SCUOLA/ Ministro Azzolina, senza valutazione (esterna) non si può insegnare

- Filomena Zamboli

Il ministero ha pubblicato l’Atto di indirizzo politico 2020 per la scuola. Stupisce che la priorità del Sistema nazionale di valutazione sia all’ultimo posto. Ecco le direttrici da seguire

Lucia Azzolina
Miur, il ministro Lucia Azzolina (LaPresse)

Il 7 febbraio è stato pubblicato l’Atto di indirizzo politico istituzionale per l’anno 2020 della ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina. In realtà, nel documento, non sono ancora presenti “gli obiettivi”, che “saranno inseriti nella programmazione strategica del Ministero dell’Istruzione, al fine di essere tradotti in atti amministrativi concreti ed efficaci, diretti a migliorare il servizio che l’Amministrazione centrale rende alla comunità educante e al Paese”, ma poiché essi discendono dalle priorità politiche, sono tali priorità che vengono affrontate dettagliatamente.

Colpisce che la priorità relativa al Sistema nazionale di valutazione sia l’ultima dell’Atto. In essa si legge: “Il Sistema nazionale di valutazione, istituito dal D.P.R. 80/2013 e attivato a partire dall’anno scolastico 2014/15, rappresenta una opportunità di miglioramento e di accompagnamento per il sistema scolastico. Alla luce delle esperienze già compiute, è necessaria una revisione che semplifichi e armonizzi le procedure, evitando duplicazioni e sprechi, e sottolinei l’obiettivo di individuare le misure necessarie per aiutare le istituzioni scolastiche a migliorare il proprio servizio al Paese e a colmare i divari territoriali”.

Anche la scuola, come qualsiasi altra organizzazione pubblica, nell’esercizio della propria funzione, ha necessità di valutare, secondo criteri di attendibilità e oggettività, i risultati ottenuti e la qualità delle sue prestazioni, in rapporto ai bisogni e alle aspettative degli utenti e del territorio. L’esigenza della valutazione dei servizi erogati è diventata ineludibile nel momento in cui il sistema si è organizzato in forma decentrata e autonoma. Infatti, proprio le stesse disposizioni normative (Dpr 275/99) che sanciscono l’autonomia organizzativa e didattica, di ricerca, sperimentazione e sviluppo, hanno reso indispensabile l’adozione di un Servizio nazionale di valutazione.

È giunto il tempo di approfondire riflessivamente le esperienze fatte finora, nell’ottica del miglioramento, sia sul processo di autovalutazione delle istituzioni scolastiche, sia sugli apporti della valutazione esterna, sia nella prospettiva del bilancio sociale.

Ecco alcune domande, di ceriniana memoria, che sentiamo rimbalzare nei nostri contesti scolastici: ci serve un sistema di valutazione? Agisce a favore o contro la scuola? Come utilizzare gli esiti delle indagini valutative? E i risultati scolastici? Quali sono i rischi o gli effetti collaterali da considerare? Occorre chiarire l’uso che si intende fare, per esempio, dei dati sugli apprendimenti. Come vengono recuperati? Come vanno letti contestualmente ad altre informazioni sul funzionamento della scuola?

Insomma, è necessario dilatare il focus di osservazione, supportando le scuole, attraverso un rapporto diretto, nell’analisi dei contesti operativi, e determinare una riflessione continua su una serie di processi, di modelli organizzativi, di qualità di azioni. Lo scopo della valutazione è conoscere meglio la vita stessa di una scuola, che non è mai totalmente racchiusa negli item proposti nelle indagini docimologiche, nei dati dei questionari di contesto.

Per questo abbiamo bisogno di un sistema di valutazione, cioè di uno strumento poliedrico utile a comprendere i fattori che influiscono sulla qualità di una istituzione scolastica e, conseguentemente, di tutte le autonomie del Paese.

Di tutta l’esperienza fatta in questi anni, proprio le visite dei Nev (Nuclei di valutazione esterna) hanno rappresentato dei tentativi reali di accompagnamento in situazione e reso protagonisti gli insegnanti, i dirigenti, il personale Ata, i genitori, aprendo finestre di riflessione sia sull’organizzazione che sulla didattica.

Solo per citare un noto esempio, la varianza tra scuole, a parità di contesto, ci dice che c’è un’area di intervento possibile, perché il valore aggiunto potrebbe dipendere da fattori diversi: l’organizzazione interna di “quella” scuola, il tipo di professionalità che vi operano e i valori in cui credono, come caratterizzano il loro insegnamento… “avendo a cuore l’unica finalità di riportare gli studenti e il loro futuro al centro del sistema di istruzione del Paese” (Atto di indirizzo 2020).

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