SPAZIO / C’è una “sentinella” che sorveglia le zone verdi del Pianeta

- Michele Orioli

Tra tre o quattro mesi, un nuovo satellite diventerà operativo. Si chiama Sentinel-2A e trasmetterà informazioni ottenute da un sensore multibanda. Commento di MICHELE ORIOLI

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Il satellite Sentinel 2

Si chiama Sentinel-2A, è un satellite in orbita da due giorni e fra tre o quattro mesi diventerà pienamente operativo; da allora potrà acquisire e trasmettere a terra la bellezza di 1 terabyte di dati al giorno, vale a dire mille miliardi di unità di informazione. Che tipo di informazioni? Quelle ottenute da un sensore multibanda nel visibile che partecipa al grande programma di monitoraggio ambientale europeo Copernicus.

Il programma Copernicus è nato da una collaborazione tra l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e la Commissione Europea allo scopo di fornire all’Europa un accesso continuo, indipendente e affidabile a dati e informazioni relativi all’osservazione della Terra: l’obiettivo è di garantire al nostro continente una sostanziale indipendenza nel rilevamento e nella gestione dei dati sullo stato di salute del pianeta, supportando così le necessità delle politiche ambientali pubbliche europee. In precedenza era conosciuto come GMES (Global Monitoring for Environment and Security) ed è un complesso programma di osservazione satellitare della Terra lanciato nel 1998 inserendosi nel più vasto progetto GEOSS (Global Earth Observation System of Systems) che è un super sistema di osservazione globale del Pianeta.

Il sistema Copernicus si basa su una serie di sei tipologie di satelliti, chiamati Sentinelle, specializzati in precise applicazioni: ci sono i Sentinel-1, che saranno utilizzati per produrre dati radar interferometrici; i Sentinel-2, come quello appena lanciato, ovvero satelliti ottici progettati per l’osservazione multispettrale; i Sentinel-3 con una specializzazione oceanografica e terrestre; i Sentinel-4, di tipo geostazionario, destinati a monitorare le componenti atmosferiche; i Sentinel 5, satelliti a bassa orbita per il monitoraggio della composizione chimica dell’atmosfera; infine i Sentinel-6, il cui lancio è previsto per il 2020, per studiare le superfici dei mari e degli oceani a fini climatologici.

La realizzazione dei Sentinel è stata attribuita alle principali aziende aerospaziali europee: ad esempio, l’azienda franco italiana Thales Alenia Space ha in carico il Sentinel 1 e il Sentinel 3, mentre Sentinel 2 è stato affidato alla tedesca Astrium. Una componente importante dell’intero programma Copernicus è inoltre rappresentato dalle stazioni terrestri, Core Ground Segment, che hanno il compito di raccogliere l’enorme mole di dati prodotti da satelliti. Tra queste c’è il Centro di Geodesia Spaziale di Matera, dove ha sede l’Italian Collaborative Ground Segment, ovvero la componente italiana del sistema di terra Copernicus volta a distribuire agli utenti nazionali – istituzioni, centri di ricerca e industrie – i dati prodotti dai Sentinel..

I satelliti sono quindi progettati per fornire informazioni relative a clima, suolo, vegetazione, atmosfera e oceani, e saranno utili a supportare una vasta serie di operazioni a vantaggio della tutela dell’ambiente, dell’agricoltura, della salute, dei trasporti e la gestione delle emergenze ambientali. Grazie a questo sistema di monitoraggio integrato, i responsabili del programma sono convinti che Copernicus avrà notevoli ricadute sul piano sociale e su quello della sicurezza: i dati forniti dal sistema potranno infatti essere d’aiuto nel fornire supporto logistico alla gestione delle emergenze o nello sventare eventuali minacce terroristiche.

In particolare il Sentinel 2, permetterà di ottenere immagini ad alta risoluzione multi spettrale della superficie terrestre grazie allo strumento MSI (multispectral imager) che copre tredici bande spettrali (da 443 a 2190 nanometri) e tiene sotto osservazione strisce di territorio di 290 chilometri con una risoluzione spaziale che va dai 60 metri della banda per il monitoraggio dell’alta atmosfera fino ad appena 10 metri delle bande del visibile e dell’infrarosso vicino. Uno strumento del genere consentirà di misurare molti parametri relativi allo stato della vegetazione e quindi particolarmente utili per la gestione delle risorse agricole e forestali: come la superficie fogliare in grado di svolgere la fotosintesi clorofilliana, gli indici relativi al contenuto d’acqua della vegetazione e altri ancora. L’avvio della missione di questa seconda Sentinella porta ben visibile una firma italiana: a portare in orbita il satellite infatti, dallo spazioporto di Kourou nella Guyana Francese, è stato il lanciatore Vega, che con questo suo quinto lancio si è confermato ancora una volta, per usare le parole del Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) Roberto Battiston, “un affidabile cavallo di razza per il lancio di satelliti in orbita bassa”.

Vega è stato ideato in Italia e responsabile del suo sviluppo è ELV, una società per azioni partecipata al 70% dal gruppo Avio e al 30% dall’ASI; mentre Avio è responsabile dello sviluppo e realizzazione dei quattro stadi, tre a propellente solido e l’Avum a propellente liquido; infine, Vitrociset è responsabile della realizzazione del segmento di terra, dalla torre di lancio al banco di integrazione e test. Vega è un lanciatore di circa 30 metri di altezza, in grado di portare un carico utile, cioè un satellite, di massa tra i 300 e i 1500 kg, destinato a un’orbita polare bassa, cioè un’orbita inclinata di 90° rispetto all’equatore, a una quota di 700 km.

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