SCUOLA/ Si può “bocciare” il curriculum dello studente in conferenza stampa?

- Annamaria Poggi

Lasciano a dir poco disorientati le recenti affermazioni del presidente della Corte costituzionale Giancarlo Coraggio sul “curriculum dello studente”

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Giancarlo Coraggio, presidente della Corte costituzionale (LaPresse)

Lasciano a dir poco disorientati le affermazioni del presidente della Corte costituzionale sul curriculum dello studente, rilasciate a margine della conferenza stampa per la presentazione annuale dell’attività della Corte.

Ha infatti affermato il presidente Coraggio: il curriculum “suscita qualche giusta preoccupazione”; “c’è qualche problema nel rischio di diseguaglianza, di favorire i più ricchi, che possono mandare i figli all’estero”. Ma poi viene il bello: “ho letto anch’io le critiche e le preoccupazioni. Difficile pronunciarsi per sentito dire, dovrei studiare bene, cosa che non ho fatto”; infine ha così concluso: “sono sicuro che il ministro Bianchi, che ho conosciuto, è consapevole dei problemi e sono sicuro che saprà affrontarli, mi auguro”.

Come era evidente, il giorno successivo molti organi di stampa (in primo luogo quotidiani nazionali) si sono buttati a pesce su quelle affermazioni: “La Consulta boccia il Ministro Bianchi: dubbi sul curriculum da presentare alla maturità” (La Stampa, topnews, 13 maggio 2021); “Scuola: Coraggio, CV studente? Preoccupazione per rischio diseguaglianza, Bianchi affronterà” (Il Tempo, 13 maggio)… Il che era inevitabile, o forse il presidente avrebbe dovuto prevederlo ed evitarlo?

Veniamo ai motivi del disorientamento. I primi tre motivi riguardano il “metodo”.

Primo: ormai siamo abituati a tutto, ma è difficile abituarsi anche a un presidente della Corte costituzionale che si pronuncia per “sentito dire” e senza aver studiato a fondo ciò di cui parla.

Secondo: nell’anno di attività riportato nella Relazione e commentato durante la conferenza stampa non vi è stata nessuna questione di legittimità costituzionale sulla legge 107/2015, neppure sul d.lgs n. 62/2017 che hanno disciplinato il curriculum dello studente. L’unica sentenza in materia di istruzione nel 2020 è la n. 151 su una questione del tutto peculiare, riguardante la disciplina delle scuole italiane all’estero. A che titolo, allora, il Presidente interviene sul curriculum? A che titolo interviene su leggi che non sono pervenute dinanzi alla Corte a nessun titolo? La risposta potrebbe essere che qualche giornalista gli abbia rivolto una domanda specifica. Se così fosse sarebbe ancora peggio: perché il Presidente sarebbe caduto in una trappola che avrebbe dovuto accuratamente evitare.   

Terzo: il riferimento al ministro Bianchi e l’augurio che intervenga a modificare il provvedimento (immagino l’ordinanza ministeriale n. 53/2021). Che tale invito al Ministro giunga dal Presidente della Corte costituzionale e non dal Parlamento o da qualche forza politica o dall’opinione pubblica è davvero curioso. L’affermazione odierna, poi, diventerebbe preoccupante se per caso qualcuno sollevasse davanti alla Corte una questione di costituzionalità sulla norma della legge 107 che introduce il curriculum. In tale ipotesi, con ancora Coraggio presidente della Consulta, si tratterebbe di una “morte annunciata”.

Se poi dal metodo passiamo al merito della questione, la vicenda andrebbe, a questo punto, portata all’attenzione dell’opinione pubblica secondo altri percorsi rispetto a quello che abbiamo visto e sentito.

Il richiamo alla diseguaglianza è davvero forte e suona quasi come un’accusa, da cui il ministero dovrebbe, a mio giudizio, difendersi, visto il clamore suscitato dalle affermazioni del presidente Coraggio. Il Ministro dovrebbe chiarire non solo al Presidente della Corte ma a tutti il perché chiedere che lo studente (e la scuola) compilino un curriculum contenente informazioni sulle attività extrascolastiche non produce disuguaglianza tra gli studenti, ma costituisce (dovrebbe costituire) una modalità di aiuto allo studente stesso (parliamo di ragazzi di 17-18 anni!) per mettersi in relazione con se stesso (la percezione di ciò che fa e che non fa) e con il mondo.

Da questo dibattito, peraltro, potrebbe emergere se le accuse di classismo (lanciate come noto per primo da Galli della Loggia sul Corriere della Sera) abbiano o meno un fondamento e si potrebbe, finalmente, dibattere su quegli indirizzi innovativi (che Galli contesta) e che, come noto, si stanno invece diffondendo nella letteratura internazionale e che riguardano, tra le altre, l’importanza delle competenze “informali” per la costruzione della personalità dello studente.   

Abbiamo bisogno, su questo tema ma in generale su quelli che riguardano la scuola e il futuro delle giovani generazioni, di dibattiti aperti e franchi, non di slogans e di allusioni, che non portano alcun costrutto ed anzi generano sospetti e conflittualità.

Un’ultima annotazione. Se le affermazioni del presidente Coraggio costituissero una delle tante applicazioni possibili del famoso Regolamento del gennaio 2020 con cui la Corte si è aperta alla società civile, varrebbe la pena che la Corte stessa tornasse a meditare su quel Regolamento. L’autorevolezza della Corte non sta nell’apertura alla società civile e meno che mai nel misurarsi con le questioni contingenti, tanto più se si tratta di questioni che non sono giunte formalmente al suo giudizio. Anzi tale modalità di azione potrebbe, per una sorta di eterogenesi dei fini, condurre ad una perdita di autorevolezza della Corte stessa.

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