SCUOLA/ Dad o presenza, chi si è dimenticato della “centralità dello studente”?

- Roberto Pasolini

Servirà la Dad, come soluzione suggerita dall’equilibrio e imposta da quello che, ancora una volta, non si è fatto per gli studenti

scuola quarantena classi
(LaPresse)

Come prevedibile, per la riapertura di gennaio il dibattito sulla scuola si è acceso in un contrasto di opinioni, aperte comunicazioni istituzionali di disobbedienza alle disposizioni del Governo o disobbedienze silenziose, come diversi comuni hanno fatto, secondo le informazioni dei media.

Un caos, ha affermato Agostino Miozzo in una intervista al Corriere, che disorienta i diretti interessati, ossia studenti e famiglie, cui preme sapere, con buona certezza, se potranno avere a fine anno una preparazione adeguata a quanto prevede il corso di studi e se le disposizioni di sicurezza sono tali perché suffragate da fonti scientifiche o se sono strumentali ad altre situazioni quali economia, trasporti, lavoro e, quindi, senza la dovuta sicurezza per chi deve frequentare.

Dal mio punto di vista questa criticità nasce da lontano poiché il dibattito non prende mai in considerazione i veri risvolti che permetterebbero di trovare soluzioni adeguate.

Cinque sono i punti che toccherò: equilibrio, studente al centro, autonomia, vision e programmazione.

Una cara amica mi ha inviato per le festività uno strano ma bellissimo augurio: “il regalo per tutti in questo periodo natalizio è un ingrediente in via di estinzione: l’equilibrio”.

Un augurio reale e concreto! Quanto sarebbe diverso l’attuale dibattito se fosse improntato all’equilibrio nelle posizioni di ognuno e non votato sempre ad un estremismo di comunicazione per “fare notizia”.

Potrei fare molti esempi, ma ne scelgo uno che si inserisce nel caotico dibattito di oggi: la didattica a distanza (Dad).

Alla fine dello scorso anno scolastico è scoppiata la demonizzazione della Dad, molto probabilmente anche perché si pensava che la pandemia fosse finita. Un errore fondamentale e superficiale nell’approccio che paghiamo anche oggi. Non si è provveduto a fare un’analisi approfondita sul tema per vederne le positività e le negatività e valutare serenamente se e come in alcuni contesti potrebbe essere più utile per la preparazione degli studenti ricorrere alla Dad. No, mai più Dad!, s’è detto. Sulla base della considerazione, che condivido, corretta ma parziale che spesso ho sostenuto anch’io: la Dad non potrà mai sostituire in toto le lezioni in presenza perché è un’altra modalità didattica e riduce il fondamentale rapporto personale e sociale che sta alla base dell’insegnamento e della frequenza della scuola.

Alcuni dati sono emersi nel tempo, ma non sono mai stati approfonditi per tenerne il giusto conto. Il flop della Dad si è fondato sulla fatiscenza strutturale della rete informatica e sulla carenza di strumenti digitali in possesso degli studenti (circa il 45% di loro ha segnalato problemi di connessione o di carenza di strumenti digitali necessari, secondo l’Istat).

Questo indica che il calo dei livelli di preparazione non è frutto della Dad quale modalità didattica; la colpa è il non aver avuto lezioni e la mancata possibilità di avere il collegamento quotidiano con i propri docenti.

Un’informazione più oggettiva non avrebbe distorto l’opinione delle famiglie e oggi di fronte al dilemma se meglio 10-15 giorni di Dad per evitare contatti a rischio di contagio o la scuola in presenza rischiando il contagio e vedendo poi l’eventuale Dad per le quarantene come un ulteriore danno, il problema sarebbe affrontato in modo diverso, fatemelo dire, “con equilibrio”, cercando con serenità il meglio per i nostri figli.

Su questa decisione concorrono altri due degli aspetti che ho evidenziato all’inizio: la centralità dello studente e l’autonomia delle istituzioni scolastiche. Se si tiene conto questi fattori rimane evidente che la scelta non può essere uguale per tutti, ma – concordo con l’articolo di Alessandro Artini – occorrerà tener conto di quale sia la migliore per gli studenti di quel territorio e, oserei dire, di quella scuola. Possibilità di Dad dove livello di connessioni, di possesso di strumenti digitali e preparazione dei docenti permettono un regolare sviluppo della preparazione, altrimenti in presenza curando ancor più e con attenzione le misure utili a garantire una sicurezza sanitaria.

Da sempre la centralità dello studente e il suo diritto formativo sono evidenziati nei documenti ministeriali, ma troppo spesso ci si è limitati ai proclami.

Tra i tanti, solo due esempi significativi: il bilancio dello Stato, dove più del 90% serve a coprire gli stipendi del personale docente, lasciando poco spazio per gli interventi straordinari migliorativi e gli investimenti (bisogna stanziare più risorse!); o la quotidianità, nella quale l’organizzazione dei quadri orari settimanali parte sempre dalle necessità personali dei docenti e non da quelle didattiche. Nel periodo pandemico che stiamo vivendo, questo aspetto è stato ben descritto dall’on. Toccafondi nel suo articolo. Tre temi importanti si incrociano con la scuola: trasporti, lavoro dei genitori, rilancio economico. Mi limito ad approfondire il primo.

La soluzione alla necessità di coordinare la scuola in presenza con i mezzi, ancora una volta, ha messo le esigenze degli studenti non al primo ma all’ultimo posto. La conseguenza è stata che dal 2020 l’organizzazione della scuola superiore prevede orari scaglionati con studenti costretti a lunghi prolungamenti orari pomeridiani, a scapito dei tempi da dedicare allo studio con conseguente ridotta efficienza nei risultati. Pochi gli interventi strutturali, anche se la situazione era prevedibile. Sembra di sentire la classica frase ripetuta subito dopo un disastro: “si poteva evitare”. Certo! Bastava programmare per tempo i dovuti interventi e prendere le necessarie decisioni, mettendo le esigenze dei ragazzi al primo posto!

Vision e programmazione sono fortemente richieste a livello globale. Tutti abbiano sentito parlare dell’agenda Onu 2030 cui gli Stati debbono far riferimento per affrontare lo sviluppo sostenibile. Ogni azienda, per avere un futuro, deve fare previsioni a 4 o 5 anni per organizzare il marketing e pianificare le eventuali ristrutturazioni aziendali necessarie. Credo che se si vuole efficienza questo deve essere il metodo da seguire anche per la scuola.

Durante la pandemia, è uscito chiaro un messaggio: è grazie al “coraggio” di molti dirigenti scolastici che hanno gestito con un’autonomia più ampia di quella oggi permessa dalle norme che la scuola ha potuto resistere all’urto. Spesso le indicazioni non sono chiare e tempestive, come lamenta il presidente di Anp Giannelli e occorre comunque decidere, assumendosi rischi.

È tempo di avere il coraggio di dare vera e piena autonomia alle scuole statali e paritarie, se lo sono guadagnate sul campo!

In conclusione, credo che se in futuro le scelte sulla scuola da parte del parlamento e del ministero saranno improntate ad equilibrio, vera e concreta centralità dello studente, vision a medio lungo periodo, programmazione e vera autonomia, anche finanziaria delle scuole, i nostri ragazzi non potranno che avere benefici per il loro benessere a scuola e per il miglioramento dei loro livelli di apprendimento.

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