SCUOLA/ Rientro in classe, quel “corpo a corpo” che richiede un nuovo inizio

- Carla Urbinati

È un’illusione ritenere che gli studenti possano ripresentarsi in classe per ricominciare come se nulla fosse successo. Ci sono legami da ricostruire

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(LaPresse)

È ora di uscire! In sette regioni italiane, gli studenti delle scuole superiori sono appena rientrati a scuola, mentre dei loro coetanei lo hanno già fatto il 18 gennaio ed altri lo faranno il 1° febbraio. Finalmente i cancelli dei licei, degli istituti tecnici e professionali si sono riaperti. In motorino o a piedi arrivano i ragazzi, li varcano con zaini in spalla, qualche libro in mano per l’ultimo sguardo prima della verifica e la testa contesa dalla preoccupazione per le prove che la mattina potrà riservare e l’attesa di sorprese, incontri e soddisfazioni.

In questi mesi hanno fatto ascoltare la loro voce ed il desiderio di tornare a scuola; anche grazie alle loro richieste finalmente si ricomincia. Questo ritorno, al 50%, appare così un traguardo, più che una start line, come solitamente accade quando si torna a scuola. Alla linea di partenza si è carichi, in forma, pronti ad affrontare il percorso più o meno lungo che sia, con la voglia di far bene, di andare e guadagnare la meta; è vero, non mancano certo tensione ed apprensione, ma non ci si sente addosso la spossatezza di quando si supera la linea di arrivo.

A scuola gli studenti delle scuole superiori arrivano invece con la fatica sulle spalle di un percorso lungo mesi, che nessuno conosceva prima di iniziare – neppure chi lo ha guidato – e che ha riservato per molti, se non per tutti, ostacoli inattesi. La Dad, la didattica a distanza, ha avuto infatti dei costi non trascurabili in termini di vite umane, come ben evidenzia l’indagine di Ipsos, sulla dispersione scolastica e formativa in Italia, pubblicata a fine dicembre.

Dei 34mila intervistati – tutti ragazzi tra i 14 e 19 anni – il 28% riferisce che dall’inizio della Dad almeno un compagno ha smesso di frequentare le lezioni, il 35% ritiene di avere una preparazione peggiore, moltissimi incontrano difficoltà in più materie ed il 46% considera questo anno sprecato, mentre gli stati d’animo prevalenti sono stanchezza, incertezza, preoccupazione. Riguardo al futuro solo il 26% pensa che tornerà tutto come prima, mentre il 26% pensa che continuerà ad aver paura ed il 43% ritiene che anche dopo la fine della pandemia staremo insieme in modo diverso, ma più online.

A questi dati della ricerca, vanno poi aggiunti quelli di ragazzi che hanno studiato molto, moltissimo in questi mesi, cercando di mantenere il timone nella direzione di obiettivi ambiziosi, ma trovandosi privati della possibilità di un confronto diretto con i docenti ed i compagni o della possibilità di alternare studio ad esperienze rigeneranti come lo sport, le uscite con gli amici. Questi non figurano tra le fila di coloro che hanno lasciato la scuola, ma sono anche loro affaticati, alcuni alle prese con difficoltà di addormentamento, di concentrazione o con sintomi ansiosi che non avevano mai conosciuto.

Paura, incertezza, preoccupazione sono gli affetti con cui buona parte degli studenti varcano il traguardo del ritorno. Ridurre questa situazione con le solite battute da bar e credere che basti riaprire perché tutto torni come prima è una banalità che non merita commenti. La verità è che quando il mattino i ragazzi si sentono dire dai genitori : “è ora di uscire!”, avvertono una fatica che non sembra loro la solita. È un invito ad uscire che segue infatti molti, moltissimi inviti a restare a casa, risultati efficaci per quei tanti studenti che hanno trascorso gli ultimi mesi in pigiama, magari con la telecamera spenta.

È la fatica di dover riprendere a costruire legami, ad intessere scambi quotidiani, corpo a corpo, con compagni e docenti. È la fatica di confrontarsi con tutto quello che la Dad ha reso difficile apprendere e che ora andrà recuperato. È la fatica di dover rinunciare ad un distanziamento fisico ed emotivo, a cui molti si sono assuefatti più di quanto non si creda.

È molto importante allora porre attenzione da parte dei docenti e delle famiglie al fatto che non per tutti ripartire è facile, benché desiderato. Si tratta di accettare che anche alcuni studenti, come peraltro hanno fatto le scuole, si “riapriranno” con tempi diversi. È necessario avere con loro la pazienza che essi hanno avuto con la Dad, e concedere il tempo del ritorno, perché non solo il distanziamento ma anche il riavvicinamento richiede tempo. Sarebbe inaccettabile non cercare soluzioni affinché a tutti sia data la possibilità di recuperare. Sarebbe inaccettabile che alle richieste di chiarimento da parte dei ragazzi, i docenti rispondessero a cuor leggero, “dovevate studiare durante la Dad”.

Se è prevedibile che molti ragazzi stiano facendo il conto alla rovescia per uscire di casa il mattino e catapultarsi a scuola, per altri l’ora di uscire sarà un’ora tanto desiderata quanto temuta, per questi ragazzi la scuola dovrà saper costruire il ritorno.

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