SCUOLA/ Perché in Francia bastano 7 pagine a sostituire cento nostre circolari?

- Gianni Zen

La furia burocratico-centralistica del Miur si è risolta in una presa in giro: il distanziamento è una imposizione temporanea, basta la mascherina

Lucia Azzolina
Ministro Istruzione Lucia Azzolina al tavolo regionale per la riapertura delle scuole (LaPresse)

Ennesimo monitoraggio, uno dei tanti del Miur. Questa volta in pieno ferragosto. Miur, Usr, regioni, provveditorati, province. Tutti a raccogliere dati, ma nel concreto, tutti ad inseguire certezze che certezze non sono, in vista della famosa ripartenza a settembre. L’ultima chicca è una circolare (un po’ pomposa) a firma Bruschi, con allegato un nuovo verbale del Cts. Il tema è il distanziamento, sino a oggi punto fermissimo. Mentre ora si parla solo di impossibilità “temporanea”. Come sempre si ribadisce che il distanziamento è la via maestra, è necessario, fatta salva la situazione di non possibile rispetto. In poche parole, se non ce la fate a garantirlo, in via appunto “temporanea” basta la mascherina e il distanziamento non diventa più necessario. È una soluzione già adottata in Francia, da noi ottenuta attraverso un escamotage. “Distanziatevi, dunque, se potete”.

Mentre quindi la scuola ha bisogno di certezze, con poche indicazioni ma incontrovertibili, qui, tra le centinaia e centinaia di pagine di decreti, linee guida, verbali vari e circolari da tutte le parti, si procede di incertezza in incertezza. Non so se parlare di commedia, vista la tragedia, per riprendere Antonio Fini, un preside ligure, punto di riferimento di diverse tematiche sull’innovazione didattica nella scuola di oggi. In Francia sono bastate poche paginette, in tutto solo sette, per dire cose che in Italia a fatica ritroviamo sparse in centinaia di pagine.

Qual è il punto critico? Che il distanziamento è di fatto impossibile da imporre. E non basta una norma scritta. Pensiamo ai bambini e ai ragazzi. Che fare, dunque? Per non parlare dei trasporti, altro punto davvero critico, liquidato dai più con leggerezza. Forse l’unica vera soluzione, ma che in realtà è una chiamata comune alla responsabilità, è dire la semplice verità: che questo virus lo sconfiggeremo solo se tutti, ma proprio tutti, risponderemo all’appello.

Quindi, mascherina sempre e comunque (e pulizia a go go) e distanziamento “il più possibile”, con tanta e tanta sacrosanta responsabilità. Come sempre, la responsabilità, compresa quell’autonomia di gestione di queste criticità lasciata a chi poi vive in prima linea, senza immaginare altri decreti, altre linee guida, altre circolari, costruite sulla base di altri infiniti monitoraggi. Se non c’è questo sforzo fatto assieme, dal basso, tutto è e sarà inutile.

© RIPRODUZIONE RISERVATA