SCUOLA/ Patti di comunità, l’arma in più per salvare le relazioni dalla pandemia

- Laura Colantonio

Continua l’excursus sui patti di comunità: ecco perché e come la comunità territoriale può svolgere un ruolo insostituibile

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(LaPresse)

Con i Patti di comunità, ma anche l’espressione “alleanze territoriali” ci piace molto, apriamo ancor di più le porte all’inclusione di tutti i bambini e gli adolescenti per condividere tempo, attività, idee, progetti e naturalmente legami ed emozioni.

Non importa dove ci si trovi, non importa quali pareti circondino le persone che si formano insieme (perché gli adulti continuano a formarsi, e ad arricchirsi soprattutto, insieme agli studenti), ciò che importa è che il senso di responsabilità muova ogni adulto verso queste generazioni di bambini e adolescenti toccate nel profondo dalla crisi delle relazioni interpersonali alla luce della persistente pandemia che ci ha travolti finora.

Anche la singola scuola, in quanto è già intra moenia una comunità educante, può promuovere diverse modalità di inclusione concertando a supporto della fragilità, a titolo esemplificativo, sinergie con figure specialistiche che arricchiscano e facciano maturare l’esperienza e la formazione stessa di compagni di classe e di genitori, di docenti e di dirigenti scolastici.

Aprire le porte delle aule delle scuole, o di qualsiasi altro spazio educativo, ai terapisti che supportano il lavoro dei docenti di sostegno e di quelli curricolari significa far sentire al bambino e allo studente fragile che una rete di persone interagisce e si attiva con lui. Strutturare il progetto educativo d’istituto (Pei) concertando metodologie e piani terapeutici, far incontrare le agenzie formative che cooperano per il benessere dell’alunno sostiene, come una sorta di tessuto connettivale, il minore fragile e la relativa famiglia.

E se si ha l’opportunità di promuovere gruppi di lavoro per l’handicap al meglio delle potenzialità grazie anche a specialisti Asl che impiegano tutto il tempo necessario per sessioni didattiche con i piccoli fragili (tempi impiegati per una diretta osservazione della modalità interpersonali e didattiche), allora si ha la percezione che tante persone nella loro espressione anche professionale possano prendersi cura delle vulnerabilità più diverse.

Ma è nei Patti di comunità che si realizza appieno l’inclusione di tutti gli adolescenti come di tutti i bambini e non solo dei più vulnerabili: è importante che l’attenzione dei “grandi” resti concentrata su tutti i minori come categoria di persone di cui farsi carico.

In tal senso tutto l’iter da mettere in atto per l’attuazione della legge 92/2019, quella che introduce nelle scuole l’insegnamento dell’educazione civica per intenderci, soggetto a status di sperimentazione triennale, può trovare piena realizzazione proprio con la concretizzazione di comunità territoriali educanti, extra moenia in questo caso rispetto alle scuole, che mantengono un ruolo nevralgico anche per questo tipo di sodalizio.

Si deve tenere presente che incoraggiare i ragazzi, e quasi condurli per mano, a forme di socializzazione e di partecipazione attiva finalizzata funge da antidoto anche rispetto a possibili espressioni di violenza giovanile e ai frequenti episodi di cyberbullismo. Il cerchio potrebbe chiudersi quindi rilevando gli intenti comuni al percorso sulla educazione civica e alla legge 71/2017, quella sulla prevenzione e il contrasto proprio di questi fenomeni.

E quindi piena inclusione anche della scuola con tutti i suoi attori nella comunità territoriale!

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