileni. Nati nel 1992 e uniti per l’addome ma con un solo fegato e i due cuori uniti, furono separati con successo. A 8 anni di età però, per via di una infezione, Antonio non ce la fece a sopravvivere. Il caso più recente di separazione portata a termine con successo è quello di due gemelline siamesi del Sudan, operate in Inghilterra. Rital e Ritag erano unite per la parte superiore dei rispettivi crani. Solo il 5% dei gemelli siamesi uniti in quel modo riesce a sopravvivere alla separazione, mentre il 90% muore in seguito prima di giungere ai 10 anni di età. L’operazione condotta è però stata di successo e al momento le due bambine godono di ottima salute.

Le operazioni chirurgiche su gemelli siamesi, come abbiamo visto, si tengono dunque dalla seconda metà dell’Ottocento, anche se con la salvezza di entrambi i gemelli solo dalla fine degli anni Sessanta del Novecento.  I rischi maggiori sono ovviamente nei casi di condivisioni di un solo organo vitale: gemelli cioè che hanno in comune un solo cuore o un solo fegato. In tal caso, la decisione da prendere al momento della separazione è quella più tragica e che indica già cosa succederà al termine: quale dei due gemelli salvare lasciandogli l’organo e quale far morire. Sono molto ardue anche le separazioni di gemelli uniti per il cranio, data l’estrema vicinanze dei due cervelli, però ultimamente i casi in cui si riescono a salvare entrambi sono sempre più frequenti. Il caso delle gemelline di Bologna era proprio uno di questi: un solo cuore e un solo fegato. Purtroppo non si è neanche potuti arrivare all’operazione, in quanto le bambine sono morte prima. L’equipe medica comunque si era trovata proprio davanti alla drammatica domanda: chi salvare delle due?

Davanti a tale quadro, viene da chiedersi cosa comporti a livello psicologico la separazione di due esseri così profondamente uniti tra di loro attraverso il corpo come lo sono i gemelli siamesi. Per il professor Parigi, presidente di chirurgia pediatrica a Bruxelles, contattato da IlSussidiario.net per avere una opinione, dipende tutto dall’età in cui avviene tale separazione. “Se sono ancora molto piccoli” dice Parigi “non si ricorderanno quasi nulla del momento in cui erano vissuti insieme. Si possono equiparare a due fratelli gemelli di tipo diciamo normale, quello che si definisce monocoriali, nato cioè dallo stesso sacco”. Ci sono infatti gemelli nati da sacchi diversi che in realtà sono semplici fratelli, non gemelli: “Ci sono infatti bambini nati nello stesso giorno ma da due diversi sacchi amniotici. I gemelli autentici invece, ci sono studi molto interessanti al proposito, presentano caratteristiche uniche. E’ noto ad esempio il caso di un gemello che si trova magari in Asia e si sente male e l’altro gemello che è in America sente un disagio che non sa spiegarsi in contemporanea a quanto succede al gemello. Si tratta di interazioni ancora in gran parte sconosciute”. E in caso di gemelli siamesi separati a un’età maggiore? “Il quadro cambia del tutto se la separazione avviene a età di 5, 7 o magari anche 10 anni. In tali casi  potrebbero esserci anche grossi problemi psicologici. Sono situazioni sconosciute perché in realtà i gemelli o si separano presto  o non si separano più”.

La documentazione ci dice anche che molti gemelli siamesi vissuti anche in condizioni di estremo disagio come l’unione della testa, hanno vissuto serenamente, in buona armonia: “Assolutamente. E’ il caso della coppia dei due gemelli siamesi che hanno dato il nome a questa realtà, i Bunker, che sposarono due donne diverse, fecero dei figli, vissero serenamente la loro unione. Ma se invece fossero stati separati a 40 anni di età, avrebbero avuto gravissimi problemi psicologici. Si viene a formar una tale unione tra le due persone che un gemello siamese è parte fisica di me, separarmi da lui vorrebbe dire perdere una parte di me”. Conclude il professor Parigi con questo esempio. “Poco tempo fa un francese subì il trapianto di entrambe le man. Ebbene, dopo qualche tempo  chiese che gli fossero tagliate e tolte perché non poteva sopportare di vivere con un qualcosa che non aveva fatto parte del suo corpo fino allora. Il caso contrario accadrebbe a due gemelli siamesi separati in età avanzata”.

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