“Shoah party”, chat pedofila e razzista/ Creatore: “Gioco mi è sfuggito di mano”

“Shoah Party”, la chat dell’orrore che inneggiava a Hitler e all’Isis: parla il creatore del gruppo Whatsapp, un ragazzo di 16 anni.

shoah party
Immagine di repertorio

“Shoah Party”, questo il nome del gruppo Whatsapp che ha sconvolto l’opinione pubblica nelle scorse ore. La chat dell’orrore è stata smantellata da un’operazione dei carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Siena e Torino: 25 minorenni indagati, tutti di buona famiglia, dopo mesi di indagini. Tutto è partito dalla denuncia di una mamma, che ha trovato video e immagini choc sul cellulare del figlio: inneggiamenti a Hitler e all’Isis, passando per video pedopornografici e di violenza carnale. Intervistato da Repubblica, il creatore di “Shoah Party” ha fatto mea culpa, ma ora è troppo tardi: «E’ stato un errore, era un gioco ma mi è sfuggito di mano. A un certo punto ho provato ribrezzo, cancellavo i file ma non sono uscito». E ora il sedicenne deve metterci la faccia, assumendosi le sue responsabilità per il gruppo dell’orrore che esaltava il nazismo e il razzismo, con sequenze di violenza inaudita.

“SHOAH PARTY UN ERRORE, IL GIOCO MI E’ SFUGGITO DI MANO”

Il ragazzo ha spiegato di aver creato il gruppo e di aver detto ai partecipanti di fare battute: nessun limite, ognuno responsabile per sé. Ma la situazione è degenerata nel giro di breve tempo, con immagini e video di violenze su grandi e piccoli, con tanto di insulti a migranti e disabili. Il 16enne, che sogna «di fare il medico», ha evidenziato che l’idea di creare il gruppo “Shoah Party” gli era venuta «dopo aver visto una pagina Instagram di black humor di un mio amico. Ho preso questo argomento e l’ho spostato su WhatsApp perché la gente con la stessa passione si potesse incontrare. Idea mia e di un mio compagno di classe. Si doveva ridere e scherzare. ma tutto è sfuggito di mano». I suoi genitori non si sono accorti di nulla, «ogni tanto controllavano il mio telefono, ma senza accorgersi di niente», fino alla “visita” dei carabinieri alle 4 del mattino: «Ho letto le accuse: mi sono sentito svenire. Da allora non dormo la notte, ho vomitato per l’ansia. Sono pentito, so che ho sbagliato: ora andrò dallo psicologo, starò lontano per un po’ dal cellulare e per sempre dalle chat».



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