Shanghai, folla in fuga da negozio Ikea/ Video, cinesi cercano bimbo positivo a Covid

- Marta Duò

Attimi di disordine e panico nella folla che riempiva un negozio Ikea a Shanghai: l’improvviso intervento delle autorità per un sospetto contagio da Covid

Folla nel panico in un negozio Ikea di Shanghai
Folla nel panico in un negozio Ikea di Shanghai

Nella giornata di sabato si sono registrati disordini nella folla di acquirenti in un negozio Ikea a Shanghai. Come documenta un video registrato mentre la folla tentava di fuggire dal negozio, le autorità di Shanghai hanno fatto irruzione nel negozio della nota catena svedese per sottoporre a quarantena tutti i presenti. La causa, riportata dalla stampa estera, sembra essere la presenza di un soggetto che avrebbe avuto un contatto stretto con un bambino positivo.

La BBC ha fatto notare come nel video sia possibile vedere le autorità impegnate a chiudere le porte del negozio Ikea, mentre la folla reagisce e ne forza l’apertura. Molte persone sono così riuscite a fuggire e a sottrarsi alle rigide regole della quarantena che sarebbero state applicate poco dopo. In Cina, infatti, la politica di prevenzione del Coronavirus prevede l’applicazione della strategia “zero-Covid” e di improvvisi lockdowm “lampo” nelle zone in cui si rileva un nuovo contagio, con l’obiettivo di bloccarne sul nascere la diffusione nella popolazione. Si tratta però di una strategia che ha già generato malcontento nella popolazione cinese e soprattutto nei cittadini di Shanghai, che per ben due mesi sono stati bloccati nelle loro case a causa di un aumento nei contagi avvenuto nei mesi scorsi.

Disordini nel negozio Ikea a Shanghai, la folla teme la quarantena

Come ha spiegato alla stampa il vicedirettore della Shanghai Health Commission, Zhao Dandan, l’improvviso intervento delle autorità nel negozio Ikea del distretto di Xuhui, a Shanghai, si sarebbe reso necessario a causa della presenza di una persona che aveva avuto un contatto stretto con un bambino di 6 anni, positivo al Covid dopo averlo contratto di ritorno da Lhasa, in Tibet. Il piccolo, tuttavia, sarebbe stato asintomatico. Per questo motivo, le autorità si sono attivate per imporre due giorni di quarantena a tutti gli acquirenti presenti nel negozio Ikea in quel momento. Non è chiaro se il contatto tra la persona “sospetta” il bambino possa essere avvenuto da Ikea o no, ma per le autorità tanto è bastato per fare irruzione e scatenare i disordini tra la folla.

In base alle regole anti-Covid cinesi, gli acquirenti avrebbero dovuto sottoporsi anche a cinque giorni di monitoraggio sanitario dopo i due giorni di quarantena. La reazione della folla sarebbe dovuta non soltanto all’esasperazione per i continui lockdown che hanno più volte bloccato l’intera città, una delle principali della Cina, ma anche a causa delle cattive condizioni in cui si troverebbero a vivere le persone costrette nei centri di quarantena cinesi.







© RIPRODUZIONE RISERVATA