Sergio Castellitto/ “Scola, Mastroianni, Gassman: m’insegnarono a non esser mitomane”

- Emanuela Longo

Sergio Castellitto, ospite di Francesca Fialdini si è raccontato parlando dei suoi maestri, dei miti e del desiderio di lasciare la regia

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Sergio Castellitto, Da noi a ruota libera,

Più di una volta Sergio Castellitto ha sperimentato il ruolo di esperto della mente, come ha dichiarato a Da noi a ruota libera, ospite di Francesca Fialdini: “La materia psichica è il martello fondamentale per chi fa il mio mestiere”, ha spiegato. Per lui recitare “è anche un modo di dire la tua opinione sulle cose”, ha aggiunto, “L’attore si nasconde dentro la pancia di un personaggio e in qualche modo ci mette del suo ed impara”.

La mente è per Sergio Castellitto molto importante: lui si definisce più una persona d’istinto o di parola? “Il mio mestiere mi ha consentito di usare tutti e due i mondi”, ha spiegato, ma si definisce più istintivo “e questo mi porta anche a sragionare”, ha ammesso. Tra i personaggi che hanno saputo usare le parole in maniera eccellente ed efficace c’è indubbiamente Aldo Moro, interpretato da Sergio in “Aldo Moro – Il professore”: “Uomini che non ne fanno più, motori straordinari”, ha commentato l’attore.

Sergio Castellitto ed i suoi maestri

L’attenzione di Sergio Castellitto si è spostata sul concetto di ipocrisia: “L’ipocrisia ha attraversato tante generazioni. Oggi c’è questo modo spregiudicato di raccontarsi in modo immaginato, attraverso i social. Per questo si dice molta violenza sui social, perché la gente è protetta da questo anonimato scaricando tutta questa ipocrisia”. E sulla verità ha spiegato: “Non è un valore assoluto, esistono tante verità e tanti punti di vista. La discordia che oggi viviamo spesso ci impedisce di ascoltare. Noi siamo molto bravi a parlare, molto meno bravi sul piano d’ascolto”.

A proposito di ricordi, scavando nel suo lobo temporale Castellitto ha parlato di Ettore Scola, Marcello Mastroianni e Vittorio Gassman. “Che dire? Sono stati i miei maestri, quelli che mi hanno insegnato a non diventare mitomane, un rischio che l’attore corre continuamente, soprattutto quando acquisisce coscienza del suo successo”, ha commentato. Il suo primo film in assoluto lo ha fatto proprio con Mastroianni: trovandosi di fronte al grande Marcello a Castellitto tremava la mano. E’ bastato un suo tocco per farlo fermare: “Era una star ma in quel momento era un compagno di lavoro”, ha ammesso. Di Scola ha parlato della sua leggerezza mentre si Gassman della grande fragilità: “dentro di lui si agitava un mare increspato e a volte anche in burrasca, era il suo fascino ed anche il suo talento. Oggi a van Gogh gli farebbero un TSO”.

Eduardo De Filippo e l’ultimo film alla regia

Tra i grandi citati da Sergio Castellitto c’è indubbiamente Eduardo de Filippo. Riferendosi al film da lui interpretato, Natale in casa Cupiello, ha commentato: “Quella è stata un’avventura bellissima ma succede ancora perché abbiamo fatto altri due film tratti da altre opere straordinarie. La cosa bella è che io da ragazzo andavo al teatro a vedere Natale in casa Cupiello a vedere quel genio assoluto che recitava”.

Parlando invece del film “Caterina va in città” ha aggiunto: “È veramente un film molto intelligente, divertente ed attuale per conflittualità, tematiche e contrapposizione. Potermi arrabbiare in quel modo mi consente un tale scarico di energia che poi dopo la pausa la fai tranquillo”. Infine, spazio al suo ultimo film, “Materiale emotivo”: sarà davvero l’ultimo alla regia? “Credo che sarà il mio ultimo film come regista. È un mestiere molto faticoso… non è un gesto di resa ma che ad un certo punto si fa. Il mestiere di regista è una solitudine in mezzo ad una moltitudine che ti fa sentire ancora più solo”, ha chiosato.



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