SCUOLA/ Nodo valutazione: se Azzolina tace, “salta” l’esame di Stato

- Pierluigi Castagneto

Sull’esame di Stato manca un aspetto chiave per renderlo possibile e farlo funzionare: la valutazione delle lezioni a distanza. Perché Azzolina ancora tace?

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LaPresse
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Ad aprile iniziato gli studenti che stanno frequentando la classe quinta non hanno alcuna certezza rispetto all’esame di Stato. Ma nemmeno il ministro dell’Istruzione, a due mesi e mezzo dall’inizio delle prove, ha dato precise indicazioni e la discussione all’interno della maggioranza è ancora in alto mare. Ieri c’è stato un confronto tra i partiti che sostengono il governo Conte e per oggi è previsto un primo passaggio in Consiglio dei ministri.

Ovviamente tutto dipende dall’andamento della pandemia di Covid-19. A seconda di come si svilupperà la situazione sono previsti due scenari.

Il primo, quello più morbido, con un rientro a scuola a metà maggio e con un mese di scuola ancora fruibile, prevede scrutini regolari, commissione interna e presidente esterno, 2 prove scritte di cui la seconda, quella di indirizzo, predisposta dalla stessa commissione. 

Se invece il rientro non potrà essere garantito, i tecnici del ministero hanno proposto al ministro Azzolina un esame concentrato nel colloquio orale comprendente tutte le materie o quasi, che a questo punto verrebbe valutato per 60 punti su 100, mentre i restanti 40 deriverebbero dal credito scolastico che, come è noto, negli ultimi tre anni è dato dalla media dei voti attribuiti. 

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Tuttavia a oggi non è stato risolto il problema della valutazione nell’ambito della didattica a distanza e il ministro non ha ancora detto una parola definitiva in proposito. Per ora c’è solo una circolare del capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione Marco Bruschi in cui laconicamente si precisa la necessità e il dovere formativo da parte dei docenti dell’azione di verifica delle attività svolte. Un po’ poco: a più di cinque settimane dalla chiusura delle scuole in tutto il Nord Italia e comunque dal 9 marzo, data della chiusura totale in tutta Italia, il ministro non è ancora intervenuto in modo specifico.

La Azzolina non ha dato altre chiarificazioni neppure nell’intervento al Senato del 26 marzo, promettendo entro alcune settimane di impartire “a tutti nuove indicazioni operative” in modo che  “nessuno si senta nell’incertezza e nessuno, soprattutto tra gli studenti, viva in ansia per la scuola”.

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Queste indicazioni oggi sembrano improrogabili per permettere a tutti i docenti un quadro normativo certo, con lo scopo di operare nei termini di legge nell’ambito della didattica a distanza. Per gli studenti del quinto anno diventano indispensabili, non per diminuire l’ansia, ma per permettere loro di avere una prospettiva sicura sulla conclusione dell’anno scolastico, anche per allontanare il dubbio che tutto si risolverà in una promozione generale, fatto che tra l’altro il ministro stesso ha smentito categoricamente.  

Oggi, per l’incertezza normativa, in molte scuole superiori si discute sulla validità ed efficacia delle lezioni on line, ma in pochissimi istituti si prende sul serio la tempistica per la conclusione dell’anno in vista della maturità. Non ci sono cenni sulla predisposizione delle simulazioni delle prove d’esame,  né sulla stesura del cosiddetto documento del 15 maggio, la carta d’identità della classe, predisposto e controfirmato da tutti i docenti. Inoltre senza valutazioni circostanziate e condivise con gli studenti sarà impossibile giungere alla formulazione della media finale, che, come detto, permette l’attribuzione del punteggio del credito scolastico dell’ultimo anno. Per ora si sa solo che non verranno valutate le attività di Alternanza scuola-lavoro e il percorso di Cittadinanza e costituzione.

Se dunque sembra impossibile la non ammissione, pena il ricorso certo al tribunale amministrativo da parte delle famiglie, bisogna che il ministero dell’Istruzione acceleri sui criteri di valutazione per non cadere nella trappola, anch’essa molto pericolosa, dell’attribuzione dei voti finali poco fondati, senza una vera individuazione delle capacità di ciascuno studente.

In altre parole, se nel tempo del coronavirus il rischio del 6 politico alla maturità sembra molto probabile, almeno si tenti di non svilire le capacità degli studenti più bravi e meritevoli. 

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