SITI UNESCO/ Quel patrimonio italiano di 52 leve che spingono turismo e Pil

- Alberto Beggiolini

L’Italia con 52 “Patrimoni dell’Umanità” ospita il maggior numero di siti Unesco. Un brand in grado di alimentare il turismo culturale e la crescita economica. A Verona li metterà in vetrina

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Giotto, Ascensione (1303-05), Cappella degli Scrovegni, "Patrimonio mondiale dell'umanità"

L’Italia ospita il maggior numero di patrimoni dell’umanità del mondo: 52 dentro i confini nazionali, e altri 6 in condivisione. Non è una sorpresa, non per niente il nostro è davvero il Belpaese.

La convenzione Unesco sulla definizione di “patrimonio mondiale” risale esattamente a cinquant’anni fa, a quel 16 novembre 1972 quando si stabilì la protezione del Patrimonio Mondiale, approvata dalla conferenza generale dell’Unesco a Parigi.

Adesso, per la tredicesima edizione del World Tourism Event, la sede prescelta è Verona, dove giovedì prossimo, 15 settembre, si terrà la cerimonia di inaugurazione alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni locali e degli organizzatori del Wte. Nella tre giorni Wte si svolgerà la Borsa internazionale tra operatori del turismo, osmosi tra strutture ricettive, enti del turismo, istituzioni, agenzie e tour operator, organizzata in collaborazione con Enit.

Ma il salone sarà soprattutto una vetrina offerta al pubblico sui siti Unesco italiani e di altri Paesi del mondo, nell’ampio spazio espositivo in cui sarà possibile avere informazioni e proposte di viaggio.

Al Wte parteciperanno a Verona 70 tour operator specializzati, provenienti da Francia, Spagna, Olanda, Belgio, Germania, Austria, Gran Bretagna, Svizzera, Stati Uniti e Israele, oltre ovviamente dall’Italia.

Nella prima giornata i buyer parteciperanno al workshop b2b organizzato dal Wte. Ottanta i beni patrimonio mondiale presenti nell’area espositiva del Salone, aperta a ingresso gratuito tutti e tre i giorni. Tra questi anche i beni Patrimonio mondiale della Regione Veneto, del Lazio, della Sicilia, del Friuli-Venezia Giulia, del Piemonte, della Campania, delle Marche e della Toscana, il Parco dell’Aspromonte, quindi, Roma, Assisi, Ferrara, Brescia, Cremona, Ravenna, Urbino, Napoli, Barumini, e dall’estero Gran Canaria, Malta, Romania, Cuba, Giordania, San Marino.

Ma il Wte sarà anche occasione di riflessione e confronto, a livello mondiale, sulla tutela del patrimonio culturale e naturale Unesco, sulla sua valorizzazione, e in generale sul turismo responsabile e il ruolo del brand Unesco per la promozione e la conservazione di territori e tradizioni. In quest’ottica, l’edizione veronese del Wte sarà uno dei primi appuntamenti dedicati alla ricorrenza, con un programma scientifico ricco di approfondimenti su diverse tematiche legate al Patrimonio mondiale.

Dalle incisioni rupestri della Val Camonica, in provincia di Brescia, ammessi ai Patrimoni Unesco nel 1979, fino all’Urbs Picta, i cicli di affreschi  del XIV secolo  di Padova, a Montecatini Terme e i portici di Bologna, tutti ammessi nel 2021, la bella storia dei siti Unesco in Italia ha segnato nel corso di questi anni (il nostro Paese è divenuto parte contraente della convenzione solo nel 1978) una mappa delle ricchezze naturali e culturali più importanti (in testa la Lombardia, con dieci siti; al secondo posto il Veneto, con nove), la World Heritage List, la lista dei siti considerati Patrimonio dell’umanità.

Non si tratta di un semplice elenco di bellezze: un bene è considerato di eccezionale valore universale solo se soddisfa condizioni di integrità e autenticità, così come definite nelle linee guida Unesco. Non solo: dev’essere anche dotato di un adeguato sistema di tutela e di gestione che ne garantisca la salvaguardia. Tutto questo implica anche altre benefiche conseguenze: essere “patrimonio Unesco” è infatti una potente leva di attrazione turistica.

Ma lo scambio di sinergie è duplice: il turismo diventa al tempo stesso protagonista nella protezione e valorizzazione di tali siti. In maggior parte, i siti patrimonio Unesco sono già o diventano anche importanti mete turistiche, alimentando quel turismo culturale che sempre più sta diventando un segmento fondamentale del travel, in un mix che mescola leisure con commitment.

Il brand Unesco, insomma, è una sorta di certificazione internazionale più forte di qualsiasi campagna promozionale, un timbro che garantisce visibilità, mantenimento dell’identità dei siti, e promuove un flusso di arrivi consapevole e attento alla conservazione dei beni culturali. Una dimostrazione definitiva della possibilità di interazione tra turismo, crescita economica e conservazione del patrimonio.

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