SCIENZ@SCUOLA/ Matematica anche… in cucina

- Benedetta Ferioli

Una esperienza di didattica attiva di matematica in una classe quinta: raccogliendo uno spunto concreto i bambini possono rielaborare in modo significativo il loro apprendimento.

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Parlare di metodo dell’esperienza nella didattica della matematica può far pensare a proposte di attività articolate e insolite.  Eppure gli spunti per uscire dalla routine e mettere in azione i bambini di dieci anni può venire anche da situazioni semplici della vita reale, come è stato proposto in questa esperienza, che parte da oggetti presenti nella vita quotidiana. In questo contesto, i bambini sperimentano la presenza e l’importanza di concetti matematici che hanno acquisito nei comportamenti e nelle azioni consuete, associando così significati importanti a ciò che hanno incontrato forse in modo un po’ astratto, e sviluppando iniziativa personale e autonomia di comportamento. Anche l’insegnante introduce nuovi punti di osservazione e di giudizio nel rapporto didattico con gli alunni. 

 

Nei miei primi diciotto anni di insegnamento alla scuola primaria, la definizione di educazione più convincente e affascinante che mi sia stata data è questa: educare è introdurre alla realtà totale. Essa contiene lo scopo grande del fare scuola: accompagnare i bambini sempre più a fondo dentro alla realtà nella quale sono già immersi, aiutarli ad aguzzare lo sguardo, trasmettere il gusto di scoprire, mostrare che vale la pena conoscere la realtà perché essa ha un senso, e questo senso è buono.

Noi insegnanti abbiamo come riferimento del lavoro le Indicazioni Nazionali, dove ci vengono proposti dei «traguardi di competenza» da raggiungere insieme ai bambini: ma cosa significa diventare «competente»? A mio avviso, significa essere sempre più capaci di vivere da protagonisti il reale, in tutti i suoi aspetti.

Se la meta del nostro lavoro è questa, allora la strada più adeguata per arrivarci è quella di partire dall’esperienza.

Cosa significa «fare esperienza» con i bambini? Quando un’esperienza didattica proposta diventa significativa, lascia un segno, costruisce qualcosa?

Fare esperienza a scuola non può essere semplicemente un proporre «cose da fare» ai bambini. Un’attività diventa esperienza innanzitutto quando ha uno scopo, ovvero se l’insegnante la progetta in vista di una meta che ha ben chiara, sapendo dove vuole portare i suoi bambini. Questo non toglie che sia necessaria una grande apertura ai suggerimenti che, appunto, la realtà offre. Molte volte bisogna essere pronti a cogliere uno spunto, un’osservazione dei bambini ed essere disposti a cambiare strada. Solo però se l’insegnante ha chiaro dove vuole portare i suoi bambini riesce a sfruttare le possibilità di quel che accade «per caso» in classe.

In secondo luogo, un’attività diventa esperienza quando viene ripresa e rielaborata in seguito. Il «fare» con le mani ha bisogno di un secondo momento, in cui si chiede ai bambini di raccontare, giudicare, argomentare e più semplicemente riconoscere quello che hanno scoperto. Una vera «esperienza», inoltre, è sempre interdisciplinare e coinvolge tutti gli aspetti della persona.

Infine un’esperienza è anche un’occasione preziosa di valutazione, perché solo vedendo i nostri allievi all’opera possiamo osservare veramente il loro livello di comprensione e come ciò che è stato compreso viene speso nell’azione.

Il compito, affascinante e appassionante, dell’insegnante è quello di suscitare esperienze e accompagnarle, perché queste costruiscano un apprendimento.

 

Un’occasione di esperienza in matematica

In particolare, credo che in ambito matematico sia necessario utilizzare il metodo dell’esperienza. La matematica, infatti, non solo c’entra con la vita: la matematica è nella vita, così come il linguaggio.

Ecco quindi un esempio di esperienza vissuta quest’anno con i miei bambini di quinta, che è si è rivelata anche una efficace occasione di valutazione delle loro competenze matematiche e linguistiche.

Per prima cosa ho definito gli obiettivi sui quali mi interessava lavorare, seguendo le Indicazioni Nazionali:

«Individuare, analizzare e interpretare i dati per ricavare informazioni utili e prendere decisioni. Utilizzare unità di misura di peso, capacità e tempo in contesti concreti per risolvere problemi. Utilizzare le misure in relazione al sistema monetario».

Quando, nella nostra vita di ogni giorno, dobbiamo mettere in campo questa serie di azioni? Semplice: per esempio, in cucina!

 

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Benedetta Ferioli

(insegnante presso la Scuola Primaria Paritaria “Vladimiro Spallanzani” di Casalgrande – RE)

 

© Rivista Emmeciquadro

 







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