SCUOLA/ Omar e la maturità: per superarla bisogna conoscere se stessi

- Gianni Mereghetti

Omar era in preda all'ansia: l'esame di maturità sarebbe stato in versione pre-Covid. Pieno di dubbi, era convinto di non farcela

scuola esame maturita 12 lapresse1280 640x300 Esame di maturità (LaPresse)

Omar era rimasto di sasso quando aveva saputo che l’esame di maturità sarebbe tornato ad essere come era prima del duro periodo del Covid. “Non ce la farò mai! Non ci voleva proprio! Sarà un disastro” pensava fra sé e sé mentre si stava recando al centro di aiuto allo studio per preparare una simulazione della prima prova scritta.

Omar aveva incontrato per strada Riccardo, iscritto al primo anno di università. Con lui aveva scambiato due battute e tutta la sua paura di fallire. Riccardo gli aveva detto che alla maturità alla fine passano tutti, lui poi era stato sempre promosso, quindi perché mai avrebbe dovuto preoccuparsi?

Omar non era rimasto convinto di quella rassicurazione. Gli era sembrata del tutto formale, e poi quanto poteva valere? Se Riccardo aveva ragione, anche lui aveva superato una maturità fuffa.

Pieno di dubbi, Omar si era affrettato a raggiungere il centro, così da non essere in ritardo.

Ad aspettarlo in aula vi era Maurizio. Non lo aveva neppure salutato; gli aveva subito rovesciato addosso tutte le sue previsioni catastrofiche sul prossimo esame di maturità. “È un disastro!” aveva alla fine sintetizzato Omar, “non ce la farò mai, proprio all’ultimo anno finirò per essere bocciato!”

Maurizio lo aveva guardato con tanta commiserazione e gli aveva detto: “Hai finito di lamentarti? Su, prendi le tracce dei temi che lavoriamo!”

Omar non aveva osato tornare sulla questione e aveva fatto quello che gli aveva detto con determinazione Maurizio. Avevano lavorato per due ore su alcuni testi che riguardavano la pubblicità e Maurizio aveva insistito perché Omar scrivesse le sue valutazioni personali e nel modo più completo possibile. Avevano fatto un bel lavoro, Omar era soddisfatto di quanto era riuscito a scrivere.

Alla fine avevano parlato delle vacanze di Natale, che ormai volgevano al termine, e di quello che stavano facendo. Esauriti gli argomenti Omar si era alzato per tornare a casa.

“Comunque” aveva detto Maurizio salutando Omar “riguardo a quello che hai detto entrando, la tua domanda è sbagliata.”

“E perché?” lo guardava perplesso Omar.

“Il problema non è se ce la farai o non ce la farai – aveva risposto Maurizio –, ma come affrontare l’esame. In che modo mettere a frutto la tua ricchezza umana e le tue conoscenze? Al posto di lamentarti devi cercare di prendere coscienza delle doti che hai per esprimerle ad alto livello come tu puoi. Infine sappi che il modo per conoscere te stesso è fare quello che abbiamo fatto oggi, lavorare usando la ragione.”

Omar era rimasto esterrefatto, non aveva reagito. In fondo quello che Maurizio diceva era vero, ma lui si era lasciato sopraffare dall’ansia. E adesso se ne stava in silenzio.

“Quindi – aveva incalzato Maurizio – bando alle ciance e all’attacco, per fare di questi mesi un’occasione per fare esperienza, per conoscere te stesso e le materie che hai da studiare. Io ci sono, non sei da solo ad affrontare questo periodo così importante per te.”

E si erano salutati senza aggiungere nulla.

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