SCUOLA/ Per educare a “vedere” servono emozioni e compagnia

- Laura Giulian

Dentro ogni alunno esiste e pulsa già un desiderio di profondità, di conoscenza e scoperta. È solo addormentato. Solo l’esperienza può risvegliarli. E una guida

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Sulle Dolomiti (Foto L. Giulian)

Dopo aver raggiunto uno dei punti più alti delle Dolomiti oltre i tremila metri ed aver riempito gli occhi e il cuore di una bellezza sconfinata, maestosa e imponente, una volta tornata a terra, ho deciso di condividere tutto ciò sui social. Foto sullo “stato” di whatsapp. Tutto il mio stato d’animo, lo stare delle mie emozioni era racchiuso in quella foto che diceva pienezza, stupore, fatica, gratitudine, altitudini. Un mio ex alunno, vista la foto, dopo poco mi scrive: “Spettacolo prof, qua ci doveva portare in gita”.

La bellezza è irresistibile e attraente. Non è vero che i nostri alunni rimangono impassibili e amorfi di fronte a ciò che vedono, ma soprattutto, con la relazione che instauriamo con loro, sono contenti di sentirsi coinvolti e destinatari delle condivisione del nostro sapere e delle nostre esperienze. Vanno solo educati a imparare a “vedere”, ma soprattutto, vanno accompagnati e stimolati a farne esperienza. In silenzio e di nascosto, eppure ce lo chiedono.

Nel loro cuore c’è il desiderio di scoprire, di conoscere, ma è necessario guidarli e sostenerli in questa ricerca, mettendo in conto anche la fatica – nostra e loro – e la diffidenza di fronte a ciò che proponiamo loro di studiare. È come prenderli per mano e chieder loro di seguirci nello scalare una montagna o di immergersi nelle profondità dell’oceano. È il rischio da correre: chiedere loro di fidarsi di noi e di quanto stiamo proponendo perché certi essere qualcosa di profondamente bello, che dà senso e gusto all’esistenza.

Ogni volta che entriamo in classe dovremmo ricordare, noi professori, che dentro ciascun alunno esiste e pulsa già quel desiderio di profondità e altezze, di conoscenza e scoperta. È solo addormentato o, spesso, nessuno lo ha mai portato alla luce o gliel’ha svelato. Sta a noi risvegliarlo e accendere la miccia perché la ricerca della bellezza possa continuare autonomamente.

Il tempo delle vacanze è un tempo favorevole per noi professori per fare incetta di novità: di luoghi visitati, di leggende e storie ascoltate, di nuove scoperte. Torneremo in classe con una forza maggiore e rinnovata e la salda certezza di voler rischiare nuovamente di instillare curiosità e desideri. E chissà, magari saranno i nostri alunni a stupirci e a chiederci: “Spettacolo prof, quando ci porta in gita qui con lei?”

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