SCUOLA/ Cos’è insegnare, se un prof “impara” anche da chi non ce la fa?

- Gianni Mereghetti

Prof che si ritrovano al centro di aiuto allo studio anche se le scuole sono chiuse. Il momento buono per chiedersi le ragioni di fondo

decreto scuola
Scuola (LaPresse)

Sono finite le scuole e il centro di aiuto allo studio è vuoto. Vi è solo Riccardo che sta mettendo a posto la documentazione per poter fare il punto sulle frequenze annuali. Ad un certo punto era entrata Lorena, insegnante di italiano in pensione.

“Solo?” chiede a Riccardo.

“Si penso che oggi non arriverà nessuno, è il primo giorno di vacanza!” risponde Riccardo, senza alzare la testa dalle schede che documentavano in modo minuzioso quanto ogni giorno si fosse lavorato, quante ore e quante materie.

Quasi si fossero dati un appuntamento uno dopo l’altra erano arrivati Giulia, insegnante di filosofia, Diego, insegnante di fisica, e Walter, prof di inglese.

“Nostalgia del centro?” aveva chiesto Riccardo vedendoli entrare uno alla volta.

“In un certo senso sì, ero a casa e mi sono chiesta perché non venissi qui. Ed eccomi arrivata.”

“I ragazzi non ci sono! Che ci fate qui?” aveva domandato Riccardo come se lui fosse l’unico ad essere al centro con una ragione.

“Siamo venuti per un caffè. Ce lo fai Riccardo?”

“Va bene” aveva risposto il volontario alzando finalmente la testa e guardando in faccia gli altri.

Riccardo si era messo a fare il caffè e lo aveva servito ai quattro volontari che si erano seduti intorno alla scrivania della segreteria.

“Mi mancano i ragazzi” aveva detto Giulia sorseggiando il caffè ancora caldo.

“Sì questo è il loro luogo” aveva osservato Diego, aggiungendo che quando il centro era pieno si percepiva un clima di grande familiarità.

“Il loro luogo? Anche il nostro. Io oggi sapevo che non avrei trovato nessun ragazzo, però ero certo che avrei incontrato qualcuno di voi per scambiare qualche idea sull’anno” aveva voluto precisare Walter. Ricardo aveva annuito.

“Chissà perché, io speravo che arrivaste!” aveva sottolineato di conseguenza Riccardo.

“È la ricchezza di questo luogo, in cui ogni ragazzo si trova a suo agio perché c’è ognuno di noi” aveva ribadito Walter.

“Ma anche noi venendo qui abbiamo vissuto un’esperienza fantastica, quella di diventare più appassionati alla vita dei ragazzi che frequentano” aveva allora ripreso Giulia il suo pensiero, raccontando di Sara, con la quale era nato un rapporto più profondo che non un po’ di aiuto nello studio.

“Sì Giulia, e guardando loro abbiamo imparato a guardare noi stessi. Così siamo diventati amici, così, per un soffio di umanità che ci ha ravvivati” aveva osservato Riccardo, aggiungendo che quell’amicizia era frutto di una passione per la vita ritrovata.

“Ma da chi è partito tutto?” aveva chiesto Lorena, che era venuta perché sentiva nostalgia del centro.

“Oggi da te!” le aveva risposto Riccardo.

“Da me?” ed era tanta la sorpresa di Lorena che non capiva.

“Sì quest’avventura riparte ogni giorno da chi va a cercare qualcosa per sé, i ragazzi vengono qui perché hanno bisogno di imparare, e noi? Abbiamo forse bisogno di insegnare?”

“No! Anch’io ho bisogno di imparare, aiuto chi ha bisogno per scoprire chi sono.”

“Questo è accaduto quest’anno” aveva sottolineato Riccardo, chiedendo a tutti una mano a fare i conti dell’anno.

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