SCUOLA/ Se un insegnante non sa parlare dell’amore a una classe di 16enni

- Gianni Mereghetti

L’insegnante aveva assegnato da analizzare quattro brani sull’amore, ma erano incomprensibili per una 16enne come Silvia

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(LaPresse)

Silvia arriva tutta trafelata al centro di studio di Portofranco. Lei viene per matematica, il resto non le crea problemi e riesce discretamente. Oggi no, Silvia ha bisogno di italiano, la segretaria del centro l’accontenta perché vi è proprio un insegnante a disposizione.

Silvia entra nell’auletta dove vi è il prof che sta lavorando al computer. “Potrebbe aiutarmi?” chiede Silvia con determinazione, quasi in modo aggressivo.

“Certo!” risponde il prof infondendo una certa tranquillità che a Silvia non perviene.

La ragazza sbatte sul tavolo quattro fotocopie, scritte in modo fitto. Sono brani sull’amore di James Hillman, di Eva Illouz, di Michel Houellebecq e di Abigail Marsh.

“Non capisco nulla! Mi può aiutare?” incalza Silvia, “le vede le domande? Devo rispondere, ma come faccio? Io proprio non capisco che cosa vogliono dire i brani”.

“Un attimo” la ferma il prof. “Non preoccuparti, adesso leggo perché non conosco i brani e poi rispondiamo. Adesso vai a bere un bicchier d’acqua e tranquillizzati.”

Silvia obbedisce ed esce dall’auletta, il prof prende i testi e inizia a leggerli. Fatica lui stesso a capire, sono testi che non si dovrebbero proporre ad una ragazza di sedici anni e sviluppano una riflessione astratta sull’amore. Il prof legge e ad ogni passo si mette le mani fra i capelli e si chiede “ma cosa può capire e come posso spiegarle?”

Finita la lettura il prof rimane seduto esterrefatto, non si era nemmeno accorto che Silvia era rientrata. Il prof rimane qualche momento senza parole, guarda in faccia Silvia con un fare interrogativo, la ragazza capisce.

“Tu li hai letti?” chiede il prof.

“Sì, sì, tutti e più volte ma non ho capito gli argomenti, proprio zero! Mi creda.”

“Ti credo, ho fatto fatica io.”

“E allora? Consegno in bianco?”

“No, no! Cerchiamo di capire che cosa vuole da te l’insegnante.”

“Mi aiuti lei, io non lo so.”

“Vuole capire che cosa sia per te l’amore. Se una reazione chimica o un sentimento, se solo sesso o affetto. Questo lei vuole sapere.”

“E non poteva essere più semplice? Doveva poi darci brani così complicati?”

Il prof la guarda in faccia e sorride, tra sé e sé pensa che abbia ragione, l’amore è una cosa semplice e i giovani hanno da sentirlo così. “Non lo so” dice svelando il suo imbarazzo “forse, ma dai, vediamo il lato positivo della cosa, facciamo una riflessione sull’amore, lascia stare i brani per ora, poi li guardiamo, parti da te, chiediti che cosa sia l’amore.”

Silvia sta per un attimo in silenzio e poi racconta del suo innamoramento per un ragazzo che era a scuola, qualche anno più grande di lei, che vedeva spesso perché faceva come lei atletica. “È un ragazzo bellissimo, anche se ha un difetto alla gamba destra che è leggermente più corta. Ha una energia incontenibile, riesce ugualmente a correre e ad un certo livello. A me piace moltissimo, vorrei dirglielo ma finora non ho preso il coraggio. È un amore che tengo nel cuore, chissà?”

“Scrivi questo, con la tua semplicità e le domande che hai dentro.”

“Ma quegli autori dal nome difficilissimo?”

“Comincia a scrivere questo, poi li vedremo, te li sintetizzo io.”

Silvia si mette a scrivere, ora è tranquilla, parlare di sé la affascinava. Il prof la guarda scrivere e ne rimane colpito. Ora era tutto diverso e più semplice.

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