SCUOLA/ Miur e valutazione, il cambio di passo che serve subito

- Rosario Mazzeo

Sulla valutazione nella primaria il Miur ha fornito indicazioni incerte. Occorre tornare subito alla valutazione formativa

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(LaPresse)

La scuola nei mesi del lockdown ha dovuto prendere atto che valutare è più che controllare, molto di più che assegnare voti in decimi. Si è accorta anche che è fattibile una valutazione autentica (reale), liberata e liberante. Persino chi idolatra il voto ha dovuto ammettere che la scuola a distanza ha reso pressoché impossibile la “misurazione” quantitativa degli apprendimenti; che la valutazione sommativa (prova e voto numerico) è uno strumento inadeguato a valorizzare i percorsi di singoli alunni.

Ora però si rischia di annegare nel vociare di cose da fare o non fare, agitato da ansie e paure personali e collettive. Il rischio, anche in questa fase di programmazione, è quello di rinnegare quei comportamenti virtuosi della valutazione formativa notati e lodati al termine dell’anno scolastico a giugno.

Avvisaglie al riguardo sono pure i pasticci ministeriali, l’ultimo dei quali è la nota 1515 del 1° settembre sulla valutazione intermedia e finale nella scuola primaria, firmata dal capo dipartimento del Miur, Marco Bruschi. Cerchiamo di capire raccontando i fatti.

A giugno, precisamente il 6, viene approvato all’unanimità un emendamento alla Legge n. 41 che recita così: “In deroga all’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62, dall’anno scolastico 2020/2021, la valutazione finale degli apprendimenti degli alunni delle classi della scuola primaria, per ciascuna delle discipline di studio previste dalle indicazioni nazionali per il curricolo, è espressa attraverso un giudizio descrittivo riportato nel documento di valutazione e riferito a differenti livelli di apprendimento, secondo termini e modalità definiti con ordinanza del Ministro dell’istruzione”.

Le ragioni di questo emendamento vengono espresse in termini netti e chiari dalla senatrice Vanna Iori in una dichiarazione, rilasciata alla stampa dopo la sua approvazione: “I bambini non possano essere considerati dei numeri. Dare un 4 può essere un macigno pesante da comprendere, mentre una valutazione più complessiva prende in considerazione le caratteristiche del bambino … la valutazione va fatta in termini di giudizio sintetico. Il giudizio tiene conto della specificità e della individualità di ogni singolo bambino mentre il voto numerico livella e rende tutti uguali, anche se ci sono diverse motivazioni dietro a quel voto”.

Aldilà delle polemiche e dei commenti, l’emendamento rimette in discussione la tirannia del numero nella valutazione pedagogica, insopportabile soprattutto negli anni dell’obbligo di istruzione (6 –16 anni). Lo sanno molto bene i docenti della primaria, che da anni sperimentano la pericolosità e l’ambiguità del voto in decimi, soprattutto nelle prime classi e nei colloqui con i genitori. Ecco cosa scrive, per esempio, una giovane maestra in una prima primaria:

“Ogni volta che devo mettere un ‘numero’ sul registro mi sento invasa da mille domande… Soprattutto quest’anno che ho la classe prima. Come faccio esattamente a valutare un ‘piccolo’? Come posso valutare una comprensione orale di un bambino di sei anni? Come posso valutare racconti, vissuti di bambini che narrano esperienze, non per essere valutati, ma solo per condividere, riflettere con compagni e maestre…? Come si fa ad esprimere un giudizio numerico a pochi mesi dall’inizio della scuola, senza la approfondita conoscenza pregressa del percorso che ha portato ogni bambina, ogni bambino, al momento del suo ingresso alla scuola primaria? Posso vedere i passi avanti che ha fatto… ma devo dargli tempo… il suo tempo per assimilare regole nuove, volti nuovi, spazi nuovi… Insomma comprendere il ‘mondo scuola’ che fino ad allora gli era estraneo. Io posso solo dire che per me valutare è una grande responsabilità, spesso una fatica e talvolta una sofferenza”.

Molte scuole, alcune sostenute da associazioni culturali e professionali a livello nazionale (Mce, Rete Senza Zaino, Comunità Giovanni XXIII), altre a carattere locale, hanno sperimentato e testimoniato che i risultati di una valutazione senza numero sono di notevole qualità.

In questo clima si aspettava l’uscita dell’ordinanza ministeriale, prevista dall’emendamento, sul ritorno alla pagella senza numeri, quando, come un fulmine a ciel sereno, l’1 settembre esce la nota di Max Bruschi. In essa si invitano le scuole primarie a valutare in decimi nel primo quadrimestre, in attesa che gli esperti del dipartimento, guidati dalla prof.ssa De Nigris, diano il là all’attuazione della “disposizione” sulla valutazione finale, che per la legge n. 41, se ben capisco, dovrebbe essere espressa in un giudizio. Seguiamo il testo della nota:

“Vale la pena evidenziare che i criteri di valutazione, nelle more delle indicazioni e delle misure di accompagnamento definite a cura del gruppo di lavoro e dell’Amministrazione, restano quelli a suo tempo determinati dal Collegio docenti, così come la valutazione specifica degli apprendimenti, che il giudizio descrittivo sarà poi chiamato a chiarificare e a svolgere, sarà al momento espresso nelle varie forme a oggi adottate dai docenti delle scuole primarie”.

Si tratta di espressioni poco limpide. Di certo – prosegue la nota – “la norma, attualmente, nulla dispone per quanto concerne la valutazione intermedia, che resta dunque disciplinata ai sensi dell’articolo 2, comma 1 del Dlgs 62/2017 e dunque con votazione in decimi, salvo successive modifiche che potranno intervenire in sede legislativa…”.

Che fare dunque? Si resta in attesa? Diamo i “numeri” a febbraio e a giugno i giudizi?

Per non cadere nel ridicolo è meglio praticare la valutazione formativa da subito ed eventualmente, se proprio è necessario pagare il pedaggio alla burocrazia, rimodulare i giudizi in voti nello scrutinio del primo quadrimestre. Si tratta di un esperimento in atto in molte delle scuole, in particolare nelle prime classi della primaria. Man mano che passano i giorni, dunque, e ci si libera dal terrore del Covid–19, proviamo a lavorare in queste settimane rispondendo a domande sulle ragioni e passi di una valutazione senza numero, del tipo: Che cosa comporta l’abolizione del voto in decimi? Da che cosa può essere sostituito il numero: da una lettera, da un aggettivo qualificativo, da un simbolo, dal giudizio? Come arrivare a giudizi sintetici, costruttivi, personalizzati? Come aiutare i genitori a superare l’attaccamento morboso al voto numerico?

A queste domande qui non è dato rispondere per mancanza di tempo e di spazio. Lo faremo raccontando esperienze nelle prossime settimane.

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