SCUOLA/ Fatima, Allah e la “scoperta” del Cantico delle Creature

- Gianni Mereghetti

Giulia e Fatima si erano arenate sull'italiano strambo del "Cantico delle creature". Che senso poteva avere studiarlo? Il criterio invece era un altro

giotto francesco sultano arte1299 640x300 Giotto, Francesco davanti al Sultano. Basilica Superiore di Assisi (1295-99)

Fatima era arrivata al Centro di aiuto allo studio presto e Riccardo, il professore che l’aiutava in italiano, ancora non c’era. Si era seduta ad aspettare e nel frattempo era arrivata Giulia, una sua compagna di classe.

“Come mai qui oggi?” aveva chiesto Giulia a Fatima, sorpresa nel vederla. Di venerdì solitamente Fatima non c’era perché andava in moschea.

“Ma tu hai capito la lezione di oggi?” le aveva controbattuto Fatima.

“Quale?”

“Quella di italiano.”

“Dici il Cantico delle creature di San Francesco?”

“Sì!” aveva detto con decisione Fatima.

“Be’, tutto tutto no, ma il senso sì.”

“Ma scritto in quell’italiano? Non poteva leggercelo in altro modo?”

“Anch’io ho fatto fatica, se non ce lo diceva la professoressa se konfano, mentovare, sora io non sapevo cosa volessero dire.”

“Figurati io. E poi non capisco perché lo devo studiare” aveva ribattuto Fatima.

“Sei qui per questo?”

“Sì, vorrei che Riccardo mi aiutasse a capire.”

Nel frattempo Riccardo era entrato nel centro e anche lui si era meravigliato di trovarsi davanti Fatima.

“Che cosa fai qui?” le aveva chiesto con un tono di curiosità.

“È qui per farsi spiegare il Cantico delle creature” si era intromessa Giulia.

“Non potevi spiegarglielo tu?” aveva detto allora Riccardo a Giulia.

“Io? No, non sono in grado! Poi lei non capisce perché debba studiare questi testi.”

“Sì, non capisco proprio, sono così lontani e complicati!” Aveva detto Fatima, agitata.

“E tu, Giulia, lo capisci?”

“A dire il vero no. Li studio perché devo studiarli” aveva risposto con grande sincerità la ragazza.

“Venite nell’aula” aveva detto loro Riccardo, poi quando si erano sedute aveva aggiunto “ora rileggiamo insieme il testo di san Francesco, vi spiego io le parole difficili, e vediamo se c’entra con quello che viviamo oggi.”

Riccardo si era quindi messo a leggere con le due ragazze il Cantico delle creature, fermandosi ad ogni passo difficile e attento a che le ragazze capissero.

Alla fine della lettura Riccardo aveva guardato le ragazze, fermandosi prima su Giulia e poi su Fatima, e si era lanciato in un “e allora?”

“Ho capito, lo direi anch’io che sono musulmana, non so se fino a lodare Allah per la morte, ma io lodo Allah per tutto quello che ci dà.”

“Sì, è quanto mai attuale!” aveva esclamato Giulia, “è una sfida a me che sono distratta a ringraziare Dio per tutto.”

“Ma c’è bisogno di leggere un testo così antico?” aveva ribattuto Fatima con un’ultima perplessità.

“Lascia stare che sia così antico, tu non leggi un testo del 610 d.C.? Il problema è che sia vero, ed è vero se parla a te oggi.”

Fatima non aveva ribattuto, Riccardo aveva aggiunto: “Comunque cercate di fare con tutto quello che vi propongono ciò che abbiamo fatto oggi, cercare di capire e chiedervi che cosa dice a voi.”

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