Simone Cristicchi/ “La vittoria a Sanremo? Sono svenuto dietro le quinte” (Verissimo)

- Rossella Pastore

Simone Cristicchi a Verissimo: “a 11 anni ho perso papà e questo mi ha gettato in un dramma profondo. Sono diventato un artista perché ho vissuto il dolore”

Simone Cristicchi
Il cantante Simone Cristicchi

Simone Cristicchi è molto emozionato sul palco di Verissimo per la poca abitudine ad andare in tv. Prima dell’intervista parte un video che parla di lui e di come si avvicina alla musica. “La mia saggezza è la voglia di cercare e mantenere in vita il bambino dentro di me. Da piccolo ero particolare vissuto in una famiglia normale. A dodici anni ho avuto il mio più grande dolore della mia vita per la perdita di mio padre. Improvvisamente mi sentivo diverso e mi autoemarginavo dagli altri. Da quel giorno ho chiuso la realtà fuori dalla mia stanza e passavo anni a disegnare”. Una passione che ha significato molto. “Ho capito che l’arte può salvare la vita”. Cristicchi parla anche di Sanremo. “Il gesto con le braccia a Sanremo era un volo metaforico verso la dignità. Nessuno si aspettava che vincessi, alla notizia sono svenuto”. La mamma era scettica sulla strada scelta. “Mia madre è stata sempre molto diffidente verso la mia passione che poi è diventata il mio lavoro. Quando viene al mondo un figlio ti fa vedere quali sono le vere priorità”. Sull’incontro con il Papa. “Papa Francesco ha una grandissima energia fisica. Mi ha stupito la grandissima capacità di ascolto”. (Aggiornamento di Anna Montesano)

Simone Cristicchi e la sua ultima “missione”

Simone Cristicchi è uno dei cantautori più quotati del panorama musicale italiano. Celebre per il suo impegno nel sociale (che nei giorni scorsi ha reso concreto con un nuovo viaggio in Kenya) Cristicchi sarà ospite a Verissimo per raccontare la sua ultima “missione”. L’artista è appena tornato dall’Africa, ma ha ancora gli occhi pieni di stupore: “Tra raccolte di fondi e numeri solidali a volte ti chiedi dove andranno a finire i tuoi soldi”, confessa ad Avvenire, “invece lì ho toccato con mano: ah guarda, una cisterna di acqua potabile, ah guarda, una scuola colma di bambini che studiano, ah guarda, decine di piccolini in fila per essere vaccinati. Può sembrare scontato, ma percepire tra la gente il rispetto di cui godeva la maglietta che indossavo mi ha fatto capire che stavo facendo la cosa giusta”. L’artista ha soggiornato in Kenya in qualità di partner di Amref, l’organizzazione sanitaria attiva sul territorio africano dal 1957. Nelle aule scolastiche del paese, decine di bambini hanno cantato Abbi cura di me, guardando dritto alla telecamera e ripetendo in coro il ritornello.

Simone Cristicchi racconta il viaggio in Kenya

A proposito della sua esperienza in Africa, Simone Cristicchi ha dichiarato: “Questa è un’altra lezione positiva, la gioia di bambini che sarebbe normale se fossero arrabbiati con la vita. A una maestra abbiamo chiesto che cosa significhi essere un bambino in Africa e lei, con fierezza: che è nato in Africa e che vive in Africa, punto. La dignità nella povertà è l’insegnamento più grande”. Per Simone, già padre di Tommaso, 11 anni, e Stella, 7, è bene che quei bambini crescano dove sono nati: “Ho sentito che grande attaccamento c’è alla terra, alla cultura, al villaggio, loro vogliono restare lì, come chiunque al mondo vuole restare a casa sua, ed è stato bello percepirlo. Sradicare una persona e portarla qui è un po’ un delitto, aiutarli a restare dove sono non è uno slogan, è giustizia“.

Simone Cristicchi: Il grave lutto che gli ha cambiato la vita

Al ritorno dal Kenya, Simone Cristicchi si è esibito ad Assisi nell’ambito del “Concerto per la vita” a favore del Serafico. La voglia di darsi da fare gli deriva soprattutto da quello che ha vissuto: “Anch’io ho dovuto essere un bambino coraggioso, a 11 anni ho perso papà e questo mi ha gettato in un dramma profondo, mi sono chiuso in me stesso, vivevo in un mio mondo di fantasia perché odiavo l’altro. Così ho scoperto l’attitudine per il racconto grafico, disegnavo in modo compulsivo… Sono diventato un artista perché ho vissuto il dolore”. Di recente ha ritrovato i suoi quaderni di disegni: “Rivederli”, ha commentato, “è stato come sfogliare il percorso della mia guarigione, l’arte mi ha salvato la vita: mi ero incattivito, avevo lasciato tutto, avevo smesso di andare a catechismo, rifiutavo tutto tranne il disegno”.

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