RISCHIARE O NO: COME DECIDE IL CERVELLO/ Risultati precedenti ed emozioni correlate: così scegliamo se puntare

Rischiare o no, come decide il cervello: risultati precedenti nelle scommesse ed emozioni correlate decisive. Così scegliamo se puntare o meno: lo studio.

08.01.2019 - Dario D'Angelo
Slot machine
Slot machine (Pixabay)

Rischiare o no? Tentare l’azzardo o fermarsi prima del baratro? Puntare al colpo grosso o rinunciare a scommettere e tenere al sicuro quello che si è guadagnato fino a quel momento? Che si tratta di una partita di poker o di lanciarsi nel campo di battaglia cambia poco: il nostro cervello valuta se è il caso di tentare la sorte o meno sempre allo stesso modo. Come? Con un tira e molla tra i suoi due emisferi. Lo indica, sulla rivista dell’Accademia americana di scienze (Pnas), il gruppo della Johns Hopkins University coordinato da Sridevi Sarma e Pierre Sacré. Ad influire sull’esito del “ballottaggio” tra emisferi, sostengono i ricercatori, sono i risultati delle vincite precedenti e i sentimenti legati ad esse:”C’è una propensione che si sviluppa nel tempo e fa vedere il rischio alle persone in modo diverso”, spiegano gli studiosi citati dall’Ansa. Per comprendere per quale motivo siamo portati a puntare quando le probabilità sono avverse e a fare un passo indietro quando le percentuali sono dalla nostra, gli studiosi hanno sfruttato gli elettrodi impiantati in precedenza in alcuni pazienti epilettici ricoverati in una clinica di Cleveland, osservando la loro attività cerebrale mentre sfidavano il computer in un gioco di carte.

RISCHIARE O NO: COME DECIDE IL CERVELLO

Analizzando il cervello dei malati di epilessia impegnati in un un gioco d’azzardo, gli studiosi hanno potuto notare in tempo reale il rimpallo tra i due emisferi. Pierre Sacré ha spiegato come ad incidere fossero proprio le esperienze di gioco passate:”Quando l’emisfero destro ha un’attività ad alta frequenza e devi scommettere, sei spinto a puntare di più. Se invece è più nel lato sinistro, si tende a non rischiare”. Il ricercatore della Johns Hopkins University ha dunque chiarito:”I giocatori ‘accumulano’ tutti i valori delle carte uscite e i risultati passati, ma i ricordi tendono a sbiadire. In altre parole, ciò che succede alla fine influisce di più rispetto a ciò che è successo in precedenza e, sulla base della storia di scommesse di una persona, possiamo prevedere come questa si sentirà al momento di puntare”. Quasi un paradosso: più vinciamo più siamo portati a puntare, esponendoci al rischio di una sconfitta.



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