SLITTA IL PROCESSO PALAMARA/ Cimini: rinviano per evitare una spazzatura più grande

- int. Frank Cimini

Appena cominciato, il processo disciplinare a carico di Luca Palamara è stato rinviato al prossimo 15 settembre. “In modo che non parli”, dice Frank Cimini

Luca Palamara
Luca Palamara (LaPresse)

Appena cominciato il processo disciplinare a carico di Luca Palamara, del parlamentare renziano e magistrato in aspettativa Cosimo Ferri e dei 5 ex consiglieri del Csm coinvolti nello scandalo sulle nomine dei vertici delle principali procure italiane, è stato rinviato al prossimo 15 settembre. Il motivo? Il difensore di Palamara, il consigliere di Cassazione Stefano Guizzi, è stato trattenuto alla Suprema corte da un precedente processo civile. Ma soprattutto Palamara ha chiesto la ricusazione di Piercamillo Davigo, “chiamato a giudicare ma anche inserito nella lista dei testimoni e pure presente nella commissione disciplinare. Tre ruoli contemporaneamente, una cosa assurda” ci ha detto in questa intervista Frank Cimini, storico cronista di giudiziaria dai tempi di Mani Pulite. Davigo, ovviamente, ha rifiutato di dimettersi. Un rinvio, ci ha detto ancora, “che si spiega con il tentativo di affossare il processo stesso, che altrimenti farebbe venir fuori altra spazzatura sulla magistratura, cosa che si vuole evitare”.

Come legge questa decisione di immediato rinvio?

È una decisione molto strumentale, il processo potevano benissimo avviarlo.

Perché?

Il legittimo impedimento dell’avvocato di Palamara era riferito solo alla giornata di ieri e sulla ricusazione di Davigo si poteva decidere ad horas, in poco tempo. Invece rinviano perché in questo momento non possono permettersi di buttarsi addosso altra spazzatura come sarebbe inevitabile.  Secondo me è un processo che non si farà mai, perché la magistratura non può processare se stessa; ne prendiamo atto.

La storia è complicata: chiariamo il ruolo di Davigo in questo processo. Ha rifiutato di dimettersi come è stato chiesto.

In questo processo ha tre ruoli: è uno di quelli che accusa, è nella commissione disciplinare che deve giudicare ed è uno dei testimoni. Una cosa assurda, avrebbe dovuto astenersi. Secondo me sono obbligati a ricusarlo, non può avere tre ruoli. Chi giudica deve apparire indipendente, come fa Davigo ad apparire indipendente? Solo tecnicamente è una cosa che non sta in piedi.

Davigo rappresenta un modo di fare onnipotente che ha danneggiato la magistratura. Che ne pensa?

Sì, ma non è solo la sua corrente a fare così. Tutti ieri sono stati d’accordo a rinviare. Il mio sospetto è che così avranno tempo per trattare. Il mercato delle vacche continua.

Come pensa andrà avanti questa processo?

Cercheranno di salvare capra e cavoli. Vogliono trovare il modo per non espellere Palamara in modo che dica meno di quello che vuole dire. Qui si tratta di salvare l’immagine della magistratura… con quello che è venuto fuori e quello che potrebbe venir fuori dall’inchiesta di Perugia, dove il pm aveva avvertito gli agenti di polizia giudiziaria in caso si fossero verificati incontri con parlamentari di non registrare e invece lo hanno fatto. Sia il disciplinare a Palamara che l’inchiesta di Perugia rimandano tutti alla stessa cosa, il problema della magistratura.

Ha anche lei l’impressione che la stampa dia poca importanza al caso?

Per due mesi adesso i giornali non ne parleranno. La notizia del rinvio l’hanno messa in poche righe. I giornali sono complici, c’è un rapporto di collusione, di osmosi con la magistratura perché pigliano le notizie dalle procure.

E la politica?

I politici sono ricattabili, non dicono niente. Anche Forza Italia che su questa vicenda avrebbe terreno fertile, sta zitta. La politica è la grande assente, avrebbe modo di agire ma non lo fa perché le conviene. Ma un’azione incisiva sarebbe importante.

E l’opinione pubblica da che parte sta?

La maggior parte delle persone un po’ è indifferente, un po’ è rassegnata e molti hanno altri problemi, problemi economici. Sta per arrivare la più grande batosta economica del dopoguerra. Hanno rinviato il processo perché la maggior parte della gente se ne frega.

(Paolo Vites)

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