CLIMA/ Venti freddi dall’Artico: ma non è “The Day After Tomorrow”

- Stefano Aliani

STEFANO ALIANI ci parla dell’ondata di freddo che ha colpito l’Europa, provocando disagi rilevanti anche in Italia e  in aree solitamente non interessate da ingenti precipitazioni nevose

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Precipitazioni nevose particolarmente abbondanti e temperature minime eccezionali sono state registrate in varie aree del Nord America, Europa e Asia durante l’inverno 2009-2010. Ora l’ondata di freddo ha colpito nuovamente l’Europa provocando disagi rilevanti anche in Italia e  in aree solitamente non interessate da ingenti precipitazioni nevose.

Per quanto l’andamento generale della temperatura misurata nell’Emisfero Nord sia confermato verso un riscaldamento globale senza alcuna inversione del trend, la percezione del pubblico viene inevitabilmente influenzata da questi eventi freddi e aumenta lo scetticismo verso il global change.

Sembrerebbe logico affermare che se il pianeta si sta scaldando, ci dovremmo aspettare una diminuzione della neve e degli eventi freddi; ma negli ultimi anni non è stato così, almeno in Europa e Nord America. Insomma, il quadro appare controverso e questo non giova al raggiungimento della consapevolezza condivisa che il clima sta cambiando, passo indispensabile per avviare i processi di mitigazione degli impatti antropici.

Studiare il clima dell’Artico sembra scollegato dalla nostra vita di tutti i giorni e tremendamente lontano, ma è indispensabile per comprendere e prevedere i fenomeni che stiamo fronteggiando in questi giorni.

L’indice ArcticOscillation (AO) descrive l’andamento dell’intensità di un centro semipermanente di bassa pressione atmosferica che si trova sopra al Polo Nord, attorno al quale ruotano dei venti che formano un vortice. Quando AO è positivo, il vortice è intenso, i venti si stringono attorno al Polo Nord e impediscono all’aria fredda di lasciare le alte latitudini. Quando è negativo il vortice è debole e l’aria fredda riesce ad estendersi maggiormente verso sud. Dagli anni ‘80 ad oggi l’indice AO in inverno è stato sostanzialmente positivo, producendo un clima abbastanza mite. Occasionalmente il vortice si è invertito raffreddando l’Europa e il Nord America.

AO e temperatura sono manifestazioni l’una dell’altra, ma il fatto che siano correlate non implica causalità. Questo perché AO non è un meccanismo vero e proprio che porta caldo o freddo, quanto è un sintomo dell’andamento del clima. A volte è stato descritto come una struttura fisica e dinamica che si muove attorno al polo e che occasionalmente crea condizioni meteorologiche particolari, ma in realtà non è così.

AO è una risposta alle interazioni tra una serie di variabili fondamentali della meccanica atmosferica, ma non può essere risolto con nessuna delle equazioni della meccanica dei fluidi che governano il clima e che girano nei modelli, sebbene sia pragmaticamente utile per le previsioni meteorologiche. Il processo di inversione dell’AO inizia in ottobre con aumento della copertura di neve in Eurasia a cui segue l’alta pressione ed un abbassamento di temperatura in Siberia. Altro elemento scatenante è il riscaldamento della stratosfera dalle media latitudini (autunni caldi) con conseguente propagazione delle anomalie di vento dalla stratosfera alla superficie dell’oceano Artico e quindi indice AO negativo. Da tutto ciò deriva una intrusione di venti freddi verso le basse latitudini per rilassamento del vortice al di sopra del Polo Nord.

In un recente articolo pubblicato su Nature Geoscience, molto amplificato dai media, viene riportato che la quantità di acqua dolce che galleggia sulla superficie dell’Artico Occidentale è aumentata di 8000 km3 dalla metà degli anni ‘90 al 2010 e talora è stata indicata come responsabile di eventi freddi.

I modelli indicano che questo aumento di acqua coincide con un incremento della circolazione anticiclonica (oraria) del vento sopra l’Artico occidentale. Questo vortice atmosferico spinge le acque superficiali e le accumula al centro del vortice di Beaufort, la principale corrente marina dell’Artico occidentale. Attualmente il vortice di Beaufort sta girando in senso anticiclonico e induce un innalzamento locale del livello del mare al centro del vortice. Una inversione del vento da anticiclonico a ciclonico potrebbe diminuire l’effetto sul vortice di Beaufort e la lente di acqua dolce potrebbe scomparire o ridursi.

La vera novità della scoperta non sta tanto nell’aver individuato la presenza di accumuli di acqua dolce all’interno del vortice anticiclonico – questo infatti era noto da tempo e il trend di accumulo è riportato nei libri di testo – quanto nell’aver evidenziato che attualmente questo fenomeno segue direttamente le variazioni del vento. Il motivo viene ricondotto al fatto che la superficie del mare è libera dai ghiacci a causa del riscaldamento dell’oceano: priva della barriera di protezione del ghiaccio la superficie dell’oceano reagisce maggiormente e più rapidamente alla variabilità atmosferica.

Quando il vortice atmosferico invertirà il suo senso di rotazione, l’acqua fredda sarà verosimilmente rilasciata rapidamente dal centro del vortice di Beaufort verso tutto l’Artico e verso l’Atlantico. In futuro, il ruolo del vento e delle interazioni tra oceano e atmosfera nella circolazione dell’oceano Artico deve essere rivisto, soprattutto se si conferma il trend attuale di riduzione della copertura di ghiaccio.

Lo scenario da “The Day After Tomorrow” con rallentamento della Corrente del Golfo e gelo diffuso, appartiene al mondo della pseudoscienza sensazionalistica più che alle capacità predittive della scienza attuale. Invece, quello che la ricerca scientifica ci mostra attualmente è che il cambiamento climatico è in corso e sta producendo importanti variazioni in alcuni processi fondamentali del clima; tuttavia sono necessari ulteriori studi per comprendere nella sua totalità il funzionamento e per migliorare le capacità di previsione di un processo così complicato come risulta essere il clima globale.

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