SCUOLA/ Vincenzo, la realtà è un imprevisto più grande del cellulare

- Gianni Mereghetti

Vincenzo era andato al centro di aiuto allo studio e aveva cercato Stefano. Aveva un'importante novità: una mostra organizzata dalla una classe

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Vincenzo era andato al centro di aiuto allo studio e aveva cercato Stefano, un giovane insegnante che lo aiutava in italiano.

Stefano era arrivato dopo alcuni minuti e gli aveva chiesto se il suo fosse un bisogno urgente, perché in quel momento stava facendo supporto ad una ragazza egiziana.

“No, no, volevo solo darti questo volantino” gli disse Vincenzo. Glielo aveva allungato con decisione e con la faccia che esprimeva una certa attesa.

“Trappole digitali. Che bella espressione, di che si tratta?”

“È una mostra che abbiamo fatto in una sala del Castello” aveva risposto con prontezza Vincenzo.

“Abbiamo chi?”

“La nostra classe e altre classi della scuola.”

“Dunque è un’idea vostra. Bello.” Stefano era sempre più interessato.

“La mostra sì, ma ci ha aiutato una giovane fotografa. Una donna molto brava, creativa, che ci ha tirato fuori dalle trappole digitali in cui ci siamo ficcati” aveva risposto Vincenzo con una certa ammirazione stampata sul volto, di cui si era accorto Stefano che gli aveva fatto nuove domande, coinvolto non tanto dalla mostra, quanto dall’entusiasmo di Vincenzo.

“Sì è stato un lavoro tosto, che mi ha tanto appassionato e coinvolto.”

“Stupendo” aveva esclamato Stefano, esprimendo la sua gioia per ciò che vedeva nel giovane.

“Quando la giovane fotografa ci ha raccontato delle trappole digitali e ci ha fatto vedere le sue fantastiche fotografie io ho visto me stesso” continuava Vincenzo. “Sì, quella giovane donna mi ha aiutato a conoscermi meglio, a scoprire la rete che mi lega, il desiderio di libertà e di realtà che ho, e il bisogno di stare con gli altri.” A Stefano non era proprio tutto chiaro, ma in quel momento non importava.

“Quello che dici è stupendo, tu, proprio tu sei uscito dal mondo virtuale in cui ti vedevo spesso rinchiuso e oggi mi parli con una nuova libertà.”

“Viene alla mostra?”

“Sì ci vengo per te!” aveva risposto Stefano e non era una risposta formale.

“Se verrai ci sarà una sorpresa che non immagini neanche!” aveva detto allora Vincenzo, lasciando un po’ di suspence.

Stefano era poi andato alla mostra, l’aveva vista in lungo e in largo, vi erano le foto di cui aveva parlato Vincenzo, fotografie di una bellezza unica, e tanti scritti e disegni di ragazze e ragazzi. Poi vi era una grande scatola con fili tesi all’interno che ingabbiavano, era l’immagine delle trappole digitali che avvolgevano chiunque entrasse e da cui poi era difficile uscire. Come nella realtà in cui il mondo virtuale attira per poi inglobare chi cade nella rete.

Stefano poi, d’un tratto, aveva visto una firma nota, quella di Vincenzo su un foglio scritto con una forma poetica.

“Vincenzo?” si era chiesto tra sé e sé e si era messo a leggere curioso la sua poesia. Eccola la sorpresa – pensava Stefano –. Vincenzo che parla della solitudine del telefonino e del computer e del suo bisogno di uno sguardo umano, Vincenzo che parla di sé! Eccola la trappola digitale, non tanto che si usi telefonino e computer, neanche che si giochi con lo smartphone, ma che si perda il contatto con sé e con gli altri. E bravo Vincenzo, che ora ci sfida tutti a stare nella realtà!”

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