SCUOLA/ Anna, Sara e Mauro: e all’improvviso la grammatica prende vita

- Gianni Mereghetti

Al centro di aiuto allo studio, quel giorno, Sara era muta come un muro, di fronte al compito di grammatica, che appariva senza senso

scuole aperte (LaPresse)

Anna era arrivata al centro molto presto, appena finita la scuola si era precipitata, come aveva detto il giorno prima a Mauro, perché aveva molto da studiare e incombeva una verifica di grammatica, un vero e proprio terrore da cui pensava di non farla franca.

Arrivata nel salone di ingresso vi era Mauro ad aspettarla. Anna gli aveva chiesto di poter mangiare un panino, poi avrebbe cominciato, ma in compagnia di Sara, la sua compagna di classe di origine albanese che in grammatica aveva ancor più difficoltà di lei.

“Come mai?” aveva chiesto Mauro. “Ieri non me lo avevi detto.”

“Vero, ma bisogna aiutarla! Sara è già stata bocciata lo scorso anno e deve essere promossa, deve!” aveva perentoriamente risposto Anna. “Vede prof” aveva aggiunto “in classe tutti vedono la sua difficoltà, ma nessuno che muova un dito. Tutti che la criticano, professori in testa, quando basterebbe così poco per allungarle una mano e portarla in salvo. Lei deve aiutarmi, io faccio il possibile ma lei deve aiutarmi perché come posso aiutarla io in grammatica? Mi sembra impossibile!”

“Ma no! Tu la sai bene la grammatica, la puoi aiutare eccome. Ne sono certo.”

“Prof non dica così, io non sono capace, mi lasci finire il panino e poi vedrà.”

“Ok ti aspetto dentro.”

Dopo circa dieci minuti Anna era tornata assieme alla sua amica Sara che Mauro non conosceva, ma a cui aveva fatto una grande festa, cercando di smuoverla dalla paura che le si leggeva negli occhi.

“Che cosa dovete fare?” aveva chiesto Mauro alle due ragazze. Solo Anna sembrava essere al corrente di quello che stavano svolgendo in classe. Anna aveva fatto vedere a Mauro degli esercizi di analisi del periodo che l’insegnante aveva assegnato e che aveva suggerito come preparazione alla verifica.

“Bene” aveva detto Mauro dopo aver letto gli esercizi, “ho capito, proviamo a farli” e guardava Sara, aspettando un cenno di assenso come a dire che era sul pezzo.

Sara non rispondeva, il suo era un silenzio inquietante che aveva fatto spazientire Mauro.

“Facciamo gli esercizi così capisco?” aveva gridato Mauro, che voleva scuotere la ragazza ma non vi riusciva. Si trovava di fronte ad un muro di pietra.

Mauro a quel punto aveva fissato negli occhi Sara, la sua domanda era evidente, non vi era bisogno di parole. Cosa poteva fare di fronte ad una ragazza che non voleva mettersi al lavoro? Anna aveva capito e si era messa ancor più vicina a Sara dettandole quello che doveva scrivere. Sara aveva cominciato a scrivere, poi d’un tratto aveva detto: “Anna lo sai, io non capisco!”

“Lo so” aveva risposto Anna “dì al prof Mauro perché non capisci.”

Sara finalmente aveva guardato Mauro, che fino a quel momento era un perfetto estraneo.

“Non capisco, non ho mai capito perché devo imparare la grammatica, non riesco proprio a capirlo. Io ho imparato questa lingua, capisco, rispondo, scrivo, ma perché devo imparare la principale, la subordinata di primo grado e le coordinate? Perché?”

Mauro era rimasto spiazzato. Quella ragazza bocciata, alla quale pensava di dover insegnare delle cose molto precise, gli aveva posto una domanda di senso.

“Ma allora tu le sai riconoscere” aveva balbettato.

“Sì, ma perché?”

Mauro aveva fatto passare nella sua mente tutte le teorie del significato che conosceva e che spesso ripeteva, ma non riusciva a esprimerne una in modo accessibile.

“Sara, facciamole assieme al prof Mauro” aveva detto Anna traendolo da quell’impaccio paralizzante. Erano tutti e tre di fronte alla frase: “Luigi sta parlando con un amico che vuole partire per l’America e che non è sicuro di poterlo fare oggi a causa della pandemia”. “Ecco” chiedeva ora Sara, “perché oltre a capirla devo sapere che Luigi sta parlando è la principale?

Mauro aveva analizzato la frase, e nel farlo gli era sfuggito, tra l’altro, che la grammatica è la presa di coscienza di un’armonia tra le cose, insomma il diventar consapevoli di un rapporto. Sara ne era rimasta colpita. Era Anna la loro “grammatica”. Senza Anna, il prof Mauro sarebbe stato quello che era prima: un estraneo.

Avevano lavorato per un’ora, Sara aveva lavorato perché c’era Anna, Mauro aveva lavorato con loro perché Anna lo aveva coinvolto. Era un’esperienza nuova, era come la stessa grammatica avesse assunto un senso nuovo. Ora aveva più senso perché loro c’erano.

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