SINDACATI E POLITICA/ Dalle tutele alla partecipazione, il “solco” tra Cgil e Cisl

- Massimo Ferlini

Cgil e Cisl hanno presentato le loro richieste alle forze politiche in vista del voto del 25 settembre. Si notano punti di contatto, ma anche forti differenze

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Maurizio Landini e Luigi Sbarra (Lapresse)

In vista della scadenza elettorale, due dei principali sindacati italiani, Cgil e Cisl, hanno presentato le loro richieste alle forze politiche soprattutto per chi sarà chiamato a formare il nuovo Esecutivo. Sono due piattaforme che ripercorrono i temi più cari alle forze sindacali declinati in 10 punti nella piattaforma della Cgil e in 12 temi nella agenda Cisl per il nuovo Governo.

La piattaforma della Cgil, titolata “Ascoltate il lavoro”, è per larga parte un elenco di posizioni rivendicative. Sono per lo più proposte secche, senza articolare modalità attuative e che richiamano spesso le posizioni identitarie di questo sindacato. Il documento inizia infatti da tutelare e aumentare il potere d’acquisto dei salari senza avanzare proposte sul come farlo. Non viene richiamata la necessità di aumento della produttività, né si sposa l’idea del taglio del cuneo fiscale.

L’impressione è che ci si affidi a interventi legislativi con blocchi dei prezzi, tetto alle bollette e politiche redistributive da maggiori tasse su extraprofitti e recupero di evasione. Si esprime la netta contrarietà alla flat tax. Si Propone un salario minimo legato al trattamento complessivo dei contratti insieme a una legislazione sulla rappresentanza sindacale.

Per quanto riguarda le tutele del lavoro, il documento propone un unico contratto di ingresso al lavoro con contenuto formativo e contro la precarizzazione del lavoro è per il superamento del Jobs Act e per l’abolizione delle tipologie di lavoro precario e sottopagato. Rilancia l’idea della riduzione dell’orario di lavoro e di usare finanziamenti e contributi pubblici per condizionare le aziende alla stabilità dell’occupazione.

Su temi caldi del dibattito elettorale la Cgil si schiera con posizioni “giallo-rosse”. Sì al Reddito di cittadinanza, no all’autonomia differenziata, integrazione e diritti civili per gli immigrati e piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni nella Pa. Rilievo è dato alla filiera salute ed educazione. Il tema, però, sembra più un richiamo a che siano difesi i servizi pubblici, intesi come statali, più che lo sviluppo di una rete di servizi che metta al centro il bisogno del cittadino.

Anche sulle pensioni il superamento della Fornero e uscita flessibile dai 62 anni o con 41 anni di contributi riprende posizioni dei partiti più populisti. Ulteriori temi sono quelli del rafforzamento della vigilanza e della formazione per la sicurezza sui luoghi di lavoro e contro le infiltrazioni mafiose nei gangli dell’economia.

Gli investimenti sono richiamati contro gli squilibri territoriali e per supportare l’apparato produttivo nella transizione digitale e ambientale. La sigla Pnrr non compare nel testo della piattaforma.

Il documento della Cisl, “Ripartire, insieme”, già nella premessa avanza obiettivi differenti. La piattaforma del Pnrr è la base da cui partire per rinnovare le politiche europee e favorire uno sviluppo che annulli le diseguaglianze vecchie e nuove che caratterizzano il nostro Paese. Il sindacato si candida a esercitare il proprio ruolo, ma chiama tutti i corpi intermedi a partecipare alla nuova agenda sociale per segnare una via di rafforzamento della democrazia, dello sviluppo e della coesione sociale.

Per quanto riguarda i punti in comune fra i due documenti, anche la Cisl pone il tema salariale legandolo alla capacità contrattuale per una nuova politica dei redditi. Ne escono proposte articolate sia nella difesa degli adeguamenti all’inflazione, sia attraverso la detassazione degli incrementi legati alla produttività. Il ruolo centrale della capacità di contrattazione del sindacato viene visto come fattore generativo di nuovi equilibri sia aziendali che territoriali. E ciò passa attraverso la crescita della contrattazione di secondo livello. L’impegno più importante richiesto allo Stato diventa quello della lotta al lavoro nero o sommerso. Gioca un ruolo di dumping pesante perché coinvolge un numero impressionante di lavoratori.

Per quanto riguarda il sistema dei servizi pubblici, sanità scuola ricerca, la piattaforma li inserisce dopo la sottolineatura di un rilancio di tutta la Pa che deve innovarsi, avviare un processo di semplificazione e sburocratizzazione che riporti al centro il cittadino. Il superamento delle forti differenze territoriali richiedono impegno, valorizzazione dei lavoratori e una governance territoriale che assicuri ovunque i migliori livelli di prestazione.

Richiamando metodo e contenuto del Pnrr si sottolinea l’importanza di una nuova politica industriale, la necessità di procedere negli investimenti in infrastrutture per la mobilita (strade, treni, porti e aeroporti e si cita anche il ponte sullo Stretto) e per un forte piano di case popolari.

L’attenzione per un nuovo piano energetico che punti, assieme ai partners europei, all’autonomia dai fornitori canaglia si sposa con le richieste di una politica di sostenibilità ambientale che sia di valorizzazione delle risorse naturali del Paese.

Ho lasciato per ultimi i punti che più differenziano la piattaforma Cisl dal taglio rivendicativo del documento Cgil. Se dovessimo seguire la moda sloganistica di questo periodo dovremmo dire che qui si chiede di completare il Jobs Act alla luce dei cambiamenti nel frattempo avvenuti. La scelta di fondo è ben descritta e si tratta di superare le sole tutele sul posto di lavoro per passare alle tutele nel mercato del lavoro. È in questo contesto che è possibile, saldando Gol con il programma di formazione generalizzato, gestire le transizioni lavorative potenziando l’occupabilità e l’occupazione dei lavoratori e dei disoccupati interessati dai processi di cambiamento. È l’universalizzazione di politiche attive dopo un periodo di politiche passive che creavano un dualismo profondo fra tutelati e non. Si rilancia la proposta di Marco Biagi per uno “Statuto della persona nel mercato del lavoro”. È una sede di confronto permanente e non uno schema fissato una volta per tutte.

Quest’ultimo punto apre all’altra profonda differenza che è contenuta nel rilancio della partecipazione dei lavoratori come orizzonte strategico. È partecipazione all’organizzazione del lavoro e anche alla codeterminazione delle scelte aziendali ed economiche. Si avanzano proposte perché si apra un processo che porti a incentivare forme partecipative di vario tipo.

Ciò però segna una differenza profonda dalla cultura rivendicativa e conflittuale che ha caratterizzato altre stagioni sindacali. Il dialogo sociale, la proposta di unità di fronte alle difficoltà che assillano il Paese, non può essere un semplice confronto di posizioni, deve diventare un confronto dove tutti sono coinvolti nelle decisioni con la disponibilità, dove necessario, ad assumersi direttamente responsabilità nell’attuazione delle misure decise.

Ne escono due ipotesi di fare sindacato, ma anche due modi di affrontare le prossime sfide e di far crescere la partecipazione dei corpi intermedi a un patto per lo sviluppo indispensabile per il Paese.

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