SCUOLA/ “Gli studenti hanno capito che di questa politica non ci si può fidare”

- Gianni Mereghetti

I giovani hanno capito che la politica e l’amministrazione scolastica non sanno come affrontare la pandemia. Eppure una soluzione ci sarebbe

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La sede del ministero dell'Istruzione (LaPresse)

Caro direttore,
che caos ha fatto il governo, sia a Roma che nelle varie regioni! Non hanno fatto altro che aumentare l’incertezza che già colpisce i ragazzi e le ragazze in questa pandemia. Una cosa, nella scuola, è ormai evidente: i giovani hanno capito. Sanno in modo sempre più indubitabile che la politica e l’amministrazione scolastica non sanno come affrontare la pandemia. Di conseguenza ogni decisione di chi governa non la si può guardare se non con un profondo sospetto. 

Il caos prodotto nel mondo della scuola superiore è l’esito di uno statalismo cieco che ha pensato di risolvere i problemi calando soluzioni dall’alto. La realtà non lo sopporta, per cui la ridda di interpretazioni che ne ha dato la politica – su responsabilità, riapertura, contagi, trasporti – è risultata qualcosa di insulso e inutile: ognuno ha voluto dire la sua in opposizione a quello che diceva l’altro. L’esito? Una grande incertezza. 

È il pantano in cui la scuola è stata sbattuta dal modo irrazionale con cui l’hanno considerata tutti, nessuno schieramento escluso. Ciò che non funziona è la cultura dominante della scuola, è l’idea che la soluzione venga dall’alto, che siano ministero e regioni a dire che cosa si debba fare. 

Invece la realtà della scuola insegna una cosa del tutto opposta, che a dirla sembra assurda, mentre è l’unica verità plausibile e oggi da seguire: la soluzione che viene dall’alto non fa altro che generare caos e incertezza, perché la strada per trovare la soluzione viene dal basso. 

La questione seria della scuola oggi è che governo nazionale e governi regionali non hanno capito cosa è successo da febbraio ad oggi. Nella scuola vi è stata una grande assunzione di responsabilità, sia da parte di insegnanti sia da parte di studenti. È solo per questo che la scuola è andata avanti e che in essa vi sono state esperienze educative significative, non perché si sono affinate le tecniche  – un fatto comunque importante –, ma perché vi sono state persone, sia adulti che giovani, che hanno preso sul serio il loro desiderio di conoscere e hanno trovato le opportunità per viverlo. 

Oggi allora vi è una sola strada per uscire dal pantano creato dal Covid e aggravato dal centralismo burocratico: che governo e regioni non dicano al mondo della scuola cosa si deve fare, ma che si fidino della responsabilità dei dirigenti scolastici, degli insegnanti e degli studenti.

È il momento di affidare la scuola ai suoi protagonisti. Essi possono vincere la pandemia e hanno come strumento la ragione, uno strumento decisivo. 

Forse, dopo anni e anni, la pandemia favorirà l’uscita dallo statalismo che uccide le forze vive della scuola.

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