ULTRASUONI PER MONITORARE IL CERVELLO/ Nuova frontiera del neuroimaging: così individueremo l’autismo

- Dario D'Angelo

Ultrasuoni per monitorare il cervello: la nuova frontiera del neuroimaging consentirà di individuare fin da subito la presenza di autismo nei neonati. Ecco come funziona

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Immagine di repertorio (Pixabay)

Visualizzare l’attività cerebrale del bambino era, fino ad oggi, una delle attività più complicate in medicina. L’elettroencefalogramma svela poco e l’idea di inserire un neonato all’interno di una macchina per la risonanza magnetica funzionale non era certamente delle più esaltanti. Grazie ad una tecnica di neuroimaging ad ultrasuoni altamente sensibili sviluppata dal team di Mickael Tanter, testato sui bambini di un reparto neonatale guidato dal professor Olivier Baud all’ospedale Robert-Debré (Parigi), questi problemi potrebbero presto costituire il passato. Le risultanze dello studio sono state pubblicate sul Medicine Translationnal Medicine. Quali benefici potrebbe portare nel mondo medico l’introduzione di una tecnica di questo tipo? Sicuramente potrebbe aiutare ad individuare i disturbi iniziali dello sviluppo, incluso il temutissimo spettro dell’autismo.

COME FUNZIONA LA SCOPERTA

A chiarire i dettagli della scoperta che promette di rivoluzionare attraverso gli ultrasuoni le tecniche di neuroimaging è stato lo stesso professor Olivier Baud, che ha spiegato così a sciencesetavenir.fr la nuova tecnica:”Per eseguire l’esame dell’immagine, la sonda deve essere perfettamente ferma. Abbiamo pertanto progettato un dispositivo che permette alla sonda ad ultrasuoni di essere ritagliata su una cremagliera che corrisponda perfettamente alla forma della testa del bambino. Così anche se il bambino si muove, la sonda segue i movimenti senza essere ostacolata“. Il ricercatore Mickael Tanter ha spiegato che la nuova tecnica ha un solo limite:”La camera cranica non lascia passare gli ultrasuoni. C’è un assorbimento delle onde dall’osso contro cui non si può fare molto a livello tecnico“. In ogni caso c’è sempre un modo per approfittare dei “difetti” del cranio:”Negli adulti, si può passare dove l’osso è più fine, o attraverso il foro occipitale situato sul retro del collo. Ciò consentirebbe di ottenere tre coni che coprono una gran parte del cervello“. In ogni caso, avverte Baud:”Questa è una dimostrazione di fattibilità e siamo ancora lontani dalla commercializzazione. Ma siamo sul punto di una piccola rivoluzione nel campo del monitoraggio cerebrale che consiste nella registrazione dell’attività neuronale in lunghi periodi“. 



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