SCUOLA/ Se (e quando) crolla il soffitto, ecco cosa fare

- Maria Paola Iaquinta

Il 30 ottobre scorso 600 presidi si sono dati convegno al Miur per manifestare contro l’insicurezza nelle scuole. Ecco le loro richieste

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La sede del ministero dell'Istruzione (LaPresse)

Tutelare a scuola la sicurezza di tutti, alunni e lavoratori. Con questo obiettivo  più di seicento presidi da tutta Italia si sono ritrovati nel pomeriggio del 30 ottobre scorso a Roma, sfilando simbolicamente con tanto di gilet e casco di sicurezza. È stato un incontro intenso per il grande coinvolgimento suscitato dal tema di particolare rilevanza, anche in considerazione del susseguirsi di infortuni scolastici con drammatiche conseguenze per gli alunni.

Molteplici gli interventi con cui sono stati affrontati i rilevanti problemi derivanti dall’applicazione delle vigenti leggi in tema di sicurezza nelle scuole. In particolare è emerso che la normativa che attribuisce al preside la qualifica di datore di lavoro risale alla fine degli anni 90 e non è più adeguata a disciplinare in modo organico ed esaustivo la questione della sicurezza degli edifici scolastici all’interno dell’attuale quadro normativo di recente riforma della scuola.

Punto focale della questione è il meccanismo con cui la legge attribuisce fittiziamente al dirigente scolastico la qualifica di datore di lavoro, facendo discendere da ciò rilevanti conseguenze di carattere civile, penale e disciplinare per fatti, circostanze ed eventi derivanti da elementi che sfuggono ad un efficace controllo, fondamentalmente per due motivi:

1. perché il dirigente scolastico non possiede le competenze proprie dei professionisti della scienza ingegneristica attraverso cui operare in autonomia un’efficace valutazione degli elementi di rischio cui sono esposte le persone all’interno delle istituzioni scolastiche;

2. perché gli edifici scolastici sono di proprietà degli enti locali e la scuola non dispone delle risorse economiche necessarie e sufficienti per provvedere alle manutenzioni ordinarie e straordinarie e a tutte quelle opere richieste per ridurre le situazioni di rischio eventualmente accertate.

Nel corso della manifestazione è stata anche evidenziata la difficile situazione dell’edilizia scolastica in Italia, i cui dati sono stati già illustrati nello scorso mese di settembre nell’ambito del XVII Rapporto 2019 redatto dall’Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola di Cittadinanzattiva. I plessi privi di manutenzione corrono il rischio di diventare bombe ad orologeria (l’ultimo crollo di soffitti è avvenuto in provincia di Catania il 31 ottobre scorso) ed i presidi non ci stanno più a fare i capri espiatori delle prossime tragedie annunciate.

È stato pure ricordato che le giornate lavorative del dirigente scolastico scorrono, oltre che tra problemi di sicurezza di difficile risoluzione in mancanza di risorse, anche tra molteplici procedimenti amministrativo-contabili complessi delegati alle scuole con buona pace dell’emergenza educativa e culturale che vede l’Italia fanalino di coda in tutte le statistiche nazionali ed internazionali in tema di istruzione.

Al termine della manifestazione del 30 ottobre, una delegazione di presidi “pro scuole sicure” è stata accolta ed ascoltata al Miur in viale Trastevere. Il Miur ha inserito in agenda le problematiche esposte e ha dato disponibilità per un “filo diretto” tra ministero e dirigenti scolastici annunciando l’istituzione di tavoli di lavoro sulla questione.

In un clima di generale incertezza, una cosa però è sicura: le attività dei presidi a favore di scuole sicure per tutti proseguiranno per portare la soluzione della questione fino in Parlamento.

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