SCUOLE CHIUSE IN CAMPANIA/ “Qui in Dad non capisco più che cosa voglio dalla vita”

- Genny Guariglia

Arcipelago Napoli. Un dialogo con gli studenti rivela la monotonia delle giornate scandite dalla Dad. Un offuscamento dei giovani che solo una relazione educativa può diradare

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(LaPresse)

Settimana scorsa, consiglio di classe di una terza liceo. Al termine, nell’aula (virtuale) entrano i due rappresentanti degli studenti. Prima di chiudere la riunione, una docente, che insegna in questa classe dal primo anno, interviene per evidenziare che negli ultimi mesi di didattica a distanza (in Campania siamo in Dad di fatto dagli inizi di ottobre) ha notato in loro, in passato sempre così entusiasti e aperti a qualunque proposta, l’emergere di un’apatia crescente. I due studenti non fanno fatica a riconoscerlo, anzi raccontano di come la monotonia delle giornate, nella quale il tempo è assolutizzato dalla presenza della scuola, stia facendo scemare l’interesse che prima avevano.

Il dialogo con loro continua il giorno dopo durante la videolezione. Viene fuori che le giornate sono scandite da lezioni a distanza, pranzo, studio. Non c’è di fatto altro, visto che la maggioranza ha dovuto rinunciare allo sport e le relazioni avvengono quasi esclusivamente attraverso i social. Tutti lamentano una “stanchezza mentale” forte, quelli più studiosi dichiarano di vivere una perdita di motivazione: si studia perché si deve, alzandosi di continuo perché i tempi di concentrazione sono diventati più brevi. Così lo spazio dedicato allo studio invade la giornata, anche se con risultati qualitativamente inferiori a prima.

Qualcuno amplia l’orizzonte della questione: non è solo l’interesse per la vita scolastica che stanno smarrendo, ma il senso della vita nella sua complessità. “Al primo lockdown pensavo che la restrizione fosse transitoria, che sarebbe finita presto e perciò riuscivo a resistere”, racconta una ragazza della classe, “adesso non vedo la luce in fondo al tunnel e questo mi rende profondamente triste. Ora non è solo la scuola il problema, ma tutto. Non capisco più che obiettivi ho nella mia vita, che cosa voglio dalla vita”. Continua in questa direzione una sua compagna di classe: “Al di là della scuola, non riesco più a capirmi, a capire che interessi io abbia, cosa mi piacerebbe fare. È tutto offuscato”.

Al termine dell’ora chiedo che cosa potrebbe essere di aiuto e la risposta è sorprendente. In sintesi: un aiuto a guardare e scoprire nelle ore di lezione la bellezza della vita, in un momento in cui sembra dominare solo il grigiore della pandemia. Concretamente cosa significa? Non c’è nessuna ricetta, ma solo per noi adulti il coraggio di fare dei tentativi. Tentativi che come tali possono fallire, ma non possiamo non sentirci interpellati dalla domanda, spesso muta, raramente gridata, che ci viene rivolta.

I decisori politici hanno valutato la necessità di continuare con la didattica a distanza, in un momento di emergenza sanitaria che fatica a rientrare al di sotto della soglia critica. Ma dopo tanti mesi di isolamento urge la necessità di guardare le conseguenze, sul piano psicologico e umano, del sacrificio che stiamo chiedendo alle giovani generazioni. E come docenti interrogarci su cosa, in questo momento, sia più necessario. 

Papa Francesco nel 2015, durante un incontro con insegnanti ed educatori raccomandava: ”In una società che fatica a trovare punti di riferimento, è necessario che i giovani trovino nella scuola un riferimento positivo. Essa può esserlo o diventarlo se al suo interno ci sono insegnanti capaci di dare un senso alla scuola, allo studio e alla cultura, senza ridurre tutto alla sola trasmissione di conoscenze tecniche, ma puntando a costruire una relazione educativa con ciascuno studente, che deve sentirsi accolto e amato per quello che è, con tutti i suoi limiti e le sue potenzialità”.

Oggi, in una relazione a distanza, queste parole possono risuonare distanti e astratte. Ma l’esperienza di tanti docenti, i fatti che accadono anche attraverso un pc, dimostrano che quella lanciata da Papa Francesco è una sfida più che mai attuale. Che apre la strada a verifiche e tentativi, che richiedono tanta energia, innanzitutto per non cedere al disfattismo che spesso ci attanaglia. È faticoso, per nulla scontato, perché non ci può essere nulla di codificato, solo una libertà e una creatività in azione.

Quale guadagno per un adulto? Vivere, pur durante una pandemia, all’altezza del proprio desiderio.

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