LO STUDIO/ L’impatto della Fisica sull’economia italiana.

- Gianpaolo Bellini

La Società Italiana di Fisica ha commissionato uno studio indipendente e quantitativo dell’impatto della Fisica sull’economia italiana. GIANPAOLO BELLINI

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Scandalo e paradisi fiscali (Infophoto)

La Società Italiana di Fisica ha commissionato uno studio indipendente e quantitativo dell’impatto della Fisica sull’economia italiana a Deloitte. Il Consulting Deloitte è la più grande realtà di consulenza manageriale privata e indipendente del mondo. In Italia il Consulting Deloitte  gestisce 7 uffici con uno staff di 600 professionisti. Lo studio è molto dettagliato e si riferisce agli anni 2008-2011. L’esatta dizione che definisce i settori presi in considerazione riguarda quelli connessi con attività “physics-based”.

Esempi di applicazione della fisica contemporanea sono presenti ad esempio in: internet, telefonia mobile, metodi e strumenti in Medicina, sistemi globali di identificazione di posizione, mezzi durevoli di consumo, edilizia, trasporti.

L’impatto viene valutato sia in posti di lavoro sia nel valore aggiunto lordo (GVA=Gross Value Added), che è legato al Prodotto Interno Lordo ( PIL) nel modo seguente : PIL= GVA + imposte sui prodotti – contributi ai prodotti. Esso viene diviso nel contributo diretto al GVA e in quello indiretto .

Il contributo diretto riguarda: il manifatturiero, i trasporti e le comunicazioni, i servizi, il “business, attività governative ( soprattutto la Difesa).In totale i settori investigati da questo rapporto sono 78. L’analisi compiuta per sviluppare questo rapporto ha utilizzato le statistiche pubblicate da : ISTAT, Eurostat, il data base riguardante l’analisi strutturale di OECD, oltre ad altre informazioni raccolte da organismi internazionali. Per i contributi diretti, i settori nominati acquistano beni e servizi dai fornitori in questi settori e pagano i salari al loro personale, i quali li spendono nell’economia italiana

L’impatto indiretto si riferisce in generale alle attività che i settori direttamente “physics based” inducono in altre parti dell’economia: ad esempio le telecomunicazioni “wireless” e  la trasmissione dell’elettricità.

Il contributo della Fisica viene fornito un po’ da tutti i settori di essa, quali: Astronomia e Astrofisica, Fisica Nucleare e Subnucleare, Scienza dei Materiali, Nanotecnologie, Ottica e Fotonica, Superconduttività, Biofisica, Elettricità e Magnetismo, Meccanica,  Fisica dei semiconduttori, Termodinamica, Fisica degli stati Aggregati. L’impatto sull’economia italiana riguarda: la Scienza in se stessa (docenti, ricercatori in vari Enti e Industrie), ‘expertise’ utilizzata al di là della Scienza ( attraverso attività che impiegano persone che hanno conoscenze di Fisica), Tecnologie che sono state sviluppate sia dalla Fisica di Base sia da quella Applicata.

Il contributo totale, così come calcolato da Deloitte è molto alto, ma ha avuto una flessione dal 2008 al 2011 (dobbiamo ricordare che nel 2008 è sostanzialmente iniziata la crisi economica). Tale flessione è stata del 7% in termini di posti di lavoro, rispetto alla media della flessione dei posti di lavoro nell’economia italiana che è stata in quel periodo del 2%, mentre la contrazione del contributo alla GVA degli stessi settori “physics based” è stata del 3.4%. Questa minore contrazione è dovuta al fatto che l’efficienza in questi settori, definita come il prodotto che ciascun lavoratore fornisce, è aumentata dal 2008 al 2011. Infatti, nel 2011 il contributo alla GVA italiana dei settori “physics based” corrisponde a Euro 78.100 per lavoratore , mentre la media italiana è di euro 64.000 per lavoratore: questo vuol dire che ogni lavoratore in questi settori produce il 22% di più della media nazionale, e questa cifra è aumentata dal 2008 al 2011 del 2.5%, mentre la media nazionale è diminuita del 1.5%

Il contributo dei settori “physics based” alla GVA è ripartito nel modo seguente: circa il 49% nel manifatturiero, circa il 22% nei trasporti e comunicazione, il 16% nei servizi, l’8% nel business; il resto viene dall’edilizia, dalle attività governative, dall’industria estrattiva. Se ora sommiamo a questi contributi diretti quelli indiretti, il contributo dei settori ‘physics based” al totale dell’economia italiana sale al 25%  per i posti di lavoro e al 22% per il PIL, dei quali circa il 60% è fornito dalle regioni del Nord Italia.

Bisogna rimarcare che quanto riportato finora riguarda settori connessi alla fisica, il cui Know-how sia già stata commercializzato prima del periodo 2008-2011. E’ chiaro che non tiene in conto dell’impatto che i risultati della ricerca possono avere dopo il 2011 a causa del lasso di tempo che necessariamente intercorre fra il momento della acquisizione da parte della ricerca e il suo impatto sull’economia. Inoltre va puntualizzato che la fisica ha interazioni con altre discipline e diventa alcune volte difficile dividere in modo chiaro cosa sia veramente fisica e cosa no. Nello studio di Deloitte non viene operata questa distinzione.

Bisogna notare anche che la fisica da’ altri contributi, che non vengono tenuti in conto in questo studio, perché troppo difficili da enucleare. Ci si riferisce alla migliore comprensione e conoscenza in vari settori, ai nuovi mezzi tecnologici ed al miglioramento di quelli già esistenti; ma riguarda anche l’abilitazione di infrastrutture e le guide della crescita dell’economia.

La conclusione è che, malgrado i settori “physics based” abbiano subito una flessione durante il periodo della recessione, con la perdita di circa 114.000 posti di lavoro fra il 2008 e il 2011, per contro hanno aumentato la loro produttività,  mettendo in luce che ogni addetto ad esso contribuisce maggiormente in termini di GVA all’economia italiana.

Dal punto di vista politico è evidente che conviene al governo italiano investire nella ricerca in fisica, perché tale investimento, con i dovuti tempi, porta più redditività e quindi anche più tasse per lo Stato. L’investimento in quello che viene chiamato STEM (Scienza, Tecnologia e Matematica) è cruciale per l’economia dei paesi industrializzati e ciò suggerisce che i governi che non investono in esso producono un’erosione alla propria economia.

Come fisico che ha lavorato per più di  55 anni nella ricerca in fisica e che ha seguito molti laureandi e dottoranti di ricerca, posso dire che negli ultimi anni tutti i nostri migliori laureati trovano molto facilmente posti all’estero. Io ad esempio ho ex-allievi che lavorano a Princeton, nelle Università parigine, in altre Università Americane e tedesche, ove sono molto apprezzati; molti di essi sarebbero stati interessati a rimanere in Italia, dove però da qualche anno non ci sono più posizioni per ricercatore sia nell’Università sia negli enti di ricerca. Questa circostanza è tutta in perdita per l’economia italiana perché si fa uno sforzo, anche finanziario, per formare i giovani e i frutti vengono raccolti da altri paesi.

Il rammarico diventa ancora maggiore leggendo questo studio, dal quale si evince che la ricerca in Fisica in Italia, che è stata sempre, e lo è ancora adesso, alla pari con qualunque paese estero, contribuisce in modo rilevante all’economia italiana. 

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