La transessualità non è malattia mentale/ Ivan Scalfarotto commenta la decisione dell’Oms: Giorno da celebrare

- Matteo Fantozzi

La transessualità non è malattia mentale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) l’ha inserita in una nuova categoria che è collegata alle condizioni di salute sessuale.

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Transessualità non è malattia mentale, il primo matrimonio in Italia

Anche Ivan Scalfarotto si è voluto pronunciare sulla decisione dell’Oms di togliere la transessualità dalla categoria delle malattie mentali. L’ex sottosegretario per lo Sviluppo Economico è stato da sempre molto attivo per i diritti Lgbt con diverse battaglie che miravano a respingere il vero nemico e cioè l’omofobia, la bifobia e la transfobia. Questa lotta si festeggia ogni anno il 17 maggio quando si celebra la Giornata Internazionale contro appunto omofobia e simili. Ivan Scalfarotto sul suo profilo di Twitter ha sottolineato: “Questa è una grande notizia, importantissima. Sicuramente è un giorno da celebrare“. Sicuramente sono moltissimi i commenti sui social network anche da parte di persone non note che hanno voluto sostenere la causa per specificare come sia stata la scelta giusta togliere la transessualità da quelle che vengono considerate delle malattie mentali. Un passo in avanti nell’accettazione per i transgender che così non verranno più etichettati, si spera, in maniera decisamente spiacevole. (agg. di Matteo Fantozzi)

OMS: “STOP ALLA STIGMATIZZAZIONE DEI TRANSGENDER”

L’Oms, l’organizzazione mondiale della sanità, ha deciso di togliere la transessualità dall’elenco delle malattie mentali, inserendola nel nuovo capitolo delle condizioni di salute sessuale. A motivare la scelta è stata la stessa Oms, che uscendo allo scoperto in queste ore ha ammesso: «L’incongruenza di genere è stata rimossa dalla categoria dei disordini mentali dell’International Classification of Diseases per essere inserita in un nuovo capitolo delle condizioni di salute sessuale. È ormai chiaro che non si tratti di una malattia mentale e classificarla come tale può causare una enorme stigmatizzazione per le persone transgender». Qualcuno potrà storcere il naso di fronte alla decisione di considerare la transessualità comunque una malattia, ma in realtà si tratta di un semplice stratagemma di modo che si possa «garantire l’accesso agli adeguati trattamenti sanitari». Grazie a questo cambiamento, secondo l’Oms, gli individui potrebbero accettarsi di più, e nel contempo si potrebbe avere un miglioramento nell’accesso «alle cure perché riduce la disapprovazione sociale». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

NON E’ UNA MALATTA MENTALE

La transessualità non è più una malattia mentale, l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) l’ha inserita in una nuova categoria legata alle condizioni di salute sessuale. La stessa Organizzazione spiega: “Tale condizione è stata inserita in un capitolo che è di nuova creazione per dare spazio a condizioni collegate alla salute sessuale e che non necessariamente hanno a che fare con altre situazioni già codificate in precedenza nell’Icd”. Una scelta decisamente importante e che fa capire come sia tra gli obiettivi quello di provare a dare una svolta decisiva a questa situazione. Alla base di questa scelta c’è l’aver finalmente capito che non si tratta di una condizione mentale ed evitare quella situazione che avrebbe portato a condanna e biasimo. L’obiettivo numero uno poi è quello dell’accettazione sociale degli individui transgender.

LA DECISIONE DELL’OMS

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha preso una decisione rivoluzionaria che sicuramente restituisce dignità a diverse persone. La transessualità non viene più classificata come una malattia mentale, cosa che era ancora fino ad oggi anche se molti non lo sapevano. L’Organizzazione ha spiegato, come riportato da TgCom24, i motivi che l’hanno spinta a questa decisione: “L’incongruenza di genere è stata rimossa dalla categoria dei disordini mentali dell’International Classification of Diseas per essere inserito in un nuovo capitolo delle condizioni di salute sessuale”. La spiegazione di questo è abbastanza semplice e comprensibile: “È ormai chiaro che non si tratti di una malattia mentale e classificarla in quel modo può portare a un’enorme stigmatizzazione per le persone transgender”. Il mondo fa un altro passo in avanti verso il futuro e si slega da situazioni ancorate a un passato arcaico e legato a dogmi ormai da tempo superati.

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